Un felicissimo Natale con i Foja nel girone dei musicisti maledetti

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foja teatro sannazaroIl teatro Sannazaro, nella sua indubbia bellezza, non si distingue certo per maestosità. La piccola platea è circondata dalle gallerie in un abbraccio familiare e dall’alto osservare le numerose persone che hanno rifiutato la tradizionale notte di Natale con i parenti accanto al caminetto non mette affatto malinconia. Questo perché all’ingresso dei Foja, spensierati e coinvolgenti, si viene a creare una meravigliosa atmosfera familiare che per la festa in questione è a dir poco perfetta e che non fa affatto rimpiangere il salotto di casa e i caldi tappeti su cui sedersi a gambe incrociate.

Anche perché il loro stesso nome, nel dialetto partenopeo, è sinonimo di impeto, foga, e il gruppo dimostra di non esserne certamente estraneo. In più il dialetto è parte integrante dello spettacolo, non solo perché i loro testi sono genuinamente scritti in napoletano, come a ribadire un’appartenenza che si mette a servizio dell’espressione più pura, ma anche perché tra il palco e la platea i diversi botta e risposta avvengono così, nel dialetto della città, come succederebbe stuzzicandosi tra amici. Qualunque persona presente al concerto del 25 dicembre della band napoletana potrà benissimo dire di aver trascorso il giorno di festa con i propri cari, perché tali diventano i componenti dopo aver instaurato con impressionante facilità un rapporto di estrema confidenza con chi sta lì ad ascoltarli. Non bisogna ad ogni modo farsi trarre in inganno: a livello strumentale, i Foja non hanno nulla di casareccio. Sono sì orecchiabili, coinvolgenti e spesso e volentieri allo stesso livello del pubblico, ma si concedono anche assoli di chitarra e, accompagnati sul palco da Fabio Renzullo, di armonica e tromba.

Dario Sansone, cantate e frontman, veste gli abiti del rocker e rompe prima una corda, poi diverse volte la tracolla della chitarra e condivide con il pubblico un pensiero che probabilmente tutti avevamo già precedentemente avuto: «Per Natale dovevo farmi regalare una chitarra nuova». Insomma, martirizza il povero strumento come se Kurt Cobain si fosse reincarnato in lui, ma l’aspirante grunger non è molto credibile come ribelle indomabile quando, rispettoso della celebrazione e della già citata atmosfera familiare, cerca mammà e papà tra gli spettatori. Speriamo che i genitori abbiano colto al volo l’idea per un gradito regalo al figlio musicista.

foja teatro sannazaro

© Melania Puolo

I Foja sono un turbinio di emozioni, un uragano da cui è impossibile non lasciarsi catturare e le folate delle loro intime canzoni posso fare il solletico strappando un ghigno compiaciuto come colpire dritto allo stomaco. Le diverse sfumature empatiche in cui il pubblico è coinvolto sono numerosissime e, difatti, nella lunghissima scaletta l’atmosfera è in costante cambiamento. Si ride, balla, si fanno dondolare le braccia al ritmo lento di alcune ballate e sorprendentemente si piange (e nemmeno poco) con Donna Maria come con ‘o sciore e ‘o viento. Quest’ultima in particolare, riproposta in un bis finale insieme alla candidata al David di Donatello ‘a Malia, mi fa lasciare il teatro con ancora le lacrime agli occhi, che però scorrono sul sorriso più ampio che sia riuscito a fare negli ultimi tempi e spero che il contrasto possa rendere particolarmente chiara la capacità del gruppo di lasciare tutt’altro che indifferenti.

È ospite d’eccezione del concerto il comico Gino Fastidio, che con le sue irruzioni totalmente improvvisate sorprende sia pubblico che band e prende parte attiva al contrasto emotivo di cui sopra, facendo il suo ingresso proprio dopo l’incriminata ‘o sciore e ‘o viento e rendendomi emotivamente confusa. Rido? Piango? Nel dubbio, entrambe. In più lo stesso si unisce in un duetto con la band in Cca niente se fà, insieme a Libera Velo, e si prodiga con un pedale definito “cazzibbocchio robotronico ripetitore” nell’esilarante registrazione di un brano improvvisato, in cui si sovrappongono la sua voce a quella di Sansone, pubblico, guest e strumenti.

foja teatro sannazaro

© Melania Puolo

Non sono però Gino e Libera gli unici ospiti d’eccezione della serata. Si uniscono ai Foja Roberto Colella, voce dei La Maschera, in Da sule nun se vence maje, il rapper Francesco Paura in Marzo adda passà, Francesco Di Bella in Donna Maria e infine Gnut in La canzone della felicità, una cover dei Tarall&Wine che in comune alla band e a molti degli artisti ora citati hanno la presenza nella colonna sonora nel film d’animazione vincitore degli European Film Awards. Parlo di L’arte della felicità, la pellicola del regista Alessandro Rak, salito sul palco – statuetta alla mano – col produttore Luciano Stella. Una quantità inestimabile di orgoglio partenopeo in una sola serata, quella trasmessa dagli artisti coinvolti nella concerto natalizio, che esprime una forte voglia di creare una vera e propria comunità, fondata sul sostegno reciproco.

Vista la location, non ci si nega un po’ di teatralità. Durante ‘A ballata do diavolo si concede agli sguardi ammirati del pubblico un duo acrobatico, che volteggia in un intreccio studiato di nastri rossi. Luci dello stesso colore, sottofondo strumentale e un’atmosfera veramente infernale. I Foja ci portano nel girone dei musicisti maledetti.

Pur provando già una forte ammirazione per il gruppo, tale da spingermi a trascorrere il Natale in loro compagnia, questo concerto è una piacevolissima sorpresa. Non perché mi abbia portato a rivalutarli (come ho già detto, ero già precedentemente consapevole del loro potenziale), ma perché quello che nelle mie aspettative sarebbe dovuto essere un tranquillo live melodico in teatro, si è invece rivelato uno dei migliori spettacoli a cui abbia mai assistito, basato su contrasti emotivi, musicali e intermezzi comici che lasciano incredibilmente sollevati da preoccupazioni, ansie e qualunque altra cosa ci sia al di fuori della notte trascorsa. Napoletani oppure no, dovreste concedervi la stessa esperienza.

Ringraziamo Melania Puolo e Luigi Gelli per averci concesso le loro foto dell’evento.

Scaletta

'a Malia
E po' succere
Cose 'e pazze
Vita
Che m'e fatto (The showmen cover)
Dimme ca è overo
Da sule nun se vence maje
Marzo adda passà
Donna Maria
'o sciore e 'o viento
Tu me accire
Natalina
'a ballata do diavolo
'na storia nova
Da quale parte staje
Chell ca ce stà
Maletiempo
La canzone della felicità (Tarall&Wine cover)
Maruzzella (cover)
Cca niente se fà
Se po' sbaglia'
BIS
'A Malia
'O sciore e 'o viento

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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