Maurizio de Giovanni e la Napoli di commissari e mentecatti

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Maurizio de Giovanni

È stata ospitata il primo aprile al Teatro Bellini di Napoli la conferenza stampa che presenta a pubblico e giornalisti lo spettacolo teatrale Qualcuno volò sul nido del cuculo, tratto dall’opera omonima di Ken Kesey e reso noto al grande pubblico dalla trasposizione cinematografica di Miloš Forman, interpretata da Jack Nicholson. Alessandro Gassmann dirige il testo riadattato dallo scrittore Maurizio de Giovanni, che definisce il romanzo originale come una “Grande Storia”, che lo ha portato a «trasportarne gli elementi primari in un tempo e in uno spazio più vicini, per vedere se anche in un luogo disperato e terribile come un ospedale psichiatrico della nostra tormentata Campania e in un tempo di urla e silenzi come i primi anni Ottanta potevano sopravvivere le amicizie, i rancori e le tenerezze di questa meravigliosa e delicatissima Storia». Le dichiarazioni dei due autori creano alte aspettative: lo spettacolo viene presentato come «una lezione di impegno civile», «un vero e proprio inno alla libertà» indirizzato a una vasta platea, pronta a essere emozionata dalla genuina follia dei personaggi portati sul palco. Ne consegue che Rande McMurphy diventi Dario Danise, che lo slang americano diventi dialetto napoletano e che le dinamiche vengano trasferite dall’Ospedale Psichiatrico di Stato di Salem all’Opg di Aversa. A seguito della conferenza, approfittiamo della presenza di de Giovanni per rivolgergli alcune domande sui suoi romanzi e il difficile ruolo rivestito nell’adattare il celebre lavoro di Kesey, alla scoperta di una Napoli in cui l’arte riesce perfettamente a mettere le radici, che si parli dei racconti del commissario Ricciardi o di personaggi dalla sfrenata pazzia.

I personaggi delle sue storie sono sempre particolari e denotati da una profondità non indifferente. Sono tutti frutto della fantasia o qualcuno è ispirato a persone reali?

Vengono tutti da persone reali, ma sono tutti ispirati dalla fantasia. I personaggi sono sempre un composto, un medley di incontri, persone che ho conosciuto, volti e parole. Sono sempre presenti entrambe le influenze, quando si scrive si mischiano questi due aspetti.

Qualcuno volò sul nido del cuculoQuanto crede che la Napoli di Ricciardi sia diversa da quella che viviamo oggi e in che aspetti è cambiata maggiormente?

La Napoli di Ricciardi è diversissima, è diversa nella scala dei valori, è diversa nella struttura ed è diversa perché la seconda guerra mondiale è stata uno spartiacque etico nella storia di questa città. Però ha anche dei valori universali e perenni che insistono soprattutto sulla capacità di comunicazione reciproca, che è molto vasta e presente.

Ricciardi è protagonista di un fumetto disegnato da Claudio Valenti, ispirato al racconto Mammarella. La trasposizione grafica è un caso isolato?

No, anzi, esce e verrà presentato al Comicon una seconda graphic novel tratta da un racconto che si chiama I vivi e i morti, sempre con Ricciardi ed è molto atteso. Sarà uno degli eventi centrali del Comicon e ne sono molto orgoglioso.

Prima di affermarsi come scrittore era un dirigente bancario. Com’è cambiata la sua vita?

Direi in peggio, dal punto di vista degli impegni. Nel senso che prima avevo il problema di come impiegare il tempo libero, adesso ho il problema di non averne. Il tempo libero che ho lo occupo dormendo e mi addormento istantaneamente e in qualsiasi situazione, perché ho tanto di quel sonno arretrato che appena posso dormo.

Riguardo lo spettacolo: com’è stato affiancarsi a un’opera tanto nota e importante come Il nido del cuculo? Ha avuto timore nell’adattarla?

Moltissimo, finché non ho preso il testo. Quando l’ho fatto l’ho trovato talmente fortemente attuale e bello che mi sono solamente divertito tanto.

Riguardo il rapporto con Gassman, invece?

Anche con lui mi sono molto divertito: è bravo, divertentissimo e una persona di grandissima sensibilità e altrettanto grande intelligenza. Uno non se lo aspetterebbe mai da un tifoso della Roma!

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