Due Venti Contro, le correnti di arte e comunicazione in un unico ciclone

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Due venti contro

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Quando una mente attenta e sensibile incontra la musica, il risultato è il perfetto combinarsi di due correnti che Giacomo Reinero ha voluto definire con il nome di Due venti contro. Interrompendo momentaneamente il suo cammino verso una nuova e definita identità artistica, ci siamo accomodati sul ciglio della strada parlando dei chilometri già percorsi. La nostra chiacchierata ha messo in luce non solo le più che lecite ambizioni di un giovane dalle belle speranze, ma anche la sua incommensurabile voglia di comunicare e confrontarsi con un pubblico non necessariamente accondiscendente, ma questo potete leggerlo da voi.

Sulla tua pagina scrivi di te: “Giacomo Reinero è Due Venti Contro. Da sempre condizionato da quello che c’è sopra la mia testa”. Cosa c’è invece nella tua testa che possiamo ritrovare nella tua musica?

Sicuramente le mie esperienze personali e i miei lati più “forti”. La sofferenza, la difficoltà, il sogno ma soprattutto la speranza che regna sovrana. Inoltre non avendo un “filo comune” che accomuna tutte le mie canzoni emergono i miei differenti (e opposti) gusti musicali.

A proposito della varietà dei tuoi brani, per il tuo primo LP hai lavorato con l’arrangiatore Stefano Casalis, nelle cui passate collaborazioni notiamo una varietà di generi – dal funk al reggae – che ritroviamo nel tuo lavoro. Questo eclettismo è merito del suo contributo o può essere tradotto come una ricerca artistica personale non ancora pienamente maturata?

Entrambe le cose. Ho vissuto la registrazione di questo mio primo album come se fosse l’ultimo, quindi ho inserito veramente di tutto all’interno. È il pregio e il difetto di questo mio primo lavoro: pur rischiando di non dare uno stampo artistico, volevo far notare il più possibile questo mio primo lavoro, con tutti i colori disponibili.

Infatti la tua formazione artistica è molto variegata: hai studiato pianoforte, flauto e trombone, sei passato alla chitarra, poi ti sei unito a una band rock-pop e infine eccoci qua. Hai finalmente trovato stabilità in questo nuovo progetto solista?

Assolutamente sì. Mi sento nel posto giusto, al momento giusto. Sicuramente tutte le esperienze passate mi sono servite e ora occorre correre.

Ricapitolando: un progetto in cui ti esprimi pienamente e che realizza le tue aspirazioni artistiche. Perché allora non dargli il tuo nome? E, soprattutto, qual è il significato di “Due venti contro”?

Io mi chiamo Giacomo, come il nonno che non ho mai conosciuto. Lui era del 1922. Io sono nato il 22 di marzo. Il VentiDue è stato per me un numero sempre presente, nonché importante, qualcosa che ricompare e che mi rappresenta da quando sono bambino. Scavando nella mia memoria, sono risalito a un viaggio fatto nella bella isola sicula. Era presentissima l’immagine dell’Isola delle Due Correnti, a Portopalo di Capo Passero, un posto incredibile. Ragionando sul numero ventidue, giocando con il significato sia numerico che “ventoso”, mi sono immaginato lo scontro (che valuto sempre come qualcosa di positivo) di due venti. Da questo trip mentale esce il mio nome d’arte che è, appunto, Due Venti Contro: un nome al plurale, in onore proprio di quel numero che mi ha sempre fatto sentire in compagnia, non da solo.

Ci incuriosisce sentirti definire lo scontro come qualcosa di positivo, potresti spiegare meglio questo concetto?

Lo scontro, la miscela, la fusione sono concetti che mi piacciono particolarmente e che non reputo negativi. Portare una parte di sé, confrontarla ed eventualmente scontrarla con quella di qualcun altro può essere una cosa molto positiva che personalmente ha in passato incrementato il mio sapere e la mia cultura.Due venti contro

Potremmo definire come “confronto” anche le diverse collaborazioni all’interno dell’album, tra cui quella con Bianco in Respiro. Cosa avete tu e Alberto – artisticamente e magari anche non – in comune? Cosa ha provocato lo scontro dei vostri due venti?

Alberto è una bella persona, le sue produzioni musicali i suoi arrangiamenti mi hanno sempre affascinato e coinvolto molto. In comune c’è che crediamo molto in quello che facciamo e cerchiamo di farlo al meglio. Cosa ha provocato lo scontro dei due venti? Come spesso è successo è stato il caso, legato a una forte volontà. I miei pezzi gli sono piaciuti molto e si è reso disponibile per creare con me una canzone.C’è in progetto di continuare a collaborare, magari nella realizzazione del mio prossimo album.

Questo tuo primo lavoro è autoprodotto: è scelta personale – di integrità contro il mercato “mainstream” – o hai tra le tue aspirazioni quella di attraccare nel grande porto della discografia?

Quella di autoprodursi è una via molto tortuosa, ma che ti lascia massimo spazio e libertà di espressione e decisionale. Ringrazio Musicraiser (che dell’autoproduzione fa bandiera) e le persone che hanno partecipato. Le mie ambizioni sono molto alte, ma sicuramente la libertà nella produzione non deve mancare. «Piacerebbe anche a me vivere di cachet».

Parliamo di una tua canzone, Troppo scuro, che tra l’altro è la sigla dei nostri video. Il testo ha chiari riferimenti sociopolitici, c’è sfiducia, ma anche voglia di cambiamento.

Sì, esatto. Scrissi questo testo giusto un anno prima che Due venti contro nascesse: novembre 2013. È chiaro purtroppo, però, che il testo rimane nonostante tutto molto attuale. In modo meno esplicito, anche in Destino prendo posizione su alcuni temi politici e soprattutto ambientali. La speranza, la luce in fondo al tunnel è all’interno della mia testa, perché credo che un momento di “down”, di crisi politica o personale, debba essere prima di tutto all’interno della propria testa. Ognuno dovrebbe averne un po’.

A questo proposito, quali sono le tue speranze a livello artistico e professionale?

La mia speranza personale è quella di far ascoltare la mia musica a più persone possibili, perché penso di avere qualcosa di dire, qualcosa da far cantare. Se il tutto diventasse una professione, sarebbe ovviamente perfetto.

Siamo sicure che lo diventerà. Tornando all’argomento sociopolitico, nel nostro blog parliamo spesso di attualità. Insomma, noi ci scriviamo e tu ci canti su. È possibile considerare la musica come un veicolo d’informazione?

Assolutamente sì. Purtroppo, la musica mainstream ha abbandonato, per cause nemmeno troppo ignote, qualunque tipo di messaggio che non sia “amore”, “lei e lui”, “ombrelli”, “telefonino” eccetera. Se si accende la radio, non si sente cantare nulla di politico, culturale o critico se non in casi molto molto rari. Confido che anche questa cosa, un giorno, possa cambiare e che la censura possa essere tolta. L’italiano medio nasce anche da queste cose, a mio parere.

Quindi, approfittando della critica all’italiano medio (che condividiamo pienamente), che pubblico vorresti raggiungere con la tua musica?

Io vorrei arrivare a tutti, perché credo che occorra che tutti abbiamo la possibilità di ricevere più punti di vista. Non vorrei un pubblico d’élite o cose del genere, è sempre questione di scontro.

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