Metropolis, il capolavoro restaurato al cinema

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metro_2Nel 1927, a Berlino, venne proiettato per la prima volta Metropolis. La versione di 153 minuti che venne portata in sala in quell’occasione, però, è completamente diversa da quella che venne proiettata successivamente in America e nel resto del mondo. Le varie censure diminuirono drasticamente la durata del capostipite del genere fantascientifico, raggiungendo la durata di 116 minuti.

Ottantotto anni dopo, però, la Cineteca di Bologna distribuisce in Italia la versione restaurata del film, ovvero la versione comprendente delle immagini ritrovate a Buenos Aires nel 2008. Alcune erano troppo danneggiate e al loro posto sono stati inseriti dei cartelli che raccontano le scene mancanti, mentre altre sono state recuperate ed inserite, nel formato 16 mm, diverso dal resto della pellicola in 35 mm. Sì, ora mancano solo tre minuti da recuperare per poter ripetere le proiezioni di Berlino, ma questo non è tutto, perché con quest’operazione di recupero e restauro si è riusciti anche ad ottenere la colonna sonora originale di Gottfried Huppertz.

Restituire al pubblico un capolavoro del genere è un gesto davvero importante, che, stando alle sale piene e alle belle impressioni condivise sui social, è stato apprezzato sinceramente da tanti. Straordinariamente, anche da molti giovani. Beh, chi se l’aspettava di trovare tanti ragazzi in sala, pronti a sorbirsi due ore e poco più di cinema muto? Eppure è successo e questa cosa, forse, merita anche più attenzione del fatto che uno dei film più importanti della storia del cinema sia stato riportato nelle sale italiane, rivendicando la propria identità.

Ma no, questo sarebbe esagerato, perché si andrebbe a sottovalutare la storia del film e del suo autore. Sì, perché non tutti si rendono conto di cosa ci sia dietro Metropolis. C’è una coppia, tra le tante cose. Il regista, Fritz Lang, e la sceneggiatrice, Thea von Harbo, erano infatti sposati e divorziarono dopo aver collaborato a lungo perché lei aderì al partito nazista, mentre lui temeva che il suo cinema, sgradito dal regime, potesse causargli problemi. Gli fu anche offerto il ruolo di dirigente delle attività cinematografiche, ma declinò in seguito alle aspre critiche che i suoi film ricevettero, pensando che si trattasse di una trappola.

metropolis3Resta comunque indiscutibile il fatto che alcune immagini della Germania nazista ricordino in maniera strabiliante quelle presenti in Metropolis, come gli operai che effettuano il cambio di turno in una delle prime scene del film, indossando indumenti spaventosamente simili a quelli che si indossavano una volta deportati nei campi di concentramento e muovendosi come se andassero verso il patibolo, come se fossero deportati. Ma, ovviamente, queste somiglianze non possono essere lette come un’apologia al nazismo, piuttosto come una possibile ispirazione per il regime che di lì a poco si sarebbe istaurato.

Altrettanto palesi sono i richiami ad Orwell (1984), alla filosofia di Marx, alla religione e ad altro, ma ci sono tantissime analisi che approfondiscono a dovere questi aspetti del film. Nonostante tutto ciò, però, bisogna riconoscere l’autonomia con cui la trama si sviluppa attorno a questi riferimenti, proponendo una storia che riflette in maniera omogenea le intenzioni della sceneggiatrice e del regista (tranne per quanto riguarda il finale, su cui il regista era in forte disaccordo, ma che accettò ugualmente).

Un capolavoro indiscusso, ancora capace di stimolare riflessioni e dubbi, che bisognava riportare in sala, per la gioia degli appassionati che “rosicavano” tanto all’idea di non aver assistito alla prima proiezione, di questo come di molti altri film, e per il bene di chi è alle prime armi col cinema. Sembra quasi che si sia diffusa la consapevolezza della necessità di far rivivere certe immagini e, insieme ad esse, le emozioni che regalano al pubblico a prescindere dal contesto storico, geografico e vattelapesca. Senza dimenticare, poi, di quanto il cinema possa rivelare di un periodo storico, esplicitamente o meno, rivelandosi così un’esauribile archivio di esperienze umane che bisogna assolutamente tramandare.

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Giorgia Spizzuoco

Giorgia Spizzuoco

A grandi linee: guardo film, li recensisco e li amo.

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