Dente allo Smav: quando i concerti con le sedie diventano senza sedie

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dente smav

© Roberta Cacciapuoti

Se Dente all’interno dei suoi brani scrive della negazione del proprio pensiero allora il comportamento che ha sul palco è la negazione della propria immagine. Potrebbe iniziare così l’articolo dedicato al cantautore di Fidenza nell’ultimo concerto del tour allo SMAV, se solo io fossi un critico musicale e volessi fare “l’alpinista in pianura” per citare Carmelo Bene. Ma forse, in fondo, è meglio parlare di musica e del piacevole concerto tenuto dal Peveri.

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© Roberta Cacciapuoti

Anche se l’audio del locale non è proprio il massimo, il concerto inizia sulle noti dolci di La presunta santità di Irene e subito il pubblico è trasportato nel mondo-Dente seguito poi da Pensiero associativo. È su Chiuso dall’interno che però dà vita al primo duetto, di tanti, con gli spettatori.
Che poi tanto spettatori non sono (almeno quelli delle prime file), visto che partecipano e iniziano ad avanzare richieste già dopo il terzo brano, tanto che lo stesso cantante si lascia andare a battute e giochi di parole i quali fanno da padrone anche nelle sue liriche. A me piace lei, Giudizio universatile, Scanto di sirene, Al Manakh: alterna magistralmente i brani del primo album con quelli dell’ultimo senza mai annoiare e senza lasciarsi sfuggire ancora qualche siparietto. A metà concerto è quasi terminato il suo drink e la sua frase “siamo quasi arrivati alla fine” scatena le proteste amichevoli di tutti, anche se poi ci tiene a sottolineare il quasi.

Arriva Stella e le emozioni volano per i non numerosissimi che conosco questa perla della discografia risalente all’album Non c’è due senza te. Poi L’amore non è un’opinione, Sole e Remedios Maria. Da Invece tu parte il gran finale. Arriva quella che io definisco “la pillola contro il mal di Dente” perché Un fiore sulla luna, nella sua pur relativa brevità, riesce a emanare una forza emotiva di notevole portata. Subito dopo c’è Settimana enigmatica e “i re ne vogliono di più semplici” la conoscono veramente tutti, così come Buon appetito. Dopo la bellissima cover di Verde con tanto di “Viva Fiumani, sempre”, Dente annuncerà che ognuno dei prossimi sarà l’ultimo brano.

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© Roberta Cacciapuoti

Di lì alla fine in realtà ci saranno altri sei brani, amatissimi dal pubblico con un bis di ben quattro canzoni. Saldati e La cena di addio fanno urlare e “sculettare” ed è veramente uno spettacolo nello spettacolo se solo non fosse per i tanti, troppi, smartphone che impediscono una vista chiara del concerto. Dopo la solita uscita con il rientro per il bis, accompagnato da una bottiglia di vino ad “adronare” la tastiera, parte il momento solenne chiamato Baby building e subito dopo si torna a “sculettare” con l’ironica e dissacrante Quel mazzolino. Viene accontentato anche colui che dietro di me urla a gran voce Beato me! per poi finire con, l’oramai classicissimo – brano da accendino – Vieni a vivere nell’ultimo, ennesimo grande duetto cantante-pubblico.

Termina il concerto dopo quasi due ore e la bellezza di ventitré brani. È un momento saluti scoppiettante con la pistoletta a coriandoli a rendere il tutto come le canzoni dello stesso Dente: grottesco, piacevole e a tratti divertente. E lo perdoniamo per non aver messo in scaletta Coniugati passeggiare e Sempre uguale a mai perché la presentazione di Canzone pop come canzone tipica del nord-est perdona ogni peccato.

Ringraziamo Roberta Cacciapuoti per averci concesso l’utilizzo delle sue foto dell’evento.

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

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