A Silvia (Pelissero), encomio a una giovane artista

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agnes cecile

Foto da polkadot.it

Immaginate di avere a disposizione una serie di tele candide. Anzi, immaginate di trovarvi di fronte a una parete bianca perfettamente omogenea, su cui non cadono ombre, senza striature né crepe. Intenti a fissarla, inevitabilmente vi sorprenderete a creare soggetti con la mente su quello sfondo vuoto, a fantasticare su come riempire l’enorme spazio immacolato. Allora ecco che prenderanno forma soggetti, pose, colori, sensazioni. In questo grossomodo consiste l’arte della giovane artista che ora andremo a presentare, vivacissime composizioni su asettici sfondi bianchi. Un tributo all’immaginazione, all’introspezione, all’empatia.

Silvia Pelissero è nata nell’ottobre del 1991 ed è rinata come Agnes Cecile – nickname con cui è meglio conosciuta – al terzo anno del liceo artistico, quando il professore Virgilio Mollicone la spronò a sviluppare il suo peculiare stile pittorico. In costante evoluzione, riesce a esprimersi efficacemente sia nei suoi più cupi dipinti in bianco e nero che nelle caratteristiche esplosioni di colori. Diventata famosa per l’uso degli acquerelli, si è dimostrata abile anche nel dripping e nell’integrazione delle forme geometriche ai suoi dipinti. È estremamente nota sul web e ha già allestito diverse mostre e tenuto vari workshop. Alla giovane età di ventitré anni, può essere considerata un’istituzione della pittura.

Quando deviantart la intervista in quanto nota esponente dell’uso dell’acquarello, le sue opere vengono definite come «“esplosioni” o “eruzioni” di colori che colgono nei loro momenti di ignizione un’infinita varietà di ardori: umori, passioni, malinconie, gioie, dolori». Lei infatti replica: «I miei dipinti riguardano le emozioni». Basta guardarli per rendersene subito conto. Ogni dettaglio – titolo dell’opera compreso – contribuisce a delineare l’atmosfera complessiva. Ne è esempio This should be the place, storpiatura (se mi è concessa l’osservazione da patita della musica) di una nota canzone dei Talking Heads. Le tonalità pastello usate danno serenità. Se fosse una foto, potremmo dire che la messa a fuoco è sul capo della ragazza, il centro fisico e ideale del dipinto. È adagiata dolcemente sul petto del ragazzo, che non per forza deve essere un amante, rendendo la composizione di non così univoca interpretazione. Trasmette pace. Questo, appunto, dovrebbe essere il luogo. Qui, dove il soggetto riesce a sentirsi distante dal mondo e vicino a se stesso. Lo stesso raccoglimento fisico rappresentato nel quadro viene trasmesso sul piano emotivo allo spettatore. Inevitabilmente ci si identifica senza troppe difficoltà.

Uno dei miei preferiti in assoluto è My opinion about you. Non interessa a nessuno, ma per mesi è stato lo sfondo del mio cellulare. Detto questo, passiamo al dipinto. È un volto che sembra sciogliersi all’altezza delle labbra, corroso da parole acide, rappresentate con toni accesi che contrastano con il minimalismo del resto del foglio (in questo caso, non si tratta di una tela), che potrebbe altrimenti ridursi a un semplice bianco e nero. Di un’intensità impressionante, colpisce immediatamente per la crudezza dell’immagine. Le fattezze esasperatamente distorte del viso, che è letteralmente colante, evocano immediatamente un senso di inquietudine e angoscia. Anche in questo caso il titolo dell’opera è quantomeno esplicativo: l’opinione aspra del soggetto vuole farsi portatrice di un profondo dissenso. Agnes riesce con un semplice espediente a rappresentare rancore e rabbia, ma anche malinconia.

agnes cecile

In quest’ultimo esempio si nota lievemente l’uso peculiare che fa Elisa della penna, ma ancora più evidente è in Another one (inside the shell), di cui abbiamo anche un video che ne testimonia la creazione. Tratti sottili e apparentemente imprecisi delimitano i colori che appaiono “a macchie”, come a voler mettere in evidenza il personalissimo uso che fa degli acquarelli. Una scelta estetica che contribuisce a rendere i suoi dipinti peculiari e riconoscibili. È impossibile, di fronte a un suo lavoro, non essere in grado di ricondurlo subito a lei, alla sua mano.

Eppure il rapporto di singolare connessione che si crea tra i suoi lavori e lo spettatore è inevitabile anche in assenza delle già citate «“eruzioni” di colori». Quando sceglie di limitarsi al bianco e nero, Agnes fa spesso uso della tecnica del dripping, dando sfogo all’incertezza, realizzando quadri che si trovano sull’orlo dell’astratto. Tra questi c’è burn, burn, burn, trasposizione grafica delle foto di Malcolm Browne del monaco buddista Thich Quang Duc, che si lasciò bruciare per attirare l’attenzione sulle politiche repressive del regime di Diệm. Lei stessa, per descrivere il suo quadro, commenta «Volevo espandere quell’immagine e quel momento; queste linee nere sono un’energia invisibile». Un’energia che sembra seguire il flusso delle fiamme, generatesi dal soggetto, da cui quindi scaturisce un’invisibile – eppure percepibile già dallo scatto – esplosione, che ben rappresentano sul piano emotivo il motivo della protesta. Dalla vampa della foto così come dai filamenti di vernice si coglie la ritrovata libertà del momento catoniano.

Con la stessa tecnica è stato realizzato anche in trouble, she will. È incredibile come, affidandosi alla casualità, riesca comunque a rendere il soggetto tanto comunicativo. Lo sguardo intensissimo comunica forza, si legge negli occhi della donna la volontà di sfidare il presente. La durezza dell’espressione è poi enfatizzata dall’utilizzo del carboncino in un chiaroscuro appena sfumato.

Dimostra altrettanta maestria nell’uso della penna, anche se la scelta di questo strumento è più rara. In water show III, eseguito su un semplicissimo notebook, ne abbiamo dimostrazione. In questo profilo maschile, il chiaroscuro è eseguito con un tratteggio incrociato. Il tratto acquisisce gradualmente spessore dall’alto verso il basso, creando un netto contrasto tra i capelli delicatamente disegnati con tratti sottili e le ombre fitte. Lo sguardo inquisitore è percorso dall’acquerello e ridefinito con l’uso della penna bianca, con cui ha enfatizzato ciglia e contorni.

Agnes Cecile è un’artista accessibile, le sue opere non hanno bisogno di spiegazioni. Gioca con l’empatia e per questo colpisce lo spettatore, anche quello più inesperto: quello che a scuola, durante l’ora di Storia dell’arte, disegnava baffi sui soggetti dei dipinti, quello che a una mostra non ci andrebbe nemmeno sotto tortura. Silvia è sicuramente una persona dalla spiccata sensibilità, attenta ai dettagli e ai piccoli gesti, che poi riporta nelle sue rappresentazioni. È una ragazza che dietro pseudonimo ci racconta in ogni pennellata qualcosa in più di sé. Impossibile rimanerle indifferenti.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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