Shepard Fairey a Napoli – Prima di obbedire pensaci due volte

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obey pan napoli

Dopo l’indiscutibile successo della mostra su Andy Warhol il Palazzo delle Arti di Napoli (PAN) ospiterà fino al 28 febbraio una mostra dedicata a Obey, curata da Massimo Sgroi. Se vi trovate a Napoli e dintorni vi consiglio vivamente di approfittare di questa occasione per visionare novanta opere dell’artista, tra le quali quelle che lo hanno reso uno dei maggiori esponenti della corrente pop contemporanea. Obey è Shepard Fairey. Nato nel 1970, è uno degli street artist più influenti della scena internazionale ed emerge dal mondo dello skateboarding come graphic designer.

 

Nel 1989 Fairey realizza un’iconografia che ritrae il volto di un famoso wrestler, André The Giant, che presto diventerà per lui un segno di riconoscimento. Nonostante non abbia un significato preciso, lo ritroviamo in quasi tutte le sue opere. Si mimetizza sul fondo, diventa l’orecchino di Angela Davis, si trasforma nella spilla di un poliziotto, occupa il quadrante dell’orologio del pugno in Rise Above.

The sticker has no meaning but exists only to cause people to react, to contemplate and search for meaning in the sticker

L’iconografia non ha un significato, esiste solo perché le persone reagiscano, lo guardino e cerchino di trovarvi un significato

Non disponendo di molte conoscenze sull’artista ho deciso di documentarmi prima di recarmi alla mostra ed è stato sorprendente il modo in cui le informazioni più o meno caotiche che avevo appreso si riordinassero e prendessero forma con la visione diretta delle opere. Per la maggior parte si tratta di stampe. La colorazione viene spesso restituita grazie alla presenza di pattern che si ripetono, talvolta, anche sullo sfondo, donando all’insieme un impatto ancora maggiore sull’osservatore poiché tutto viene rifinito nel dettaglio.

obey pan napoli

Ciò che emerge dall’operato di Shepard Fairey è una chiara contestazione al potere palesemente o celatamente dittatoriale che priva l’uomo del suo inalienabile diritto di libertà. Non a caso i protagonisti di diversi lavori sono proprio figure politiche che sono passate alla storia in maniera piuttosto negativa. Tra queste troviamo George Bush, rappresentato mentre sorride sornione, ma solo se ci si avvicina si scorge il sangue che cola dai suoi canini da vampiro e i suoi occhi assatanati.
Obey, obbedisci. La sua opera è pervasa dall’ironico messaggio che incita a rispettare ciò che ci viene detto senza pensare con la nostra testa. Una delle stampe e pattern ricorrente cita infatti: “Never trust your eyes, believe what you are told” / “Non ti fidare mai dei tuoi occhi, credi in ciò che ti viene detto”.

Il suo pensiero può sembrare antitetico rispetto all’aiuto fondamentale che ha portato alla campagna elettorale di Obama in cui, almeno inizialmente, credeva davvero. Rimangono infatti tra i suoi lavori più conosciuti le stampe che riportano il presidente americano accompagnato da scritte come “HOPE”, “CHANGE” e “PROGRESS”. Bellissima l’opera manifesto della mostra che ritrae un Obama trionfante e sorridente sullo sfondo costituito dalla casa bianca e dai pattern di una bambina con in mano una colomba e di Angela Davis incorniciata dalla scritta “power and equality”, con una folla di persone nell’angolo in basso a destra che sperano nel cambiamento, pervasi da un blu sgargiante. Successivamente Fairey rimarrà deluso dal presidente ma, come sintetizza Sgroi, “La hope è passata, ma l’arte resta”.

Shepard Fairey è un artista che va analizzato. Non potete assolutamente pensare di posizionarvi al centro della sala, con le mani dietro la schiena, ad ammirare l’opera che si trova davanti ai vostri occhi, magari sospirando per la sua bellezza. Questo tipo di arte è molto diversa e va visionata in maniera estremamente attenta. La sua peculiarità e, oserei aggiungere, genialità sta proprio nel meravigliare l’osservatore che si accinge a scrutare ogni piccolo particolare dell’opera. L’importanza è nel dettaglio.
Nella rappresentazione della banconota che indica la faccia negativa del capitalismo, ad esempio, è importante leggere con attenzione ogni frase e notare ogni piccolo disegno al suo interno per avere maggiormente chiaro il pensiero di Fairey.

obey pan napoli

È interessantissimo notare, inoltre, il materiale cartaceo che si trova oltre i disegni. Singolari e impercettibili dettagli che non si possono notare se non si incollano gli occhi alle tele. Al di sotto delle stampe si possono vedere pagine ingiallite di vecchi libri, dizionari, elenchi telefonici o libri di scienze.

Shepard Fairey è molto attento anche al tema della guerra, che si lega strettamente a quello del potere.
Lampanti sono gli esempi costituiti da opere come Guns and roses, che ritrae le braccia di tre uomini che impugnano fucili otturati da rose, e la tristissima E pluribus venom, che rappresenta una bambina che sorride odorando una rosa che in realtà è una mina. Greetings from Iraq è di grande impatto e costituisce quasi una sorta di miserabile cartolina di uno dei paesi maggiormente vessati del nostro secolo.

Shepard Fairey rappresenta in maniera ironica un mondo pervaso da un’atmosfera tetra in cui tutto ci viene presentato in maniera diversa da ciò che è veramente, un mondo in cui i potenti giocano con le menti delle persone spingendole a non ribellarsi e a obbedire. A tratti può ricordarci il capolavoro di Orwell, 1984, che risulta ancora distopico, per fortuna, ma è comunque molto vicino alla realtà che ci circonda.
Moderno e internazionale, il pensiero di questo artista non vale solamente in paesi come l’America, ma può benissimo essere esteso al resto del mondo.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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