Storia di una ladra di libri: la seconda guerra mondiale vista dagli occhi di una bambina tedesca

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Storia di una ladra di libriATTENZIONE: contiene spoiler.

«Un piccolo dato di fatto. Voi morirete. Un consiglio: non fatevi prendere dal panico, quando succederà». Inquietante, ma incredibilmente vera, la frase che apre “Storia di una ladra di libri” (The Book Thief). Quando mi capitò il trailer sull’homepage di Facebook, qualche mese fa, non avrei mai creduto potesse trattarsi di un film sulla seconda guerra mondiale. Informandomi un po’, venni a sapere che è tratto da un libro, La bambina che salvava i libri di Markus Zusak.

Wikipedia annunciava l’uscita del lungometraggio per il 13 febbraio. A libro terminato mancava una manciata di giorni all’uscita del film. Controllo di nuovo sull’impeccabile enciclopedia virtuale e, con mia grande delusione, scopro che la distribuzione nelle sale italiane è stata posticipata al 10 Aprile. Dopo aver fissato a lungo lo schermo assumendo in tutto e per tutto l’espressione del meme ARE YOU FUCKING KIDDING ME, ho deciso di sacrificare la bellezza del film visto al cinema per l’altrettanto meravigliosa soddisfazione di guardarlo in lingua originale. Non aspettatevi che questo sia uno di quei film che vi donano angoscia dall’inizio alla fine, che vi riempie quella strana sensazione che solamente i film sulla seconda guerra mondiale possono lasciarvi. Tuttavia, non pensate nemmeno che questo sia un film leggero, stupido, di secondo rango solo perché non vi fa tremare tutto il tempo. Anzi, devo ammettere che ho sorriso spesso.

Il narratore della vicenda è lo stesso del libro. Qui udiamo una voce calma, profonda e quasi rassicurante. È la voce della Morte, che solitamente non si aggira mai tra i vivi, ma che questa volta rimane tanto incuriosita da Liesel. Immaginatevi una bambina bionda, con due occhi grandi e vivi. Al contrario di quanto potreste aspettarvi, la protagonista non è ebrea. È tedesca. Sua madre è una comunista, quindi non può permettersi di crescere sua figlia e la affida, insieme a suo fratello, a Rosa e Hans Hubermann, due coniugi che hanno bisogno di assegni familiari per sopravvivere. Tuttavia, solo la ragazzina arriverà in casa Hubermann sana e salva: suo fratello muore durante il viaggio. «Gesso, lavagna, nome.», ma Liesel Meminger firma con tre X e viene presa di mira da tutti i compagni di classe. «Stupida! Stupida! Stupida!». Liesel non è stupida, ma non sa né leggere, né scrivere. Sarà Hans Hubermann, padre dolcissimo ed un incredibile fisarmonicista, a guidarla attraverso le parole.

Nonostante la cattiveria di alcuni coetanei, Liesel riesce a farsi degli amici, in particolare Rudy, un ragazzino coi capelli color limone e lo sguardo vivo, che ama correre e vorrebbe diventare come Jesse Owens, “l’uomo più veloce del mondo”. Ma quando si coprirà di catrame, per sembrare nero come il suo idolo, il padre lo richiamerà. «Non puoi andare in giro coperto di nero!» «Perché?» «Perché non vuoi essere come i neri.». Palese è l’opposizione tra l’ingenuità dei bambini, privi di malignità, che accettano il diverso, e la cattiveria degli adulti, pieni di pregiudizi.

Storia di una ladra di libri

Si tratta di un contrasto evidente anche in una scena che costituisce uno dei momenti di maggiore intensità, in cui gli abitanti della città sono invitati ad una fiaccolata capeggiata dal sindaco. Il primo cittadino inizia un discorso che inneggia alla fine dei plutocrati, che esalta Hitler e le sue idee, che si concentra su «l’educazione, il teatro, i film, la letteratura, la stampa», che «sono ciò che forgiano l’identità della nostra nazione». Pertanto tutti i libri considerati nocivi per l’integrità morale dello stato vengono bruciati. Qui Liesel ruberà il suo primo libro, ancora cocente, che nasconderà sotto la giacca. Il calore eccessivo non fermerà la sua voglia di leggere. I libri successivi saranno rubati dalla casa della moglie del sindaco, con cui stringerà un’importante complicità.

In questa scena notiamo l’assurda felicità dei partecipanti della fiaccolata, la stessa che li contraddistingue quando vengono a sapere della guerra che dovranno combattere. Il modo sicuro e convinto in cui esclamano “Ja!” accettando le idee malsane dello sgarbato ometto che manipola le loro menti. I bambini sorridono, con il riflesso delle fiamme negli occhi, mentre osservano tutto ciò che si muove intorno a loro, animati da una sorta di allegria nel trovarsi in ciò che per loro sembra quasi una festa, una sana aggregazione di persone pronte a condividere gli ideali della più totale pazzia che il nostro mondo abbia mai conosciuto. Qualcuno piange, qualcuno è seriamente infervorato dalle parole del sindaco, che decreta “la fine dei comunisti e degli ebrei”, e qui il sorriso di Liesel si spegne. Sì, perché sua madre era comunista, perché l’uomo che improvvisamente si ritrova a casa sua, è un ebreo. Max, figlio dell’uomo che ha salvato la vita ad Hans Hubermann durante la prima guerra mondiale. Max che ha dovuto abbandonare sua madre, sentendosi in colpa per aver avuto la possibilità di salvarsi e adesso è nascosto in soffitta. «Potresti descrivere il giorno per me?» e la ladra di libri guarda fuori dalla finestra, in un’inquadratura che lascia respiro all’ immaginazione attraverso lo spazio, che ti fa venir voglia di entrare nella scena solo per vedere il sole che Liesel descrive come «un’ostrica d’argento».

Nonostante non sia totalmente fedele al libro, specialmente nella seconda parte, vale la pena vederlo. Tuttavia, vi consiglio vivamente anche il libro. Personalmente, credo che potrebbe essere una buona alternativa da presentare nelle scuole, specialmente tra i più giovani.
È sicuramente una prospettiva innovativa, che non scarseggia di significati come accade in altri film che, volendosi separare dal solito modo di trattare lungometraggi sulla seconda guerra mondiale, finiscono per allontanarsi così tanto da non averci più nulla a che fare, (come, per esempio, succede in Anita B.).

Liesel ha una mentalità aperta, curiosa, è una ragazzina abbastanza sveglia da capire che ciò che gli adulti stanno facendo non ha alcun senso. Non pretende di cambiare il mondo, ma ha la consapevolezza che il mondo debba essere cambiato. È un personaggio in continua evoluzione che, con il suo coraggio e la sua determinazione, riuscirà a sorprenderci.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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