Scrivo della mia coetanea che ha vinto due Grammy

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LordeIl 7 novembre 1996 nasce in Nuova Zelanda Ella Maria. Un mese e cinque giorni dopo in Italia nasco io, Lucia. A tredici anni Ella prende il nome fittizio di Lorde e firma un contratto con la Universal. Alla stessa età, il mio nome rimane invariato e sono al culmine della mia improduttività. Oggi io e Lorde abbiamo diciassette anni: lei ha vinto due Grammy, intanto io scrivo di lei sul mio blog. Con questo non voglio mettere in evidenza la noiosa ordinarietà della mia esistenza, bensì far notare che quella della giovane cantautrice non è stata certamente delle più comuni. Il Times la classifica tra gli adolescenti più influenti al mondo, insieme a Malia Obama e (addirittura) Malala Yousafzai. Signori e signore, vi presento uno dei migliori esordi di sempre.

Per chi non la conoscesse (ma dove avete vissuto finora?) lei è l’autrice di Royals, probabilmente la canzone più odiata del 2013. L’abbiamo sentita nelle pubblicità, in radio, nei negozi, in palestra, al supermercato, nelle case di riposo, in chiesa e in cima all’Himalaya. È stata ovunque, per la mia (e solo mia) gioia. Non è la solita scontata hit pop, anzi: il testo è una critica diretta alle ripetitive canzonette che esaltano il lusso e la sregolatezza della fama. «But every song’s like gold teeth, grey goose, trippin’ in the bathroom, blood stains, ball gowns, trashin’ the hotel room, we don’t care […] It don’t run in our blood, That kind of luxe just ain’t for us.» (Tutte le canzoni parlano di denti d’oro, vodka, farsi in bagno, macchie di sangue, abiti da ballo, distruggere le camere d’hotel, ma a noi non importa. Non scorre nel nostro sangue. Questo tipo di lusso non fa per noi).

Due delle canzoni che più mi hanno convinta delle capacità della giovane cantautrice sono Bravado White Teeth Teens ed entrambe per lo stesso motivo: una ritmica curatissima e incisiva. La prima traccia è contenuta nel suo meno conosciuto EP d’esordio, The Love Club, valido tanto quanto l’album Pure Heroine. Non sono però da meno i brani dalle più nette influenze elettroniche come il singolo Tennis Court.

Esatto, Royals non è stato l’unico brano estratto dall’album. Eppure quest’ultimo conta su Youtube centinaia di migliaia di visualizzazioni in più rispetto ai video successivamente pubblicati, che però non sono affatto di minore fattura. Questo è dovuto principalmente alla forte attenzione data al brano, che è emerso pur non avendo ricevuto particolari sponsorizzazioni e che le ha assicurato un’ottima pubblicità. Insomma, non sappiamo come la canzone sia riuscita a ottenere tanta visibilità, ma conosciamo sicuramente il perché, coscienti del fatto che è quella dalle più nette sonorità pop della sua discografia.

lorde

Cosa rende la diciassettene neozelandese unica? È difficile rispondere brevemente alla domanda. Prima di tutto, è (artisticamente e non) un’anticonformista. Il suo è un pop maturo ed eclettico, soprattutto minimale. Lo stesso Elton John si è complimentato con Lorde per questo aspetto. Una semplicità mai banale. I testi sono curati e significativi, scritti tutti esclusivamente dalla ragazza. Si pone sul palco con una spontaneità che risulta quasi goffa, i live sono vocalmente fedeli alle registrazioni in studio (che di questi tempi non va dato per scontato) e il suo timbro è unico e caratteristico. In una sola parola, è un’artista. Tutto questo — alla sua giovane età — le è valso quattro nomination ai Grammy Awards e la vittoria in due delle categorie in cui era in gara. Anche David Bowie si è positivamente espresso sulla ragazza e ha avuto l’occasione di parlarle personalmente. Lorde così racconta l’esperienza a rockol.it: «Che una persona come lui ti dica che ascoltare te è come ascoltare il domani mi ha fatto sentire come se potessi morire in quel momento, dal punto di vista creativo, ed essere felice per l’eternità. Non ho mai raccontato a nessuno quell’esperienza perché per me è una cosa estremamente significativa e pensavo che se ne avessi parlato in continuazione ai giornali sarebbe stata banalizzata. È la mia cosa speciale, ed è stato fighissimo. Per qualche ragione ci siamo messi a parlare tenendoci per mano e guardandoci negli occhi. E intanto ero lì a dirmi che quella era la mano di David Bowie, e a chiedermi costa stessi facendo. Una follia, e un momento bellissimo».

La ragazza non è rimasta immune alle aspre critiche del web. Non ha paura di esprimere il suo parere sulle più note colleghe onestamente, cosa che l’ha portata a scontrarsi con i fan delle sue celebri “vittime”. Eppure basterebbe munirsi di un briciolo di obiettività per notare che le sue argomentazioni sono fondatissime e per niente offensive, come spesso è stato detto. Su questo lato critico del carattere dell’artista molti hanno romanzato: sono stati riportati commenti mai pronunciati, esagerati e capovolti altri. Le conseguenze non sono state da poco. Nessuno ha perso l’occasione per rinfacciarle di non essere lo stereotipo di bellezza convenzionale, aggiungendo commenti (immaturi) di natura sessista, altri rivolti alle sue movenze sul palco, altri ancora perfino all’aspetto fisico del suo ragazzo. Praticamente un attacco su tutti i fronti, prova del fatto che ormai Lorde ha raggiunto la vetta del successo, su cui mi auguro resterà il più a lungo possibile.

Lo ammetto, non mi sono mai trovata in disaccordo con lei. Se poi aggiungiamo anche che cita tra i suoi artisti preferiti lo stesso David Bowie, James Blake, i Massive Attack, i Bon Iver e i Talking Heads e che si dichiara femminista, la mia convinzione che se solo ci conoscessimo saremmo grandi amiche si accresce ancora di più. A questo proposito, segnalo la sua esibizione al Rock & Roll Hall of Fame sulle note di All apologies dei Nirvana, durante la serata organizzata in memoria di Kurt Cobain. Insomma, questa ragazza è riuscita a ridurmi a uno stato di adorazione totale che mai ho provato per nessuna pop star. Pur essendo estremamente giovane, riesce a fare tesoro di ogni singola influenza artistica, combinandole in uno stile che riesce a essere accessibile, minimale, ma non prevedibile. Vedo in lei una versione contemporanea di Björk. Detto questo, vi invito a non perderla d’occhio.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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