Il ritorno degli Eugenio in via di gioia (con Lorenzo Federici)

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eugenio in via di gioia

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Dopo quasi un anno dalla nostra prima intervista, torniamo a parlare con gli Eugenio in via di gioia e del loro nuovo lavoro (in corso), Lorenzo Federici. Un titolo che non smentisce certamente l’idea che ci si può fare del gruppo fin dalla prima volte che se ne viene a contatto: questi quattro ragazzi sono irresistibilmente divertenti, ma la loro è spesso un’ironia agrodolce. Parliamo con Eugenio dei loro testi, progetti e soprattutto del loro bassista in quest’intervista.

La nostra ultima chiacchierata risale a quasi un anno fa: da allora cos’è cambiato?

Lo spirito e l’entusiasmo sono sempre quelli, la voglia di farsi sentire anche. È cambiato il team, la squadra si è ampliata e in qualche modo ora non siamo più solo noi quattro, ma sotto al palco ci sono tanti satelliti che ruotano intorno alla nostra musica e ci danno una grande mano! Purtroppo il tempo dedicato alla stesura dei testi e alla musica suonata stava diventando troppo poco e quindi è stata una scelta obbligata. I ricavi, ahimè, non sono ancora abbastanza da permetterci un guadagno, quindi per ora stiamo tutti lavorando “in avvenire” proiettati e speranzosi in un futuro in cui potremo considerarlo un lavoro.

Prima di parlare di quello che ci aspetta, cioè un album nuovo di zecca, vorrei presentare a chi ancora non vi conosce i vostri lavori precedenti. Ad esempio, cominciamo dalla mia canzone preferita del vostro EP d’esordio: Perfetto uniformato. È un brano che prende le distanze dal disinteresse sociale. Gli Eugenio in via di gioia lo leggono il giornale?

(ride, ndr) Ottima domanda. Gli Eugenio in via di gioia si sentono parte del mondo che descrivono nelle loro canzoni. Scrivo un testo proprio quando si accorge di qualcosa: scopre un proprio punto debole o si accorge di un paradosso della società e per condividere questa sua scoperta con il resto del mondo, scrive una canzone (“in terza persona per poter mascherare”).  Ecco che quindi ogni brano nasce con uno scopo di catarsi personale o collettiva. Informare e purificarsi. Per rispondere alla tua domanda: no, non leggiamo mai tutto un giornale, al massimo lo sfogliamo e andiamo alle sezioni sport e spettacolo.

Poi c’è un altra canzone, che non è contenuta in EP urrà ma che è comunque acclamatissima dai vostri seguaci, Noi adulti. Condividete o rifiutate il ritratto di quest’uomo che nega il proprio lato bambino, genuino?

Noi adulti è una canzone controversa. Scalpitiamo come pazzi per diventare adulti il più in fretta possibile per poi sentirci finalmente grandi e ritrovarci a compiere azioni infantili di nascosto. Io voglio che il bambino che è in me non si nasconda dietro a un abito e a una cravatta, voglio che si prenda i suoi spazi e che mi faccia stupire per quel che vedo e giocare a più non posso.

eugenio in via di gioia

I retroscena della registrazione dell’ultimo album che pubblicate su Facebook sono come sempre esilaranti, ma incuriosiscono anche un bel po’. Tra cani e catene, potremmo definire questo nuovo lavoro come “sperimentale”?

Interessante questa definizione. In qualche modo speriamo che la nostra musica sia un esperimento nuovo! In qualche modo vorremmo non allinearci alla musica moderna, ma cercare nuovi spunti e nuovi stimoli nel passato reinterpretato a modo nostro. Tutti i nostri testi e i nostri live in generale sono continui mescolamenti di influenze ed esperimenti, quindi si può dire che la nostra musica sia, a suo modo, sperimentale.

Il crowdfunding vi è stato necessario anche per la pubblicazione del primo lavoro. Qual è secondo voi la forza (e, perché no, la debolezza) di questo metodo di produzione?

Oggi come oggi gli investimenti in una “start up” in generale, sulla musica nello specifico, sono sempre più carenti. L’unico “canale” nel quale oggi si investe per la musica è il Talent Show. Tutte le grandi etichette e case discografiche investono ogni anno su un nuovo fenomeno che non dura più di dodici mesi e viene sostituito puntualmente dal fenomeno dell’anno a venire. Ecco che il crowdfunding va a sostituire il ruolo che una volta era quello del produttore discografico e mette a diretto contatto artisti e pubblico. Il positivo di questa nuova direzione verso cui stiamo andando (che sta prendendo piede anche grazie alla crisi) sta nel fatto che un progetto nasce e cresce solo nel momento in cui i fatti dimostrano che può farcela. Porsi un obiettivo, monetario e artistico, inoltre aiuta la band a “tararsi”, capire i propri mezzi e il proprio riscontro sul pubblico. Il lato negativo nel crowdfunding sta semplicemente nell’idea sbagliata che ci si può fare sull’argomento: molte persone interpretano le campagne di raccolta fondi come un’elemosina, mentre a nostro avviso il crowdfunding si avvicina di più alla voglia di generare un rapporto di scambio reciproco tra band e pubblico, stimolando un senso di appartenenza e di supporto.

Il nuovo progetto prenderà il titolo di Lorenzo Federici, che è il vostro bassista e — per questioni di tempistiche — unico escluso dal nome del gruppo. Insomma, un tentativo di colmare un’apparente esclusione che rivela un forte affiatamento.

Decisamente, come da te anticipato, Lorenzo Federici (quarto componente della band) non compare nel nome del gruppo, così dopo mesi e mesi di mal di stomaci generali per contro-bilanciare questa ingiustizia, finalmente ci è venuta l’illuminazione: Lorenzo Federici sarà il nome del nostro primo album insieme! Questo gruppo ragiona in un’ottica di squadra, tutte le decisioni vengono maturate insieme e, se vogliamo usare dei termini da grandi, vige la democrazia. Ovviamente ognuno ha le sue mansioni e c’è chi ha più voce in capitolo in base al contesto e alla situazione, però ci teniamo che ciascuno, anche il pubblico stesso, abbia un ruolo decisivo nella direzione da seguire per perseguire l’obiettivo. Per concludere tutto e per lanciare un messaggio (che comunque ci sta sempre lo slogan alla fine): insieme è meglio!

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