«Entrò nella mia vita per non uscirne più», L’amico ritrovato per la giornata della memoria

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Ogni 27 Gennaio dal 2006 si celebra la Giornata Internazionale della Memoria. Questa data non è stata scelta casualmente dalle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’olocausto, ma è profondamente simbolica: esattamente settant’anni fa veniva liberato il campo di concentramento di Auschwitz e un terribile capitolo della nostra storia stava per chiudersi. Ma non definitivamente.
D’altronde, si sa: quando finiamo un libro, anche dopo averlo messo da parte, dopo mesi e mesi di polvere e oblio, lo vediamo spuntare da un angolino nascosto del nostro inconscio e ci ritroviamo a pensarci per ore, giorni, talvolta settimane. Ci sono periodi, epoche, aberrazioni che vorremmo dimenticare, anni che ci piacerebbe non fossero mai esistiti, pagine e pagine che preferiremmo strappare dai libri di storia, racconti di genitori e nonni che ci sembrano degni dei migliori romanzi di Stephen King. Sensazioni che gran parte di noi non ha vissuto, ma che sono estremamente vivide nella nostra mente. Vicende, insomma, a cui preferiremmo non pensare; che ci mettono tristezza, che ci seccano la gola, che ci bagnano gli occhi. Che ci fanno vergognare di appartenere al genere umano.

Eppure, l’imperativo è uno solo: ricordare. Ricordare, anche se fa male. Passare il messaggio anche ai nostri figli e fratellini, a costo di costringerli a dormire con la lucina accesa per qualche notte. Penetrare l’indifferenza, l’apatia, l’ignoranza. Sperare che Vico si fosse sbagliato di grosso, che la storia non sia solo una serie di corsi e ricorsi, che questa catena debba pur spezzarsi a un certo punto. Insomma, dare il nostro contributo che, anche se oggi può sembrarci microscopico, un giorno potrebbe avere conseguenze abnormi.

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Ma non sono qui a farvi una lezione di storia quest’oggi – per fortuna! –, perché non ne avrei né la voglia né tanto meno le competenze. Sono invece qui perché voglio condividere con voi un libro che mi ha cambiato la vita, che molti conosceranno sicuramente, di cui alcuni invece non avranno mai sentito parlare. Il mio libro è molto piccolo, un capolavoro minore, come viene definito nella prefazione da Arthur Koestler. Talmente piccino che ci ho messo mezz’ora per trovarlo sulla libreria tra gli altri volumi, immensi a confronto. Il mio libro è corto lungo solo 92 pagine e peserà appena qualche grammo, ma ha lasciato un peso dentro me di cui, dopo quattro anni, ancora non riesco a liberarmi. Il mio libro si chiama L’amico ritrovato, ed è stato pubblicato nel 1971 da Fred Uhlman all’età di settant’anni.

Credetemi se vi dico che non ha niente da invidiare ai suoi compagni più prolissi e pesanti. Perché l’amico ritrovato non è un libro gravoso, di quelli che vi fanno tenere la nausea per trecentosettanta pagine, che descrivono le atrocità di un campo di concentramento o le innumerevoli discriminazioni a danno degli ebrei. L’amico ritrovato è la storia di un’amicizia tra due ragazzini, Hans e Konradin, che hanno avuto la sfortuna di vivere in Germania nel 1933 e di appartenere l’uno a una famiglia ebrea, l’altro a una nobile dinastia polacca. Essendo il romanzo così breve, sento che ogni informazione superflua andrebbe a sminuire l’originalità della storia e il piacere della lettura. È un libro a cui tutti dovrebbero dedicare un paio d’ore almeno una volta nella vita, unico nel suo genere, di una delicatezza singolare ma allo stesso tempo profondamente toccante. Un libro che, per quanto piccolo, si farà spazio nel vostro cuore e occuperà negli anni un posto sempre più grande. Invitando vivamente alla lettura di questo romanzo in miniatura, concludo con le parole dello stesso Koestler:

Centinaia di grossi volumi sono stati scritti sul tempo in cui i corpi venivano
trasformati in sapone per mantenere pura la razza ariana, tuttavia credo sinceramente
che questo smilzo volumetto troverà una sua collocazione duratura negli scaffali
delle librerie.

About author

Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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