Oriana Fallaci, la miniserie per ricordarla: prodotto commerciale?

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l'oriana

Arrivati nel 2015 il cinema e la televisione hanno esaurito le storie nuove e pure le idee. Proliferano film, sceneggiati, miniserie e quant’altro su ogni essere umano che abbia avuto almeno cinque secondi di fama nella sua vita. Ma ecco che, nel mare di personaggi, alcuni sceneggiatori (Marco Turco, che è anche il regista, Sandro Petraglia e Stefano Rulli) si sono ricordati di Oriana Fallaci. È nata una miniserie in due puntate, andata in onda i giorni scorsi, intitolata L’Oriana.

Per un lettore interessato e attento questa poteva essere un’occasione ghiotta per vedere, finalmente, sullo schermo uno sceneggiato che raccontasse la vita di una grande giornalista e scrittrice quale è stata Oriana Fallaci (1929 – 2006). E, in effetti, anch’io mi sono lasciata lusingare da questa offerta e ho guardato la miniserie con attenzione. Non conoscevo molto bene né la donna Oriana né la scrittrice e giornalista Oriana. Un po’ perché l’ho sempre vista come un “mostro sacro” che va letto e affrontato con attenzione, che finora mi è mancata, un po’ perché mi è mancata l’occasione di conoscerla attraverso le sue opere. Perciò prima di guardare lo sceneggiato mi sono informata. Ho letto la sua biografia, qualche estratto delle sue opere e alcuni articoli delle testate online più seguite per conoscere il parere della critica. Leggendo e informandomi mi si è aperto un mondo: tra errori e inesattezze storiche, passaggi romanzati o saltati e un’Italia lasciata sullo sfondo, quasi trascurata a confronto del resto del mondo, il quadro non era tra i migliori (tralascio l’interpretazione della protagonista Vittoria Puccini, non perché non mi sia piaciuta, ma perché l’apprezzare o meno un attore è del tutto soggettivo).

l'oriana

Con queste premesse, mi sono messa davanti alla televisione ed ho seguito attentamente la miniserie. Se non mi fossi informata, avrei apprezzato questo lavoro, lo avrei trovato sopra gli standard (per altro bassissimi) della televisione italiana. Il prodotto potrebbe sembrare quasi raffinato e ricercato agli occhi dello spettatore medio che tutto guarda e tutto assorbe. Allo spettatore che, invece, cercava la donna e giornalista Oriana con tutte le sue sfumature, i suoi dolori e le sue vittorie, credo sia venuto il latte alle ginocchia. Ovviamente, un adattamento non può riprendere ogni secondo della vita del personaggio, ma in questo caso sono stati lanciati un sacco di razzi, ma nessuno ha lasciato una scia luminosa. In poche battute sono stati affrontati temi quali la maternità (tema carissimo alla Fallaci) o la morte di Panagulis (dopo la quale la Fallaci si dimise da L’Europeo e abbandonò il giornalismo attivo). E una mancanza simile per chi ha adorato la donna Oriana è inaccettabile.

La storia viene narrata in funzione del finale: tutto è costruito per arrivare a La rabbia e l’orgoglio (29 settembre 2001), che la Fallaci scrisse dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Lo sceneggiato vuole presentare il percorso teologico che ha portato la giornalista Oriana alla battaglia antimussulmana. Che spreco di spunti, possibilità e fatti. L’Oriana vera non era soltanto questo, ma lo spettatore medio lo avrà capito? O avrò consumato questo prodotto in funzione del finale?

In conclusione, credo che L’Oriana, diretto da Marco Turco, possa essere un buon prodotto di base se preso come spunto per approfondire, conoscere e apprezzare una grande donna come la Fallaci o se preso come un qualcosa in più rispetto a ciò che già sappiamo della donna e giornalista Oriana. Non è un buon prodotto per chi vuole avvicinarsi alla Fallaci senza alcuna intenzione di scoprire altro. Un vero peccato! Se ci avessero messo un po’ più di attenzione poteva uscirne un ottimo lavoro raffinato e allo stesso tempo divulgativo.

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Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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