Il fumetto è letteratura? Il Premio Strega acconsente

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dimentica il mio nome

Dettaglio della copertina di Dimentica il mio nome, disegnata da Gipi e Zerocalcare

Ecco, ci risiamo. Dopo il caso dell’anno scorso che proponeva Unastoria di Gipi tra i candidati del prestigioso Premio Strega, anche in questa edizione partecipa alla corsa alla vittoria un disegnatore, per di più molto celebre: Zerocalcare. Il suo ultimo lavoro, Dimentica il mio nome, è in gara per il riconoscimento e il fatto che si replichi l’evento (non più) eccezionale del 2014 porta a chiedersi: allora questi fumetti sono letteratura oppure no? Perché se in metro leggo un romanzo qualcuno mi guarda come se avesse di fronte un Premio Nobel e se porto Dylan Dog invece scappa la risata o l’occhiataccia? Non sarà mica che da oggi potrò difendermi dicendo: “Caro individuo sconosciuto, si informi, allarghi i suoi orizzonti, ormai queste opere concorrono ai premi letterari, non hanno proprio nulla da invidiare a un mattone di cinquecento pagine di parole stampate”? Perché non vedevo l’ora. A questo evento, io, ero pronta già da troppo. Finalmente la rivincita del fumetto!

È innegabile: comic book e graphic novel (i primi in particolare) sono da sempre guardati con un po’ di pregiudizio, associati a un infantilismo che nei fatti non sussiste. Ovviamente non si vuole far passare il supereroe di turno – lo dico senza disprezzo – come un capolavoro letterario, ma d’altra parte non è detto che un romanzo non possa essere sinonimo di disimpegno. Non sempre si ha voglia di leggere Guerra e pace, così come avere tra le mani un volume illustrato non significa che questo non sia dotato di un certo spessore. Le candidature di cui sopra ne sono la dimostrazione e non solo quelle.

Vogliamo forse negare il valore letterario di una sceneggiatura come quella di Blankets? O la straordinaria capacità di Marjane Satrapi di raccontare l’Iran con Persepolis? Non credo sia possibile. Eppure le due opere citate sono fumetti. Chiamiamo le cose con il loro nome: definirli “romanzi grafici” non cambia la loro essenza. Dà solo l’impressione che si stia parlando di qualcosa di diverso, li eleva e li distingue da quei prodotti sempliciotti e bistrattati, ma non ce n’è alcun bisogno. In qualunque modo vengano definiti, il loro valore resta immutato, alla pari di qualunque romanzo affine. Non è detto che il fumetto debba essere sempre e comunque più accessibile del romanzo, specialmente se il primo è di Brooke Gladstone (autore del saggio illustrato Armi di persuasione di massa) e il secondo invece di Fabio Volo (autore di… va be’, ora “autore”, non esageriamo).

fumetto letteratura

Di casi del genere è ricco anche il mercato italiano. Non parlo solo dei due già citati, ma anche, ad esempio, di Toffolo, a cui va il merito di aver realizzato un’intervista impossibile magistralmente illustrata dedicata a Pier Paolo Pasolini, riportando in vita il genio dell’eclettico e controverso artista con un appassionato dialogo. Non solo: vi avevamo già parlato anche di Sergio Gerasi, che con il suo In inverno le mie mani sapevano di mandarino è riuscito a creare un racconto incredibilmente toccante sul valore dei ricordi. La lista di nomi potrebbe continuare: Tuono Pettinato e le sue biografie, Paolo Bacilieri con l’enigmatico Fun… Difficilmente si riesce a definire questa “espressione di Serie B”.

Allora questo beneamato fumetto cos’è? Qualcosa di inferiore rispetto alla letteratura che ci insegnano a rispettare tra i banchi di scuola? No, assolutamente. È una forma diversa di comunicazione, che può essere finalizzata a qualunque tipo di narrazione, perfino quella analitica, e che può essere mutato e sfruttato a proprio piacere tramite non solo la sceneggiatura e tutti gli elementi che ne fanno parte (dialoghi, intromissioni del narratore, registro linguistico), ma anche la parte grafica, che rende oggettiva e tangibile la visione dell’autore. La grande differenza tra fumetto e letteratura è proprio questa: le sole parole obbligano il lettore a fare uno sforzo d’immaginazione, il disegno, invece, no. Le intenzioni dell’illustratore sono incontestabili, i personaggi hanno date fattezze e le ambientazioni specifiche caratteristiche, ma questi connotati prendono vita grazie agli stili diversi e unici di chi impugna la matita e possono diventare ora caricaturali, ora iperrealistici.

Questo però non significa che al fumetto sia legata una totale assenza di riflessione: spingere a meditare è possibile grazie all’infinita varietà di storie che con questo mezzo si possono raccontare, storie in grado di commuovere, sconvolgere, togliere il fiato oppure divertire, emozionare, far sognare. La comunicazione intelligente non è solo letteratura e finalmente è riconosciuta un’alternativa. Gipi e Zerocalcare sono riusciti a dimostrarlo, il Premio Strega conferma e, nel mio piccolo, lo faccio anch’io.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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