Cinque motivi per guardare Mario Bava

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Mario Bava

Siamo in Italia, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Il cinema ha raggiunto ormai il suo massimo splendore, con i vari Fellini, De Sica, Leone e tanti altri. Nasce però l’esigenza da parte di alcuni giovani di creare un nuovo cinema, di uscire dai canoni della “commedia italiana” o degli spaghetti western che tanto andavano in voga in quell’epoca. Sorge così una sorta di movimento, filone cinematografico di film di serie B, i B-movie, dove si contrappongono alle inquadrature solari, ai piani sequenza un nuovo tipo di regia più dinamica, cupa, movimentata (caratteristica principale di questo filone sono gli zoom). Stiamo parlando dell’avvento dell’horror all’italiana. Il suo maggior esponente, nonché promotore di tale genere, è Mario Bava. Regista nostrano nato a Sanremo nel 1914, è considerato il maestro dell’horror italiano, genere che poi verrà intrapreso e ripreso dai vari Lucio Fulci, Dario Argento o lo stesso figlio del regista Lamberto Bava. Ecco cinque motivi per guardare oggi un film di Bava.

1. Perché è italiano

Troppo spesso ci si lamenta della decadenza del cinema italiano odierno, tranne alcune rare, piacevoli eccezioni, rispetto a quello americano, hollywoodiano. Bisogna però ricordare che esso non esisterebbe senza autori come Mario Bava, che ha dato vita a diversi generi cinematografici che noi oggi conosciamo bene: pulp, splatter, slashergotico, giusto per fare alcuni nomi. Bava non fu apprezzato subito dal pubblico italiano, che appunto definiva i suoi film dei B-movie, film di seconda categoria. Oltremanica era già considerato un maestro. Per la sua coronazione in Italia, invece, bisognerà aspettarne la morte. Per la serie “Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra”. Quindi guardiamo Bava, guardiamo il cinema italiano, quello bello.

2. Perché fa venire la bava alla bocca…

Mario Bava…e non è solo una battuta. I suoi film, infatti, sono pieni di suspance, grazie anche a uno splendido uso degli zoom e del colore, che con i suoi toni forti riesce a ipnotizzare lo spettatore. Le atmosfere, le scenografie da lui create sono sempre eccellenti e appropriate a una sceneggiatura non sceneggiatura, o almeno così direbbe Scorsese: «Mi piacciono molto i film di Mario Bava, nei quali non c’è praticamente storia, solo atmosfera, con tutta quella nebbia e le signore che camminano lungo i corridoi: sono una sorta di gotico italiano. Bava mi sembra appartenere al secolo scorso».

3. Perché anche con pochi soldi si possono fare lavori eccellenti

Data la scarsa considerazione nella penisola, Bava ha sempre avuto a disposizione budget ridotti per i suoi film, ma ciò non ne ha mai ostacolato la creazione. L’esempio più eclatante può essere Cani arrabbiati, girato con cinque attori principalmente all’interno di una macchina. Quando si hanno pochi soldi si riesce a dare maggior spazio alla fantasia: Bava, infatti, grazie a trucchi da lui stesso inventati, riusciva a sopperire alla mancanza di soldi e tecnologie. Ciò non può che confortare e ispirare i giovani di oggi che inseguono il sogno di diventare registi, quindi basta scuse e datevi da fare!

Il suo genio, e il lascito per quelli che vengono dopo di lui sta nel fatto che qualunque siano le condizioni, si possono fare magnifici lavori.

(Roger Coman su Mario Bava)

4. Se a omaggiarlo è David Lynch vuol dire che è bello

Mario BavaSì, è proprio così: nell’ultima puntata di Twin Peaks, la famosa scena dove l’agente Cooper viene inseguito dal suo doppio malvagio è un chiaro riferimento e omaggio a Bava e più specificamente a Operazione Paura, dove capita lo stesso al protagonista, Giacomo Rossi Stuart. Non solo Lynch o il già citato Scorsese, anche Tim Burton nel suo Mistero di Sleepy Hollow cita esplicitamente Bava e il suo film La maschera del demonio.

5. Ci vogliono 3 739 803 Tarantino per fare un Bava

Lo stesso Tarantino affermò che in ogni sua inquadratura «c’è il genio di Mario Bava».

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