Lùmina, «un messaggio d’amore al fumetto»

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Lùmina è un fumetto creato da Emanuele Tenderini e Linda Cavallini. Il loro è un progetto unico: tra il fantascientifico e il fantasy, è realizzato digitalmente con una tecnica brevettata da Emanuele – denominata Hyperflat – presentandosi come una novità non solo dal punto di vista grafico, ma anche e soprattutto da quello editoriale. In un mercato come quello italiano, che ha paura di rinnovarsi, l’alternativa è autoprodursi. Ecco allora che arriva la campagna di crowdfunding, grazie alla quale è possibile finanziare il loro progetto anche con una donazione minima di €1 e aiutarli nella pubblicazione. Noi lo abbiamo fatto e, nella speranza di veder raggiunto il budget necessario, abbiamo deciso di intervistarli. Siamo sicuri che a lettura terminata non potrete fare a meno di incuriosirvi e partecipare alla campagna. Lasciamo ai due creatori la parola.

Emanuele, hai lavorato in passato alla realizzazione di alcuni numeri di Dylan Dog. Credi che anche Lùmina abbia le potenzialità per diventare un cult?

Certo, Lùmina può diventare un cult perché ha in sé elementi di innovazione e di sperimentazione. Com’è successo per la mia prima pubblicazione 100 Anime, in cui sperimentavamo una tecnica di colorazione nuova ed elaborata, anche in un progetto come Lùmina possiamo assistere allo sviluppo di tecniche, estetiche e narrative, che lo caratterizzano come un progetto di “nuovo respiro”.
Lùmina è un universo complesso, con una filosofia “tecnologica” molto precisa e una personalità fortissima. I personaggi sono studiati nel dettaglio in ogni sfaccettatura del loro carattere, più che pensare a un “fumetto” noi abbiamo immaginato una “realtà alternativa” con le sue regole, le sue dinamiche e i suoi meccanismi e questi sono tutti elementi che concorrono a creare un’immaginazione nuova. In più noi non abbiamo nulla da perdere, ovvero: il pubblico che ci segue e ci seguirà è un pubblico nuovo che si aspetta solo di essere stupito per cui non ci limiteremo a reiterare sempre i soliti meccanismi, ma ogni episodio di Lùmina sarà sempre una continua scoperta.

Linda, tu invece hai avuto esperienze da costumista per una compagnia di danza. Sei tu a occuparti del concept dei personaggi, quindi immaginiamo che anche il loro abbigliamento giochi un ruolo fondamentale nella caratterizzazione.

Certo, studio e creo i miei personaggi a 360 gradi e ovviamente come succede nella realtà, il look corrisponde alla loro personalità ed esprime il “mood” di ciascuno di loro. Nel bene e nel male, eh? Cioè, non è detto che tutti i personaggi vestano con gli abiti che più gli si addicono, alcuni di loro si sentiranno a disagio con il proprio abbigliamento, soprattutto Kite e Miriam, due terrestri, che si troveranno a vestire i panni tradizionali di un mondo e di tribù “aliene”. Ed è questo il bello! Vi faccio un esempio, che per ora ha poco a che fare con il discorso sull’abbigliamento: Kite, per gran parte della storia, avrà il braccio sinistro rotto (dovuto a una caduta durante una gara di parkour) e questo “handicap” gli porterà dei disagi fisici non da poco. Trovo entusiasmante poter raccontare la storia di personaggi che possano vivere e subire la vita proprio come capita a noi. Nei fumetti non deve essere tutto perfetto e tutto equilibrato, sono l’asimmetria e l’imprevisto che creano le situazioni più interessanti!
Vi invito a scoprire quale potrebbe essere il vostro “armadio” ideale su Lùmina!

Quindi una storia dalle atmosfere fantastiche, ma verosimilmente complicata da varie vicissitudini, aspetto che risulta essere in contrasto con l’esponenziale perfezionismo del vostro Hyperflat.

In realtà no, perché anche Hyperflat segue questa filosofia: un risultato apparentemente automatizzato da effetti di Photoshop ma che poi ci si accorge essere, invece, composto da molteplici stratificazioni di colore quasi “frattale”. È sicuramente un gioco di equilibri dove la struttura portante, però, deve funzionare in favore del risultato “puro e semplice”. La complessità quindi è profonda e nascosta, ciò che deve scaturire più di altro è la leggerezza e la gioia di leggere la nostra storia. Lùmina è intrattenimento fantastico, a prescindere da tutti i tecnicismi che usiamo per realizzarlo.

Torniamo a parlare dei personaggi. Ce n’è qualcuno in particolare in cui vi identificate? E poi, siamo curiose: il vostro personaggio preferito e perché.

Ogni personaggi ha un pezzo di noi (soprattutto un pezzo di Linda). Emanuele è molto simile a Nohea: scientifico e razionale. Linda ha la sensibilità di Miriam ma anche l’effervescenza di Shani e lo stile warrior-chic di Juba. Li adoriamo tutti, soprattutto i cattivi, perché li abbiamo studiati talmente in profondità da conoscerli in ogni loro aspetto. Sono nostri amici, ormai, e sono loro più di tutti a sostenere il “peso” della responsabilità verso questo progetto. In ogni caso, il più misterioso di tutti, quello che si distacca dal resto del gruppo assumendo una forma tutta sua e un appeal fuori dal comune, è sicuramente Lu-Ay.

Parlate di Lùmina come una serie a fumetti, ma con questa campagna viene finanziato soltanto il primo volume di circa ottanta pagine. Vi affiderete ancora al crowdfunding per la realizzazione dei sequel?

Lùmina partirà con un “episodio pilota” in due parti. La prima di queste stiamo cercando di produrla con il crowdfunding, ma non è detto che continueremo a usare questo strumento per il “numero 2”. Questo primo esperimento rappresenta una “startup” e poi, a seconda dei dati che raccoglieremo e della risposta che ci arriverà dal pubblico capiremo come continuare. L’obiettivo è arrivare a raccontare queste due parti (autoconclusive) della storia. Se tutto va per il verso giusto poi si svilupperà l’intera serie.

LuminaI risultati ottenuti finora sono sicuramente stati incoraggianti: avete potuto contare sul sostegno di volti noti (o voci, nel caso di Ivo De Palma) come Dario Moccia e Claudio Di Biagio. Un successo che quindi si fonda sulla forza del web.

Sì, ma il web è un’arma a doppio taglio. A noi piace ancora molto relazionarci con la realtà, è per questo che oltre la promozione in rete adoriamo incontrare il nostro pubblico dal vivo. Ora, mentre stiamo rispondendo a questa intervista, per esempio, stiamo tenendo dei workshop e delle presentazioni del progetto tra Palermo e Catania. L’incontro e il confronto diretto, dal vivo, con i lettori dà una sensazione ineguagliabile. il web sicuramente ci semplifica le cose, mai avremmo pensato di poter avere il sostegno di Pegasus (appunto Ivo De Palma) o dei giovanissimi e seguitissimi youtubers. Lo strumento della rete è formidabile: vuoi raggiungere qualcuno? Semplicemente, contattalo e parlaci. Molte altre nostre collaborazioni (per esempio con il compositore musicale Remo Baldi) sono nate da una semplice e onesta mail.

Continuando a parlare del riscontro del progetto: avete reso il fumetto disponibile anche in inglese e in francese. Il pubblico di questi altri due Paesi ha risposto con lo stesso entusiasmo di quello italiano?

Da questo punto di vista ci sono ancora alcuni limiti strutturali. Innanzitutto abbiamo potuto, a malincuore, sperimentare sulla nostra pelle che alcuni social non sono poi cosi “aperti” come si può credere. Ogni Paese è un circuito chiuso e riuscire a scavalcare le frontiere virtuali italiane non è semplicissimo. Inoltre, oltre la diffidenza degli italiani verso gli italiani, stiamo vivendo la diffidenza degli stranieri verso gli italiani (che sfiga oh!). Per carità, ci sono anche grandissimi autori stranieri che ci danno sostegno disinteressato e si fanno coinvolgere dall’entusiasmo verso questo progetto – manco partecipassero anche loro alla rivoluzione “fumettistica” del nostro Paese – tuttavia prima di riuscire a toccare il cuore di certi stranieri bisogna veramente dimostrare di garantire un certo livello di serietà e professionismo. Per fortuna la parola chiave e il fulcro del nostro progetto è “qualità”.

Linda, due persone di particolare generosità saranno ricambiate ricevendo un tuo sketchbook. Uno dei due (teoricamente, se la campagna andrà a buon fine) è già stato ottenuto da un finanziatore. Anche se una tanto cospicua donazione sarebbe di enorme supporto al progetto, non sei un po’ gelosa dei tuoi bozzetti?

Sì, mi hai beccata. Sono molto gelosa dei miei disegni però è anche vero un’altra cosa: l’arte è condivisione e confronto, è un dialogo che instauri tra te stesso, la tua personalità e il lettore che riceve il tuo messaggio. Cosa c’è di più bello che pensare a un tuo fan che possiede la tua arte nella sua forma più pura e originale?

Visto che l’arte è un dialogo, cosa vogliono dire Emanuele e Linda ai loro lettori con questo lavoro innovativo?

Vogliamo dire che noi (io e Linda e gli Italiani in genere) facciamo le cose per bene e amiamo il nostro lavoro e amiamo i nostri lettori e ci sta a cuore il destino del nostro mercato. Sappiamo raccontare e disegnare storie a respiro internazionale, e gli italiani si meritano di poter tornare “grandi” nelle produzioni globali. In tempo di crisi non c’è “contrazione” che tenga: per fare la differenza bisogna impegnarsi dieci volte di più e offrire dei prodotti che siano dieci volte più “potenti”, perché il pubblico bisogna affascinarlo e coinvolgerlo e non trattarlo con distacco. Quindi Lùmina è un messaggio d’amore, che mandiamo ai nostri lettori, al pubblico nuovo che riusciremo a “conquistare” e al fumetto.

Per concludere, quello che tutti vogliono davvero sapere: ma cos’è un Fruff?

(ridono, ndr) Questo lo scoprirete leggendo la storia di Lùmina, non vorrete mica che ve lo spoileriamo così senza ritegno?

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Attualità, cultura e confronto. Parte del discorso vuole rappresentare ogni lettore e renderlo partecipe al dibattito.

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