Clara Romita, la musica che diventa necessità

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Clara RomitaContatti: Facebook | Twitter | Soundcloud | Youtube

Umile, disponibile e piena di passione, Clara non è mai scontata. Essenzialmente profonda, silenziosa osservatrice che preferisce dar voce ai suoi pensieri trasformandoli in canzoni: cantare è il suo modo di respirare. Fortemente individualista, ha bisogno di esprimersi «a pieni polmoni e senza neanche un filtro» e ci riesce attraverso la musica. Lasciamo a voi scoprire il resto!

Nella tua bio dici di essere «cresciuta in un ambiente familiare attento alla musica». Figlia di musicisti o semplici appassionati?

Papà è un musicista jazz: suona il sassofono e suonicchia il piano e la chitarra, mentre la mamma ha sempre nutrito un grandissima passione e ci ha educato sin da neonati all’ascolto di Ben Harper, Stevie Wonder, Manu Chao, i Cure, i Police e tanti altri grandi musicisti che ci hanno accompagnato nel corso di tutto il “periodo di formazione”.

Leggiamo anche che hai preso lezioni di pianoforte e batteria, eppure nei tuoi video vediamo solo una bellissima chitarra acustica. A questo punto deduciamo che sia stato tuo padre a tramandarti la passione per lo strumento.

Diciamo che da molto piccola ho approcciato col pianoforte: abbiamo dei video in cui a neanche un anno strimpellavo affascinata in braccio a mio padre e tiravo la testa indietro compiaciuta, infatti mia madre da dietro la telecamera diceva “Segue le orme di Ray Charles”! (ride, ndr) Comunque poi ho iniziato a prendere lezioni verso i sei anni e a undici mi sono comprata una batteria ed è stato amore a prima vista. Con la batteria, però, sono sempre stata autodidatta, così come per la chitarra che è quasi una new entry, dato che ho iniziato a suonarla solo l’anno scorso. Però mi ha preso subito!

A quale genere fanno riferimento i tuoi inediti? Ritieni di essere stata influenzata dagli artisti con cui sei cresciuta?

In realtà questa è una domanda che da un lato temo, perché me la sono sempre posta anch’io e non credo di essere mai riuscita a darmi una risposta precisa. Fondamentalmente immagino che tutto il mio percorso formativo possa aver influito, ma, essendo quest’ultimo veramente ampio (dai Radiohead a Daniele Silvestri, da Bennato a i Sigur Rós), penso che provare ad identificarmi in un genere sia pressoché un’impresa impossibile!

Prima di inoltrarti in questa eclettica esperienza da cantautrice hai avuto una parentesi importante con i Laetitia 39. Con Giulia, altra vocalist del gruppo, sei perfino arrivata alle selezioni di X Factor e un vostro duetto sulle note di Dispari è stato condiviso dagli stessi Marta sui tubi. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché la carriera solista?

Beh, è una domanda lecita, visti i trascorsi! (ride, ndr) Direi che ho fatto tanti progetti di gruppo da una parte perché è capitato e poi perché avevo bisogno di prendere del coraggio per lanciarmi in solo, che poi è il modo in cui mi sono sempre immaginata e quello che ho sempre voluto fare. Lo trovo molto più conforme al mio modo di essere e di vedere la vita: sono fortemente individualista e in più ho necessità di pronunciarmi a pieni polmoni e senza neanche un filtro, visto che nel quotidiano tendo ad osservare sempre e a non commentare quasi mai. In parole povere rischierei di farmi esplodere il cervello, se non scrivessi.Clara Romita

In pratica scrivere è stato un modo per definire la tua identità d’artista ma non solo, riesci ad esprimere con i tuoi testi quello che altrimenti non riusciresti. L’attività da autrice ti ha anche aiutata nel personale?

Scrivere a volte aiuta e a volte frustra, perché sei costretto a fare i conti con te stesso, a quattrocchi, senza che nessuno si metta tra te e i tuoi pensieri; certo, fa comodo avere una valvola di sfogo, ma, per come sono fatta io, in certi momenti mi scuote tanto dovermi esporre a me stessa (che è la persona a cui non posso dire neanche una bugia). Anche perché io scrivo perché ho da dire e non certo perché devo farlo. La musica è comunicare, in realtà tutta l’arte è comunicare e quando la fai senza metterci dentro te stesso, si percepisce immediatamente dal risultato.

Quindi in effetti c’è una ragione particolare per la quale preferisci esprimerti in questo modo. Cosa ti spinge ad agire attraverso l’arte piuttosto che alla condivisione dei tuoi pensieri con chi ti sta intorno?

In verità io condivido i miei pensieri con chi mi fa capire che è possibile discutere di cose che non siano i quattro soliti luoghi comuni – e quindi già non con molta gente (ride, ndr) -, sono i miei sentimenti che non condivido. Penso che si percepisca il mio essere riservata e che quindi si intuisca il motivo per cui ho bisogno di suonare. La musica mi dà respiro e non mi mette nella condizione di dover raccontare balle. Ho bisogno di stare da sola e di sentirmi a mio agio per lasciarmi andare, penso che sia questa la ragione.

Tutto questo ci fa anche comprendere meglio la tua scelta di condurre una carriera da solista. Adesso arriva l’EP! Visto che sei una polistrumentista, registri solo le parti vocali o anche quelle strumentali?

Sì, io suono la chitarra acustica e canto, ovviamente (ride, ndr).

Continuando a parlare del tuo esordio discografico, come sei entrata in contatto con la Workin’ Label?

Tutto è cominciato dopo X Factor: una volta tornata alla “vita quotidiana”, più determinata che mai, mi sono messa a lavoro su nuovi pezzi. Un giorno mia madre mi chiese se avessi voluto parlare con questa sua vecchia amica, che lavorava nell’ambiente musicale da una vita e si era, già da un po’, creata una sua etichetta discografica. Io ero un po’ intimorita, onestamente, perché sapevo che era gente esperta e con una vasta conoscenza musicale e, di fronte a me, che “non ho studiato troppo la materia”, avrebbero potuto mettersi a ridere. Prendendo coraggio gli ho mandato qualcosa di mio e ci siamo visti per parlare. Non mi sembrava vero: l’esito era positivo! Mi dissero che avevo tanto potenziale e che erano interessati a produrmi. Devo ringraziare tantissimo mia madre che ha saputo spingermi verso di loro perché da quel giorno sono entrata in un mondo meraviglioso, ho conosciuto persone meravigliose e fatto cose meravigliose. Ma, soprattutto, ho incontrato qualcuno che crede sinceramente in me, senza secondi fini e roba simile. Era proprio quello di cui avevo bisogno, per cui, be’, non potevo sperare in un’etichetta migliore.

Ma soprattutto non potevi sperare in un blog migliore per essere intervistata!

Esatto!

E allora, visto che ci vogliamo bene ormai, una piccola anteprima per Parte del discorso: ci lasci qualche verso di una tua canzone?

Certo!

“Il vento tra noi deve ancora passare. Facciamo un numero strano, dov’è inusuale tenersi per mano. Siamo fatti di crosta e di mare e non ci troviamo mai, nonostante pensiamo di stare a cercare”.

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