La primavera di Alda Merini

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21 marzo 1931 in viale Papiniano 57, a Milano. Fin da piccola Alda Merini era una ragazza sensibile, malinconica, poco compresa dai suoi genitori e tendeva a isolarsi e ben presto ha cominciato a rifugiarsi nella scrittura. A soli 15 anni, infatti, esordisce grazie all’aiuto di Giacinto Spagnoletti, che riuscì a captare velocemente il suo profondo talento artistico. Seguono poi diversi periodi di depressione e di internamento, le ombre della sua vita che l’accompagneranno a lungo, il disturbo bipolare che perseguitò lei e altri come Charles Baudelaire, Ernest Hemingway, Virginia Woolf.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

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La poetessa dei Navigli nel 1968 ci regalò la sua prima opera in prosa, L’altra verità. Diario di una diversa, dopo l’orribile esperienza nell’Ospedale psichiatrico di Taranto, dovuta al crollo psicologico provocato dalla morte del marito. Nella prefazione Giorgio Manganelli scrive: “È una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano”.

Credo che contro la pazzia niente e nulla possano valere. Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.

21 marzo, la primavera e rinascita di Alda Merini e dell’attività poetica in sé, siccome oggi si festeggia la giornata mondiale della poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999. La poesia è la pelle del poeta. Donna, poetessa e madre, fragile ma inarrestabile. Nelle sue opere è certamente ravvisabile tutta la sua profondità e la consapevolezza della sua fragilità psicologica, la sua pazzia, e allo stesso tempo il bisogno di rifugiarsi nelle parole perché ogni poeta vende i suoi guai migliori. La ricordiamo anche noi, con un sorriso, riportando questi pochi versi che lei stessa dedicò proprio ai poeti.

Eppure i poeti sono inermi,
l’algebra dolce del nostro destino.
Hanno un corpo per tutti
e una universale memoria,
perché dobbiamo estirparli
come si sradica l’erba impura?

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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