Come raccontarsi con pochi accordi: l’intimo folk dei Civil Wars

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civilwars_aaQuello dei Civil Wars è un nome che parla da sé: se due artisti dalle influenze tanto diverse si incontrano, infatti, non è sempre possibile garantire una pacifica convivenza. John Paul White, chitarrista del Tennessee cresciuto ascoltando musica country e metal, e Joy Williams, elegante voce californiana affine al jazz, si definiscono «lo yin e lo yang» e le loro differenti educazioni musicali si palesano anche nella varietà di generi delle cover da loro eseguite, che comprendono noti brani di Leonard Cohen, Michael Jackson e degli Smashing Pumpkins rivisitati nel loro inconfondibile stile. Hanno trovato l’equilibrio nella produzione di musica folk di rara qualità, ma – come già detto – non sempre tutto procede senza intoppi come si spera.

Nel 2009 ha inizio la carriera del duo, che prima dell’album d’esordio pubblica due EP contenenti alcuni brani esclusi da Barton Hollow, tra cui Tip of my tongueTracks in the snow. Questo primo long playing è la sintesi perfetta delle loro capacità e dell’equilibrio che i due possono raggiungere insieme: Joy riesce a dare carattere ugualmente a un delicato sussurro come a note di più alto registro. La sua voce e quella di John sembrano costantemente impegnate in un ballo di coppia, elegantemente fuse insieme, dando prova continua della loro complementarietà. La danza è abilmente accompagnata in ogni singolo passo dalla chitarra di lui, che ne dissimula tanto l’eleganza quanto la tenacia. Ai più delicati brani arpeggiati si affiancano infatti canzoni ritmicamente più decise, definite da rapine pennate.

La loro è una forma di comunicazione che va oltre la banale parola. I Civil Wars riescono con la loro musica a trasmettere non solo emozioni, ma storie. Ne è esempio Forget me not, che sia nella melodia che nella parte vocale – che coinvolge per l’intera durata del brano entrambe le voci del duo, risultando un solo duraturo contrappunto – sembra evocare un amore nato e terminato con la rapidità di una fugace occhiata. Non si può fare a meno di ricordarsi, sorprendersi o desiderare di essere (stati) innamorati ascoltando questo brano. In questa tenera implorazione riescono a creare l’intimità tipica di molte loro canzoni, come Falling, esempio perfetto di come Joy e John riescano a coinvolgere l’ascoltatore in un semplicissimo duetto e senza particolari virtuosismi. Infatti, nella prima delle due canzoni citati, anche lo stesso arrangiamento non è altro che un alternarsi di accordi semplici, che comunque non privano di personalità la composizione.

Il più potente vincolo emotivo della loro musica è sicuramente la forte intesa che coinvolge i due artisti e che traspare in ogni singola nota. Si percepisce la serenità e la naturalezza con cui si approcciano l’uno a l’altro, sintomo di un affiatamento che però è venuto a mancare. Nel loro lavoro successivo c’è infatti la sintonia, la passione con cui meticolosamente si dedicano alla composizione e alla realizzazione di ogni canzone, ma anche il distacco e il rancore che susseguono il loro recente periodo di pausa.

3253__the_civil_wars_wide_wallpapers_L’incontro di due personalità tanto definite quanto differenti può infatti dare origine non solo a un equilibrio che sfiora il trascendente, ma anche a uno scontro che arreca danni difficili da riparare. Dopo essersi allontanati per un anno, Joy e John sono tornati a essere una coppia – musicalmente parlando – nel 2013. La distanza tra i due è però evidente: non solo Joy si occupa da sola della promozione dell’album omonimo, ma nei brani è tangibile una freddezza che rende questo lavoro completamente differente dai precedenti. Le voci non si accompagnano, ma discutono l’una di fronte all’altra e si sfidano, fanno valere le proprie ragioni. Artisti e persone risultano essere inseparabili e la loro musica non smette di essere empatica e di farci notare che il legame che permetteva loro di lavorare in armonia è venuto a mancare.

Questo distacco si allevia in tracce come Same old same old, che sembrano essere delle piccole tregue durante le quali i due si rapportano tra loro con nostalgia, ma senza rimpianto. Intervistata da Entertainment weekly, la stessa Joy ammette di percepire nel risultato del loro lavoro una valida rappresentazione dei loro fraintendimenti, dichiarando: «Quando dico che lo si può sentire attraverso la musica, penso sia presente in ogni elemento. Nel modo in cui è prodotta musicalmente si percepisce l’emozione provata. È nei testi, ma non in una storia in particolare. Sono differenti prospettive sul fronte delle relazioni, non sono quella lavorativa che coinvolgeva me e John. Non è come un grande e dettagliato resoconto, ma onestamente sento che la tensione ha portato la musica a un livello ancora più autentico, quindi intendo anche questo quando dico che nel caso vogliate sapere cosa è successo alla band dovreste ascoltare l’album. Sento che questo lavoro è molto più vero ed emozionante di quello fatto con Barton Hollow».

I due album che figurano nella loro discografia sono per questo diametralmente opposti e riflettono il percorso del duo sul piano artistico e personale. Il secondo prende il nome stesso del gruppo, che identifica nell’attività di musicisti il solo e forzato motivo per mantenere un legame. Non poteva dunque essere dato nome migliore a un LP che sancisce allo stesso tempo la loro definitiva unione e separazione: sono i Civil Wars, ma non sono Joy e John. Questo, la musica, è quello che fanno insieme e che vorrebbero continuare a fare, ma a causa di «differenze inconciliabili» (come da loro sono state definite) questo non può accadere. È infatti nell’agosto del 2014 che il duo comunica la definitiva rottura.

Perché allora parlare di un duo di cui si poteva già prevedere la rottura dopo la pubblicazione del primo album, se in questa rubrica del blog vogliamo mettere in luce il lavoro di artisti che consideriamo esemplari, le cui carriere potrebbero essere d’ispirazione per chi prova a emularne il successo? Il motivo è che i Civil Wars, come pochi altri, sono stati in grado di lasciare, seppure con una breve carriera, un segno nella musica contemporanea e a fare del loro lavoro non solo una dimostrazione delle capacità tecniche di entrambi, ma soprattutto un vincolo empatico che l’arte – prima che tecnica e intelletto – dovrebbe essere: comunicazione e personalità. Non vedo perché non augurare a un qualunque aspirante musicista di riuscire a fare lo stesso.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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