La guerrilla di Robert Montgomery

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Siete in auto. Accendete la radio, la vostra canzone preferita è la prossima che verrà trasmessa. Pubblicità. Cinque interminabili minuti di pubblicità inutile che troppo spesso sfiora il ridicolo. Siete sdraiati sul divano, state guardando la tv. Pubblicità. Il trauma della pubblicità che ci perseguita da quando siamo piccoli e stiamo seguendo con passione il film per bambini delle 21.00 che viene improvvisamente interrotto dalla ragazza dai denti smaglianti che ci svela il segreto della sua linea. La pubblicità sembra seguirvi, eccola lì, per strada, mentre camminate tranquillamente per tornare a casa. I cartelloni pieni zeppi di annunci e i volti poco piacevoli dei politici stampati su manifesti propagandistici che vengono affissi l’uno di fianco all’altro, di seguito, sembra quasi che stiano elemosinando il vostro voto. In alcune strade di Londra questo non accade grazie uno street artist che ricopre cartelloni pubblicitari ma non vuole vendervi nulla: Robert Montgomery.

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Nasce in Scozia nel 1972 e studia all’accademia d’arte di Edimburgo per poi trasferirsi a Londra nel 1999. Qualcuno lo chiama vandalo, qualcuno lo definisce un genio. Fatto sta che Montgomery non passa inosservato, ricoprendo gli spazi destinati alla pubblicità con manifesti contenenti messaggi scritti in carattere bianco su sfondo nero o, addirittura, incidendoli in legno o creando poesie infuocate. Guerrilla poetry, la poesia che fa riflettere e che ha come obiettivo quello di risvegliare gli animi ponendoli in contrasto con la politica, il potere dei media, la società e il consumismo.

L’artista relativamente “sconosciuto”, che spesso rimane nell’ombra operando durante la notte, è un esponente di una corrente tutta inglese, Brandalism (dalla fusione delle parole Britain e Vandalism) e non sembra volersi fermare. Talvolta i media lo dipingono come un criminale da quattro soldi che non fa che imbrattare spazi pubblici creando danni anche a livello economico. L’artista, in realtà, è molto più intelligente di quanto si voglia far credere. Un sovvertitore, un ribelle, un rivoluzionario pacifista che invoglia alla riflessione e che si impegna per creare empatia con i suoi eventuali e casuali spettatori. Si rivolge alla gente di strada, letteralmente, a chi camminando si imbatte in uno dei suoi lavori, a chi partecipa alle sue esposizioni con le quali, schiettamente, Montgomery confessa di pagarsi l’affitto.

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Si definisce un post-situazionista (da Wikipedia: Situazionismo, movimento rivoluzionario in campo politico e artistico della seconda metà del Novecento, con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche di inizio Novecento, ndr) e si ispira, tra i tanti, a Marcel Duchamp, Joseph Beuys, Sylvia Plath.
La gente lo apprezza, lo incoraggia e si mostra solidale e partecipe alla sua opera che vuole solamente restituire all’arte la sua funzione provocatoria mirata al miglioramento della società e alla presa di coscienza collettiva.
Il curatore Manuel Wischnewski lo definisce un ghostly whisper.

Non avendo parole migliori posso raccontare un momento magico che avviene nel lavoro di Robert Montgomery: nel bel mezzo di una strada possiamo imbatterci in una delle sue poesie e realizzare che qualcuno sta veramente parlando con noi. […] Ci riconosce, nei suoi lavori. Parla insieme a noi, non semplicemente a noi. Con quel riconoscimento, da qualche parte in una strada, in mezzo a persone sconosciute, è un momento profondamente significativo.

Entra nel mondo di chiunque, cattura i sentimenti in maniera onesta e comprensiva, creando un dialogo in cui lo spettatore stesso riesce a ritrovarsi.

Il lavoro di Robert non è mai basato sulla paura.

Lo storico d’arte Edward Lucie-Smith afferma:

Sì a questo progetto, ancora sì. È arte democratica, è letteratura democratica. Mi piace vederla in Gran Bretagna.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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