You’re strumming on my heart strings – Ed Sheeran a Milano, 20 novembre 2014

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ed sheeran milano

Premetto al mio articolo un piccolo proemio, così vi illustro subito la materia che tratterò ed espongo i miei argomenti, per evitare di annoiarvi. Sì, mi sento tanto Virgilio oggi.

Non so definire bene cosa sia questo articolo, così semplicemente partirò dicendo cosa non è. Non è una recensione del concerto di Ed Sheeran del 20 Novembre all’Alcatraz di Milano. Non vi saranno giudizi tecnici e oggettivi sulle sue esibizioni. Purtroppo, quando si parla del Ginger Jesus, di oggettività ne ho ben poca. Non ci saranno, insomma, commenti professionali e distaccati, sarà più una sorta di pagina di diario, un flusso di coscienza, uno zibaldone di sentimenti e impressioni.

Ed Sheeran, per chi non lo conoscesse (perché non lo conoscete?! Rimediate subito!), è un cantautore britannico di ventitré anni di origini irlandesi. All’età di diciassette anni si trasferì a Londra per far decollare la sua carriera e cominciò a suonare per le strade della metropoli e a pubblicare diversi EP, fino al trionfo nel 2011 col suo album + (Plus), che ha conquistato tutta Europa (e non solo) con brani come Lego House e Give Me Love. Un never ending tour, una collaborazione con Taylor Swift e un nuovo album rilasciato il 23 Giugno 2014, x” (Multiply) hanno dato un’altra prova del suo incredibile talento e gli hanno fatto guadagnare un posticino nel cuore di sempre più fans.

Quando seppi del concerto di novembre all’Alcatraz di Milano era troppo tardi: la data fu sold out in tempo record (motivo per il quale sono state aggiunte altre due date al suo tour in Italia, un’altra a Milano e una a Roma a gennaio). Il mio disappunto fu subito seguito da rassegnazione e disincanto e mai mi sarei aspettata la chiamata di mio zio (una delle più belle della mia vita), che mi disse tranquillo: «Senti, sono riuscito a trovare due biglietti per il concerto di Ed del 20 novembre … pensi di riuscire a venire?». Non mi dilungo sulla mia risposta né tantomeno sulla mia prevedibile reazione. Mentirei a dire di aver trascorso le settimane prima del concerto a pensarci da mattina a sera, a imparare a memoria tutti i testi delle sue canzoni, insomma, a “fangirleggiare” eccessivamente. Anzi, devo dire che il 20 novembre è arrivato con estrema rapidità senza che me ne rendessi conto. Nulla faceva presagire l’imminente evento che aspettavo da tutta la vita (va beh, magari non proprio tutta la vita, ma almeno un paio d’anni).

Arrivata a Milano avevo previsto di accamparmi dalla mattina fuori all’Alcatraz, che solo dopo ho scoperto essere una discoteca, niente di simile ad uno stadio, insomma. Sono stata giustamente e fortunatamente distolta da questo proposito da mio zio. Non vi dico quanto ci è voluto per convincermi a desistere dal mio intento. «Ma, zio! Devo arrivare vicinissima al palco, devo guardarlo dritto negli occhi e farlo innamorare di me!».

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Tuttavia alla fine ho ceduto e ho approfittato della giornata per fare un giro per Milano, che non avevo mai visto, e per schiacciare un pisolino pre-concerto. Idea più che saggia, perché dopo due ore di urla, saltelli, cori e sudore – tanto sudore – ero a dir poco distrutta. Mica siamo tutti come Ed Sheeran, che dopo un concertone del genere si esibisce tranquillo sul palco dell’X Factor arena nemmeno quindici minuti dopo la fine dello show e appare fresco e riposato, come se fosse appena uscito da un bagno turco o da una sauna (ancora non mi spiego le tempistiche del processo, devono aver inventato il teletrasporto o quanto meno la doccia istantanea incorporata su pullman \ limousine \ elicotteri privati \ nuvola speedy o su qualsiasi sia il mezzo di trasporto di Ed). Ma torniamo al concerto.

Passando da un estremo all’altro, io e mio zio siamo arrivati fuori all’Alcatraz circa mezz’ora prima dell’inizio del concerto: giusto il tempo di fare la coda, bere una birra al volo e scegliere una postazione quanto meno dignitosa. Nel bel mezzo della preparazione fisica (togliersi sciarpe, cappelli, giubbini, giacchette e maglioncini… ero pur sempre una napoletana a Milano!) e psicologica (stavo per vedere in carne ed ossa uno dei miei artisti preferiti in assoluto), Ed è salito sul palco con la sua fedelissima chitarra ed ha cominciato a cantare I’m a Mess. Proprio così, senza introduzioni, presentazioni o formalità, perché è questo quello che fa Ed: suona e canta; e il pubblico pende dalle sue labbra. Non immaginate la mia delusione nel constatare che il mio cantuccino perfetto tra un’ascella e l’incavo di un collo non era poi così ideale quando tutti hanno cominciato a muoversi, saltare, ma soprattutto alzare le braccia per  fare foto. Tranquilli, c’è un girone dell’Inferno anche per quelli che:
– Passano i concerti interi a riprendere togliendo la visuale a chi sta più dietro;
– Passano i concerti a chiacchierare con gli amici vivacemente, senza neanche preoccuparsi troppo di abbassare la voce o più semplicemente tacere;
– Passano i concerti a spoilerare la setlist che, che fighi, hanno trovato online!!!!!!

Se eravate presenti al concerto e state leggendo, o se semplicemente sentite di appartenere alle suddette categorie, non odiatemi. Giuro, non sono misantropa, solo poco tollerante. Inoltre, e qui chiudo la parentesi negativa e mi concentro sulle cose belle, non mi ero mai resa conto di essere così bassa. Il mio metro e sessantotto circa mi è sempre stato sufficiente per prendere il cacao dallo scaffale più alto, spolverare tutti i ripiani della mia libreria e non sentirmi una gnometta rispetto al mio prossimo. Ebbene, ho realizzato di avere una statura di molto inferiore rispetto alla media. A meno che non siano tutti giganti quelli che vanno ai concerti di Ed Sheeran. O ancora, potrei essere io l’unica sfigata che all’inizio si era ritrovata tra il GGG, i Watussi e una squadra di basket. Dico “all’inizio” perché fortunatamente sono riuscita ad avanzare un bel po’ dalla posizione iniziale, non senza l’aiuto dei misericordiosi giganti, fino ad arrivare tra le persone di media statura. E da lì in poi è stato meraviglioso.

Ed Sheeran © Pier Luigi Balzarini

Foto © Pier Luigi Balzarini

Ho scoperto sfumature della mia voce che non conoscevo (e che per fortuna nessuno più conoscerà), ma d’altro canto, come contenersi davanti ad un tale spettacolo? Ed stesso si è divertito tantissimo e ha sperimentato molto con il suo fidatissimo loop pedal, creando mash up originali e inediti e cantando pezzi totalmente inaspettati. Un esempio? La bellissima One ha avuto come intro niente poco di meno che Con Te Partirò. Che trovata geniale, Ed! Vi consiglio di andarla a sentire su Youtube, ha un che di tenerissimo ed esilarante allo stesso tempo. Inaspettate anche No Diggity, Thrift Shop, e Baby One More Time, una delle mie cover preferite di sempre. Uno dei momenti più belli, però, è stato quando ha cantato New York, canzone che avrebbe dovuto essere un singolo del nuovo album, ma che invece non è presente tra le tracce, per una causa non ben precisata. La mia canzone preferita invece è stata Bloodstream, che fa parte del nuovo album. Sarà stata l’atmosfera leggermente tetra e misteriosa della canzone che ti penetra e ti fa venire i brividi, live più che nella studio version, i lunghi “uuuuh”, la sua straordinaria perizia nel registrare e sovrapporre voci e cori col pedale, il suo modo di accanirsi sulla povera chitarrella colpendola ripetutamente a mo’ di tamburo e poi, infine, la dolcezza della sua voce, intima e delicata, che sussurra “broken-hearted”. E ovviamente ha suonato anche tutte le altre hits vecchie e nuove come Drunk, You Need Me, I Don’t Need You, Give Me Love, The A-Team, oppure One, Tenerife Sea, Runaway, Thinking Out Loud e, naturalmente, per chiudere col botto, Sing. Con la stessa discrezione con cui è entrato sul palco, dopo averci ringraziati per essere stati «il suo pubblico migliore fino a quel momento nel nuovo tour» prima dell’ultima esibizione, è sparito mentre ancora continuavamo a urlare “Oooohh Sing!” (aveva un teletrasporto da eseguire).

È stata davvero un’esperienza meravigliosa, che ripeterei altre mille volte senza annoiarmi mai. Ma mettendo da parte per un secondo (e solo per un secondo) la fangirl che c’è in me, mi sento di dire che è stato un concerto davvero bello, che consiglio a tutti. E con tutti intendo persone di tutti i sessi e tutte le età, che siate una ragazzina urlante o una persona matura che ha voglia di sentire buona musica. Questo ragazzo poco più che ventenne dai colori nordici, con una voce dolcissima e un’umiltà disarmante, non potrà che conquistare anche voi strimpellando sulle corde più segrete del vostro cuore.

About author

Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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