Tra sacro e profano: la sacerdotessa maledetta Patti Smith

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patti smith napoli

© Carmen Sigillo

L’esibizione di Patti Smith nella Basilica di San Giovanni Maggiore è stata preceduta da molte polemiche circa la sacralità del luogo e compagnia bella, polemiche a cui rimango totalmente estranea e che ho completamente ignorato, anche se mi hanno fatto porre un quesito: Patti Smith è cattolica? A cui è seguito un marzulliano “Si faccia una domanda e si dia una risposta”. Seguendo l’insegnamento del giornalista dalla folta chioma, ho deciso di non documentarmi assolutamente e sono arrivata all’evento convinta che lo avrei scoperto da me e così è stato. Tutto ciò che mi sono preoccupata di fare pochi istanti prima dello spettacolo è stato, in ordine cronologico: pensare a come riscaldare le mani nella gelida serata invernale, riuscire poi con successo a riscaldare le mani, constatare che lo zainetto che portavo con me liberava all’apertura un gradevole aroma di mortadella (grazie ai panini di mammà che però sono rimasti integri) e cercare di recitare a memoria, fatto che non saprei giustificare, la poesia Pianto antico di Carducci. Per la cronaca, ci sono riuscita. Quindi no, non ho dato particolarmente importanza alla questione, ma ormai la curiosità era stata stuzzicata e solo venirne a capo l’avrebbe riassopita.

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© Sissi Dell’Aversana

Faccio il mio trionfale ingresso nella Basilica napoletana e sento subito lo scongelamento avviato. Dopo che un ometto grande e grosso dello staff è riuscito con enorme fatica a strappare il mio biglietto (piegalo, perdiana, piegalo prima e poi strappalo! Non è una questione di muscoli) e avendo notato che gli amplificatori diffondono esclusivamente brani di Bob Marley, prendo posto e tra una battutina blasfema e l’altra attendo l’ingresso della sacerdotessa maledetta – abbiate pietà di me, non faccio la comunione da otto anni ed entro in chiesa solo per matrimoni, funerali et simila. Quando finalmente Patti Smith arriva, esordisce con un già annunciato inedito dovuto alla non proprio laica location dell’esibizione: fa da preambolo un breve discorso sul ciclo della vita, nascita e resurrezione e sulle sensazioni che avrebbero angosciato la Vergine Maria dando alla luce un figlio destinato a responsabilità tanto grandi. La voce dell’interprete, che mai come in questo contesto si potrebbe definire angelica, trasporta il pubblico in un’atmosfera celestiale (“Heavenly, heavenly” ripete il brano) che – complice anche la dedica – mi fa pensare che la performer sia palesemente cattolica. Ho trovato risposta alla mia domanda? Non ancora.

Continua con Ghost Dance, spendendo anche qui qualche parola sull’importanza di risolvere i problemi del mondo facendo ognuno la propria piccola parte, sull’essere una comunità. Come spesso farà anche in seguito, definisce la canzone introdotta come una little song. Dando per buona la definizione di “canzonetta” da lei stessa fatta, diventa ancora più sorprendente appurare quanto queste musicalità aggressive – mitigate dalla sessione acustica allestita per l’evento – e la fermezza della voce possano lasciare assolutamente senza parole. Fossero tutte così, le “little songs”. Fossero tutte capaci di lasciare sgomenti come fanno le sue.

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© Sissi Dell’Aversana

Più volte durante il concerto ritorna il nome di Frederick, il chitarrista padre di Jackson e Jessica, che accompagnano la madre rispettivamente alla chitarra e alle tastiere. È soprattutto il primo dei due a essere una vera e propria rivelazione, non solo dal punto di vista strumentale. Il periodo natalizio è infatti un ottimo pretesto per l’esecuzione di due brani a tema: Holy Night, sulla nascita di Cristo eseguita anche in presenza del Papa, e Blue Christmas, cover di Elvis Presley cantata proprio da Jackson, che conclude l’esibizione con una riuscitissima imitazione dell’icona del rock ‘n’ roll, che non può non divertire il pubblico. Arriva dalla stessa cantante l’annuncio che la famiglia di artisti ha un nuovo componente: il figlio chitarrista è diventato padre, facendo della poetessa americana una nonna rocker. Al neonato nipote dedica Beautiful Boy di John Lennon, ennesima cover, ennesimo omaggio. Il concerto della Smith, tra reinterpretazioni e location clericale, sembra essere non quello di una leggenda del rock, ma di un’umilissima e straordinariamente talentuosa cantante di provincia, che augura al suo pubblico un felice Natale e che si avvicina alle prime file nelle pause strumentali. Invece quella che abbiamo davanti è una vera e propria leggenda, ma è difficile ricordarlo quando manca completamente la pretenziosità che un’artista di questo calibro potrebbe permettersi. Non c’è un palco, nella Basilica, c’è solo una donna dalla voce mozzafiato che parla di sé come se fosse la vicina di pianerottolo.

Quindi, ricapitolando: carità cristiana, canti di Natale, un discorso sulla resurrezione… È decisamente credente, no? Nient’affatto. Presentando This is the girl Patti dice di essere estremamente grata dell’occasione di esibirsi in un posto tanto suggestivo quanto la Basilica di San Giovanni Maggiore, pur non essendo praticante. Si dice comunque simpatizzante per Papa Francesco, di cui apprezza la capacità di lasciare ai fedeli il libero arbitrio, e si dimostra molto rispettosa del credo e del luogo. Pare infatti che la canzone sopracitata sia stata scritta pensando (tra diverse donne) a Maria Maddalena, ma in occasione del live napoletano la dedica è rivolta alla sirena Partenope.

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© Sissi Dell’Aversana

Appurato che quindi la personale religiosità non ha nulla a che fare con la scelta della location, non rimane altro su cui concentrarsi che la musica. La sua meno nota indole di poetessa è palese in un brano come Birdland, in cui alle parti cantate si alternano lunghe, intense e urlate letture. Un’interpretazione istintiva, carica di emozioni che vale da sola l’intero spettacolo. Dopo aver eseguito anche la nota Pissing in a river, la Smith conclude il concerto con gli ultimi tre omaggi: uno a Lou Reed, eseguendo la sua onirica Perfect day e due al pubblico, a cui concede i suoi maggiori successi. Metà dei presenti si alza per avvicinarsi ai musicisti, Patti può finalmente guardarci tutti in volto, è letteralmente circondata da gente che canta e balla Because the night People have the power. Ritorna a rivolgersi a ognuno dei suoi ammiratori, a ricordare che abbiamo tutti la capacità, il potere di cambiare le cose.

Il fatto che il concerto nel complesso sia durato poco non è poi di grande rilevanza: nella sua brevità, questo live ha dimostrato di poter potenzialmente dare quello che molto altri artisti non riuscirebbero a trasmettere al proprio pubblico nemmeno avendo una scaletta di cinquanta brani a disposizione. A ogni singola parola è stato dato peso e a ogni singolo momento l’occasione di entrare nel cuore di un fortunatissimo pubblico. La seconda data napoletana di Patti Smith rimane stupefacente nella sua sobrietà, coinvolgente nella totale assenza di spettacolarità. Delle polemiche, a serata conclusa, non rimane assolutamente nulla.

Ringraziamo Sissi Dell’Aversana e Carmen Sigillo per averci concesso le loro foto dell’evento.

Scaletta

Cradle Song Inedito
Ghost Dance
Frederick
Birdland
Dancing Barefoot
Beautiful Boy (John Lennon cover)
This is the girl
Holy Night
Blue Christmas (Elvis Presley cover)
Peaceable Kingdom
Beneath The Southern Cross
Pissing in a river
Because the night
Perfect day (Lou Reed cover)
People have the power

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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