Di nuovo in patria, il ritorno in Perù

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Tra i passeggeri molti gringos, ovvero “bianchi”, sono emozionata al ritornare in patria, sono passati ben quattro anni dal mio ultimo viaggio in Perù. Alle 19.00, ora di Lima, atterro all’aeroporto peruviano Jorge Chavez.

Appena uscita dall’aeroporto noto gli enormi e colorati cartelli sui bassi palazzi, i fili dell’elettricità drappeggiano sui pali, compiono strane vie, sembrano andare in ogni direzione possibile. La città mi assorda con le sue luci al neon e il rumore degli obsoleti bus pubblici, le strade sono invase dalla musica ispanica.

Ogni ristorante, ogni autobus, ogni auto emana musica e dico sul serio. Questo amore per la musica, i Sudamericani, lo hanno sempre avuto o così almeno mi dicono alcuni. Domando in giro alla gente perché a Lima ogni mezzo pubblico o negozio abbia sempre lo stereo acceso. Le risposte che ricevo sono assai curiose: «Noi peruviani amiamo la musica perché ci rende allegri, ci dà animo, e poi ti fa ricordare i bei tempi, magari una storia d’amore, oppure ti dà lo sprint per ballare un po’ di Salsa», «La musica fa parte di noi, non sei un sudamericano se non ami la salsa o la chicha. Ballare, divertirsi è il modo in cui noi esprimiamo la nostra vera essenza di latino-americani!».

Ballare. Ecco, questo per ogni peruviano è fondamentale, sono veramente in pochi quelli che non sanno ballare. E io mi sento un po’ una traditrice della patria (dato che non so ballare). Poco fuori Lima, nel distretto del Callao, uno purtroppo dei più degradati della città, incontro una giovane ragazza che ha una piccola carriola che vende patatine e bibite, le domando: «Da quanto tempo lavori qui?».

«Dal 2007 dopo il terremoto». Le domando cosa si prova a vivere in quartiere così e lei tranquillamente mi risponde che non ha nessun problema, ma che sogna anche di andarsene da lì, avere un negozio vero e proprio, per poter crescere e far crescere il suo Paese. Ecco. Per i peruviani, il patriottismo è un valore fondamentale: le scuole, la televisione spingono molto su questo. Gli spot delle banche e delle agenzie per i prestiti sono tutti improntati sullo stile “cresce la tua attività, cresce il tuo paese”.

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Nel mese di luglio ogni scuola organizza marce per il giorno dell’Indipendenza, per le strade si riversa tutto l’amore possibile per il Paese. Un amore però che non dura solo quel giorno. Eppure nonostante questo grande amore per la propria terra, nello stesso Perù, paese di culture differenti, con sostanziali differenze tra nord e sud, vi è un razzismo tra chi è più bianco e chi è un “provincialotto” con delle caratteristiche più autoctone.

Differente invece il centro di Lima, ricco di palazzi tipici dello stile della dominazione spagnola,come la meravigliosa Plaza San Martin. Non vorrei soffermarmi su queste parti della città perché è troppo simile all’Europa.

Pochi giorni dopo parto per Cuzco, e qui la cosa che mi colpisce maggiormente è il mercato di “San Pedro”. Qui trovi qualsiasi tipo di frutta, cereale e verdure. Il rapporto dei peruviani con il cibo è assai particolare, probabilmente per la più vasta gamma di cibi presente nel territorio, quasi ogni peruviano conosce una varietà immensa di piatti. Per le strade di Cuzco è normale vedere i ristoranti alle 7 del mattino servire caldo de gallina (ovvero “zuppa di gallina”), ma sono poche  le persone in eccessivo sovrappeso e ciò mi sorprende. In Perù puoi tranquillamente chiedere un piatto ricco e sano per strada e mangiare in piedi oppure sederti in tavoli improvvisati vicini agli stand e ciò mi ricorda molto gli stand di cibo che si vedono negli anime giapponesi.

U<n’altra caratteristica della cultura peruviana è la religiosità, tra le vie di ogni città si possono vedere rappresentazioni di Madonne e Gesù ovunque, statue o dipinti riccamente decorati.

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Mentre sono in viaggio per ritornare a Lima, il mio autobus fa una sosta e ne approfitto per parlare con la gente del posto e ammirare i paesaggi. Qui è così lontano dalla caotica Lima, la sabbia grigia sotto le mie scarpe è cosi fine da penetrare in ogni fessura, mi ricorda il colore dello smog perenne della capitale che qui lascia il posto a un cielo cristallino. Il Perù mi ha conquistata ancora una volta, un paese con così tante culture differenti con tratti simili come vi ho raccontato. Uno stato da visitare e da amare con tutte le sue contraddizioni e problematiche.

Scrive lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa: “Il Perù autentico era sulla sierra e non sulla costa, fra gli indiani e i condor e i picchi delle Ande, e non qui, a Lima, città esterofila e oziosa, antiperuviana, perché fin da quando l’avevano fondata gli spagnoli era vissuta con lo sguardo volto all’Europa e agli Stati Uniti, girando le spalle al Perù”.

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