Lettere di un arcidiavolo

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Le lettere di Berlicche“Gli uomini non si arrabbiano per la semplice sfortuna, ma per la sfortuna che viene concepita come un’ingiustizia. E il senso dell’ingiustizia dipende dalla sensazione che una richiesta legittima è stata negata. Quindi, più saranno le pretese sulla vita che riuscirai a far reclamare dal tuo paziente e più spesso si sentirà ingiuriato, più si sentirà di cattivo umore”.

Le lettere di Berlicche è un romanzo epistolare scritto da C.S. Lewis e pubblicato a puntate nel 1941 sul giornale inglese The Guardian; è uno dei suoi romanzi più popolari – anche probabilmente visti gli argomenti cristiani presenti nell’opera che sono stati più volte citati anche da personalità come Ratzinger –  anche se forse è stata l’unica opera a cui si è dedicato con difficoltà e sforzo poiché «ogni traccia di bellezza, freschezza e genialità doveva esserne esclusa». L’opera costituisce una precisa descrizione dei conflitti interni dell’animo umano non trascurando, in questo intento, l’ingrediente sublime dell’ironia, elemento essenziale in pressoché tutta l’opera di Lewis. Scrive il libro in un periodo di profondo cambiamento per lui, stava appena arrivando il successo, ma la vera metamorfosi avvenne in campo spirituale a causa delle influenze cristiane del suo amico J. R. R. Tolkien a cui ha dedicato lo scritto.

L’opera consiste in un susseguirsi di scambi epistolari tra due demoni: Berlicche, diavolo più navigato ed esperto, e Malacoda, suo nipote e ancora inesperto nell’arte della tentazione. Lo zio tenta di istruire il nipote su come traviare gli uomini, cercando di portarlo verso piaceri passeggeri e viziosi che allontanano dalla retta via. Il contenuto offre una brillante riflessione sulla natura umana; il fine è quello di recuperare il senso del peccato come concetto e di strapparlo dalla banalizzazione che la visione anticlericale e laica l’ha ridotto. Non si tratta di un’opera bigotta, costituisce invece una descrizione precisa dei profondi conflitti dell’animo umano.

“Il coraggio non è semplicemente una delle virtù, ma la forma di ogni virtù quando giunge alla prova, vale a dire, nel punto della più alta realtà.”

In ogni lettera Lewis, attraverso poche frasi ma mirate, spinge il lettore a ragionare sull’iniquità del mondo e su come bisogna farsi forza per affrontare ogni giorno, ricordando sempre che il futuro è qualcosa che ognuno di noi deve affrontare e a cui non si può sfuggire e i temi sono piuttosto cattolici, si parla fin troppo spesso infatti di pentimento e dannazione, cosa che si vede raramente nei suoi libri, eccetto che per mezzo di metafore.

Le lettere di BerliccheAl primo libro è susseguito un saggio, Il brindisi di Berlicche, in cui si approfondiscono temi più attuali come la decadenza dell’istruzione pubblica e con forti critiche alla religione, che secondo lui è una delle cause principali della malvagità degli uomini, e un altro libro, Il grande Divorzio, libro ispirato alla Divina Commedia, in cui narra del suo viaggio dalla Città Grigia fino al Paradiso guidato da George MacDonald, poeta scozzese.

Lewis morì vent’anni dopo a causa di problemi cardiaci, aggravati probabilmente dalla morte della moglie tre anni prima; la notizia fu praticamente ignorata dai media a causa dell’assassinio nello stesso giorno di J.F.Kennedy. Fu di lingua e letteratura inglese all’università di Oxford, dove divenne amico di J. R. R. Tolkien col quale – insieme anche a Charles Williams e altri – fondò il circolo informale di discussione letteraria degli Inklings (in seguito il nome fu cambiato in Mythopoetic Society). Viste le enorme vendite dei suoi libri nel 1947 merita la copertina del Time dove viene chiamato, in onore appunto delle Lettere di Berlicche, “Don v. Devil”.

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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