Il caos calmo del cinema italiano

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Caos calmo

Un’immagine da Caos Calmo

Sono tante le cose che mi fanno innervosire: la sabbia che si attacca alle infradito e ai piedi quando si va al mare, la gente che urla, i posti affollati, l’ignoranza. L’ignoranza della gente che urla sulla spiaggia affollata. A questo si aggiungono i pseudo-cinefili che denigrano la produzione italiana limitandola ai discutibili “cinepanettoni” e che innalzano la tonalità della voce di un’ottava per pronunciare un interrogativo “Come?” con tanto di vocale finale perpetua se gli si fa notare l’esistenza di pellicole come Caos Calmo.

Perché, per quanto lo adori, è il tipico film che andrei a vedere al cinema da sola, uno di quelli dove in sala, mentre si sta accucciati nella poltrona con gli occhi lucidi dall’estasi pensando a quanto la fotografia sia semplice ma adatta nel contesto in cui è inserita e la colonna sonora perfetta per l’atmosfera, la gente dorme, sbadiglia. Qualcuno pomicia, ché tanto andare al cinema era solo un pretesto per spalmarsi sulla faccia del partner, nemmeno sanno cosa si sta proiettando. Una specie di parallelismo: la propria seduta diventa come quella del protagonista – Pietro, interpretato da Nanni Moretti – e la visione diventa quasi un voyeurismo psicologico: si spia la sua vita e si ci insinua nella sua mente, si ascoltano i suoi pensieri. A pensarci bene, questo è proprio un film che va visto da soli. È così introspettivo che ci farebbe sentire isolati anche in compagnia, ad ogni modo.

L’antitesi nel titolo non è la sola del film, che si apre con la scena di Pietro che salva due donne dall’annegamento insieme al fratello Carlo – Alessandro Gassman – senza ricevere un encomio, un gesto di gratitudine. Tornato a casa scopre della morte di sua moglie in un incidente domestico. Pietro è un padre solo, con una figlia piccola, che non sa come far coesistere la vita professionale e quella genitoriale. È un vedovo immerso nella placida atmosfera del sostegno generale, sommerso dalla solidarietà e dall’aiuto, ma che esplode dentro. Questo è il suo caos calmo, un’apparente tranquillità che nasconde la più drammatica incertezza, la paura di sbagliare, di non essere un buon padre. Rimane ogni giorno ad aspettare la figlia fuori scuola e ripercorre la sua vita elencando con quali compagnie aeree ha volato, in quali case ha vissuto, cosa non sapeva di sua moglie Lara, ciò che non riesce a guardare, i posti dove non tornerà. Sembrerà infinito il tempo che gli servirà per capire che ad ogni modo andrà avanti, che ha bisogno di tornare a vivere. Vedremo le stagioni cambiare, i personaggi alternarsi accanto al protagonista mentre lui, il perno della vicenda, rimane fermo e non solo fisicamente: è un’immobilità psicologica, che lo trattiene al suo passato ma di cui alla fine riuscirà a liberarsi.

Caos calmo

Un film di respiro internazionale, con i Radiohead nella colonna sonora, un favoloso Nanni Moretti che recita (anche) in francese, una candidatura al Festival di Berlino e il cammeo di Roman Polanski, insieme a un Alessandro Gassman perfetto nel suo ruolo, una stupenda Valeria Golino (da vedere assolutamente in La guerra di Mario e La kriptonite nella borsa), con il suo personaggio misterioso, portatore dei segreti inaccessibili di Lara, e Kasia Smutniak, che non parla mai, osserva Pietro ogni mattina, mentre porta a passeggio il cane, limitandosi a salutarlo, come spesso succede nella vita reale (almeno, prima degli ultimi dieci minuti della pellicola). Curiosità taciute, possibili conoscenze mai fatte, amori mai nati. È un cinema vero, fatto di dubbi reali, di personaggi pensanti e storie di vite complesse, silenzi che celano segreti inespressi. La calma, appunto, che nasconde un gran caos.

Attenzione, non è un film per perbenisti! Sentirete Nanni Moretti prestare la sua voce alle bestemmie del cattolicissimo personaggio di Silvio Orlando, vedrete Pietro e Carlo fumare oppio e il protagonista coinvolto in una scena di sesso esplicito-ma-neanche-troppo con Isabella Ferrari. Quanto scandalo, che orrore (ma anche no). Riguardo quest’ultima, molti maligni si sono espressi: c’è chi pensa che sia squallida — vi dicevo, i perbenisti — e chi crede sia stato solo un modo per far parlare del film. Personalmente penso sia semplicemente un mezzo per rendere integralmente il realismo del film. Bisogna riportare ogni aspetto della vita, non trascurare nemmeno un dettaglio e anche questo — le nostre perversioni, il desiderio meramente fisico — fa parte di essa. È una storia di apparente leggerezza, ma in realtà molto complessa e censurare quella o altre scene avrebbe creato un vuoto narrativo e di significato incolmabile. Quella bestemmia è la rabbia di un lavoratore che si sente privato dei suoi diritti, l’oppio è un mezzo per giustificare un momento di estrema sincerità e confidenza e il sesso è un impulso naturale che è stato reso con estremo realismo e in cui lo spettatore risulta particolarmente coinvolto, grazie anche alla sapiente scelta registica di usare un’inquadratura dall’esterno dell’abitazione, che spia i due amanti dalla finestra e ci fa sentire tutti un po’ guardoni.

Ora, per ripartire da zero, sono tante le cose che mi fanno innervosire: il gelato che cola, quando mi dicono di mangiare più velocemente, chi non si fa gli affari suoi, i giudizi. Chi non si fa gli affari suoi giudicandomi mentre mangio lentamente il gelato che cola. Non so di preciso quante sono, più ci penso e più la lista si allunga, ma tra i vari punti dell’elenco sono sicura che questo film non entrerà mai.

Assolutamente consigliato, specialmente a due categorie: chi ama il cinema italiano e chi lo odia a prescindere. Ai primi perché se non l’avete già visto vi piacerà, ai secondi perché così cambierete opinione.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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