Prostituzione: regolamentazione o proibizionismo?

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Ebbene sì, è successo. A febbraio di quest’anno qualche spirito pavido ha deciso di rimboccarsi le maniche e presentare un disegno di legge per la regolamentazione della prostituzione. Messi da parte gli schieramenti (e gli imbarazzi dei più bigotti), la proposta della senatrice del PD Maria Spilabotte è stata firmata anche dai colleghi Movimento 5 Stelle Lorenzo Battista e Alessandra Bencini (il primo espulso e la seconda dimessa, il che è tutto dire, ma non siamo qui a parlare del partito grillino) e insospettabilmente da Alessandra Mussolini. Sì, quella di Forza Italia, quella vagamente conservatrice. Se perfino lei è riuscita a superare il tabù del cosiddetto mestiere “più antico al mondo”, cosa impedisce a noi – che non ci facciamo alcun tipo di problema a discutere dei temi più controversi – di chiedere ai nostri lettori un’opinione?

Ed è proprio quello che abbiamo fatto, sperando di raccogliere argomentazioni migliori di quelle di Razzi. Il senatore ha presentato, infatti, il 7 marzo un disegno di legge che ipotizza l’introduzione dell’attività di «operatore di assistenza sessuale», soggette a tassazione e a controlli sanitari periodici (e fin qui tutto bene), non solo a tutela delle prostitute, ma anche per «eliminare l’adescamento in strada, ovvero in luogo pubblico, dei clienti, evitando ai cittadini di dover assistere e far assistere ai propri familiari minorenni sgradevoli visioni notturne e diurne di prostitute vestite in maniera minima e volgare per adescare più facilmente la clientela che, se in automobile, crea anche pericolo al regolare scorrimento del traffico». Un punto di vista piuttosto originale, il suo, che (fortunatamente) non è stato condiviso da nessuna delle persone da noi intervistate, unanimi nel considerare trascurabile l’aspetto della la viabilità.

Ora voi mi chiederete: “Hey, giovane-intelligente-blogger, ma perché è così importante e urgente occuparsi della prostituzione?”. Vi ringrazio per la domanda. Il motivo è molto semplice: c’è un vero e proprio buco legislativo riguardo a questo argomento. L’esercizio della prostituzione non è illegale, lo sono il favoreggiamento e lo sfruttamento. Chi si prostituisce, dunque, per scelta personale si ritrova in una situazione piuttosto controversa, per cui nessuno gli vieta di esercitare la professione e contemporaneamente non viene regolamentata la sua attività, creando di conseguenza un’enorme confusione, specialmente per quanto riguarda la tassazione. Possibile che dopo la chiusura della case di tolleranza – troppo immorali in un paese cattolico – l’argomento sia finito nel dimenticatoio? Quello che abbiamo chiesto a voi, dunque, è: sarebbe meglio passare da un sistema abolizionista a uno proibizionista o regolamentarista?

Un esempio di paese in cui la prostituzione è regolamentata sotto ogni aspetto dalla giurisdizione statale è la Germania. A questo proposito, due dei protagonisti del nostro video sono proprio ragazzi tedeschi, che ci hanno sorpreso dimostrandosi completamente ignari della situazione esemplare nella loro patria. Probabilmente per loro la comparazione della prostituzione a ogni altra professione è scontata o forse non volevano ammettere di aver usufruito del servizio (scherzo, giovani).

Le idee a tal riguardo ci sono sembrate un po’ confuse: chi opta per il divieto ne fa principalmente una questione morale e tira in ballo la “dignità della donna”. La legalizzazione sembra invece la teoria più condivisa – la stessa verso cui tenta di muoversi il nostro governo – e soprattutto quella più razionalmente auspicabile: non criminalizzandola, la prostituzione diverrebbe di conseguenza una libera scelta del sex-worker ed essendo posta al pari delle altre professioni acquisterebbe maggiore dignità e rispetto sul piano morale e culturale. Qui entra in gioco anche il fattore “sessismo”: sarà che la cultura contemporanea si maschera di un femminismo che nei fatti viene a mancare, ma si parla di “dignità” solo nel caso delle donne. La vergogna dello svolgere una professione legata al sesso e al proprio corpo pare essere una prerogativa tutta femminile, ma perché questo? Perché fare della sessualità femminea una reticenza?

A conclusione di questa riflessione, sembra scontato asserire che c’è ancora molto da fare sul piano ideologico quanto su quello politico. Approvare il disegno di legge di Maria Spilabotte sarebbe già un ottimo inizio.

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