Pellicola vs. Digitale: Storaro mitigatore

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vittorio storaroQuando ti si presenta l’occasione di conoscere chi ha segnato una svolta importante nella storia di ciò che ti appassiona, difficilmente riesci a rimanere calmo. Mani sudate, bocca impastata e sguardo ebete: ecco come mi sono presentata a Vittorio Storaro dopo la meravigliosa lezione (perché si è trattato di una vera e propria lezione) che ha tenuto per i Masterclass del festival.

In un periodo in cui le discussioni riguardo la tecnologia in ambito cinematografico coinvolgono sempre più personaggi importanti della storia del cinema, incontrare una persona che, di fronte a quasi cento giovani, è riuscito a rimanere neutrale nell’analizzare il rapporto tra la realtà che ha circondato lui durante la sua, a mio parere, affascinante carriera e la realtà che muta vorticosamente intorno a noi giovane moderni è semplicemente un’esperienza unica.

Ma, tralasciando per qualche riga i sentimentalismi, è bene ricordare su cosa verte la diatriba che da qualche tempo cerca di dividere i cineasti di tutto il mondo. Il fatto è che, per questioni economiche, si è deciso di far scomparire la pellicola dalle sale cinematografiche. L’abolizione totale e repentina di un’istituzione era previsto per l’inizio del 2014, ma il tutto è stato posticipato allo scorso giugno. Dal celebre, per quanto deludente, The Wolf of Wall Street, ogni film verrà girato in digitale e distribuito in digitale.

le voyage dans la lune

Le voyage dans la Lune di Georges Méliès

Ecco, dopo aver messo per iscritto queste informazioni di base, reperibili ovunque, sento un peso gravare sulle mie spalle. Lo stesso peso che senti quando non trovi più il tuo paio preferito di scarpe nell’armadio perché tua madre ha deciso che erano troppo logore e ti costringe ad uscire per trovarne altre. Ammetto che, per qualche tempo, ho anche pensato che magari avevano ragione quelli che difendevano la pellicola come se fosse un vecchietto saggio da cui imparare, ma poi mi sono resa conto che la pellicola non puoi ammazzarla. Tutta la storia del cinema è reperibile, più o meno facilmente, per tutti. Se non c’è lo streaming, c’è il torrent. Se non c’è il torrent, c’è l’acquisto on-line. Se non è disponibile on-line, ci sono negozi specializzati – deliziosi, tra l’altro – che sono in contatto con archivi sparsi ovunque. Insomma: un film lo trovi, se lo vuoi trovare. Come funziona con un libro.

Questo discorso contorto ha un senso, vi assicuro. Il fatto che il cinema, più di tutte le altre forme d’arte, sia strettamente legato al mondo del commercio implica che alcune scelte non possano semplicemente essere prese da artisti che necessitano di un certo formato, ad esempio, per esprimersi. Questo però a sua volta non implica una limitazione nell’espressione del regista o, perché no, del cinematografo (termine che Storaro preferisce utilizzare per indicare la sua professione, che non è quella di direttore delle fotografia, perché di direttore ce n’è solo uno sul set ed è il regista, ma quella di scrittore. Lui scrive e disegna con la luce), ma uno stimolo a esprimersi attraverso nuovi mezzi, magari scoprendo nuove tecniche e potenzialità.

Questo argomento è stato affrontato da Storaro con particolare fervore durante l’incontro. Con un’innata umiltà ha cercato di immedesimarsi nei nostri panni e ci ha confessato che il suo percorso formativo sarebbe stato radicalmente diverso se avesse avuto a disposizione i nostri “armamentari”, ma «non è detto che sarebbe stato tutto più semplice». La rivalità che si viene a creare tra giovani artisti e appassionati, vuoi per la libertà di opinione smisurata conferita dai modem o per la facilità con cui ci si inserisce in un ambiente, può rivelarsi deleteria se relazionata ad un mondo in cui è utile ciò che fa guadagnare, e fanculo l’arte! Fanculo la qualità! Ma il pluripremiato ospite e maestro ci ha anche esortato, senza calare un secondo d’enfasi, a sfruttare la tecnologia che ogni giorno è in nostro possesso, a giocare, sperimentare, creare e ritrovare quella magia che Méliès era riuscito ad imprimere su celluloide smaltata e non.

Ma la cosa triste, davvero triste, è che c’è voluto un trevoltevincitoredell’Oscar per aprire gli occhi a un gruppo di ragazzi, tanti per essere in una vecchia ramiera, pochi per essere gli unici ad apprendere quelle verità e a ricevere quegli impulsi.

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Giorgia Spizzuoco

Giorgia Spizzuoco

A grandi linee: guardo film, li recensisco e li amo.

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