Nebraska Jones, l’arte di catturare un’anima

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È giovanissima, ma di grande talento. È «disordinata e poco organizzata», ma presta attenzione ai dettagli. La sua soddisfazione maggiore è arrivare al cuore di chi ammira i suoi scatti. Nel mondo della fotografia da circa tre anni, è maledettamente affascinata dagli occhi delle persone e tenta di catturare l’anima dei suoi soggetti.

Lei è Rossella Silvestri, in arte Nebraska Jones.

Il tuo vero nome è Rossella, eppure tutti ti conoscono come Nebraska Jones. Da cosa deriva questo nome e come mai hai scelto di firmarti con uno pseudonimo?

In realtà il nome è presente in una canzone, Settle Down di Kimbra.

Won’t you raise a child with me?
We’ll call her Nebraska, Nebraska Jones.

Uso uno pseudonimo perché quando fotografo non sono proprio me stessa. Io ho tante paranoie, paure, insicurezze. Le butto tutte in Nebraska. Lei è quello che io non vorrei essere e che però sono.

Nella maggior parte dei tuoi lavori usi il bianco e nero. C’è qualche motivo particolare dietro questa scelta?

Diciamo che il bianco e nero è tutto e niente, entrambi sono la somma di tutti colori e allo stesso tempo l’assenza di essi. Non lo so, forse nel mio immaginario l’anima ha questo “colore” ed io, da semplice osservatrice, cerco di raccontarla.

nebraska jones

Quali sono i progetti che stai portando avanti in questo periodo? Quali obiettivi hai raggiunto fino ad ora e quali speri di raggiungere?

Sono una persona molto disordinata e poco organizzata. Molto spesso, troppo spesso, prima di uno scatto o di una serie di scatti non vi è nessun tipo di organizzazione ma, come al solito, solo idee disordinate e confuse. Uno dei progetti è sicuramente quello di chiarire bene le idee e cercare di tramutarle in qualcosa di concreto che, spero, vedrete ben presto! Di obiettivi raggiunti ce ne sono stati, ma sempre di piccoli e personali. Quando scatto una foto che mi emoziona o che semplicemente piace, ad esempio, sento di essere arrivata a riempire un piccolo spazio della sezione “obiettivi raggiunti”. Per come la vedo io, ogni volta che se ne raggiunge uno non bisogna assolutamente fermarsi, ma conservare ogni piccola vittoria e andare avanti, per questo mi prefisso obiettivi sempre molto grandi che spero di realizzare al più presto: incrociamo le dita!

Hai fotografato diverse persone ma anche diverse città. Qual è il luogo in cui ti sei sentita maggiormente ispirata?

Il “luogo” da cui mi sento sempre ispirata sono gli occhi, cose c’è di meglio di qualcosa che ha visto, osservato tanti posti, cose e persone? Relativamente i luoghi, le città non mi appassionano più di tanto, mi appassionano invece le persone che ci vivono. Punto più sulla ritrattistica!

Qual è, secondo te, il traguardo più difficile e soddisfacente che un fotografo può raggiungere nel cuore di chi ammira il suo operato?

Quando qualcuno va oltre quello che è lo scatto in sé, che va oltre quello che gli occhi vedono e incomincia a osservare la foto non più come elemento statico e bidimensionale, ma come elemento vivo che si racconta a chi la guarda.

Quando scatti ritratti cosa cerchi nel soggetto?

Quello che in realtà cerco di fare è estirpare e mettere a crudo la storia, i sentimenti, le paure che ogni persona ha. Diciamo che io sono solo una semplice “cantastorie” che, attraverso una serie di processi che portano poi alla fotografia, cerca di raccontare quello che le persone hanno da dirmi. Un legame tra la sua voglia di urlare e il suo stare zitto, lasciando che gli occhi, il viso siano a dire tutto.

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Al giorno d’oggi è molto facile far circolare i propri lavori, ma è altrettanto facile passare inosservati tra i tanti talenti emergenti che sfruttano il web come vetrina. Per te è più importante diffondere il tuo materiale online o ritieni che la fotografia debba trovare altre vie per raggiungere il pubblico?

Credo che oggi sia molto importante cercare di sfruttare al massimo il web. Ovviamente ritengo che la fotografia, come ogni altra forma d’arte, abbia bisogno di avere anche uno spazio che vada a riempire tutte le falle che il web molte volte ha, ad esempio la mancanza del contatto umano e fisico: poter guardare, confrontarsi con altre persone e non farlo solo virtualmente, ma anche materialmente. Sicuramente preferisco sempre andare al cinema anziché starmene a casa, sul divano, da sola a guardare un film.

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Attualità, cultura e confronto. Parte del discorso vuole rappresentare ogni lettore e renderlo partecipe al dibattito.

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