Mia madre e l’evoluzione di Nanni Moretti

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Mia madre

Piccola premessa: solitamente, quando guardo un film e so che dovrò farne una recensione, come in questo caso, prendo appunti. Non immaginatevi però una ragazza ricurva su un quaderno nel buio della sala troppo intenta a scrivere per prestare realmente attenzione a ciò che accade sullo schermo. Quando lo faccio, non distolgo praticamente mai lo sguardo dalla pellicola e questo ha come conseguenza una grafia ancor più confusa del normale e la ribellione involontaria a ogni schema di righe o quadretti. Questa volta, però, non sono riuscita a prendere appunti fino alla fine, perché scrivere con la mano tremante e la vista annebbiata mi risultava parecchio difficile. Non soffrendo di attacchi epilettici, ho con una certa lucidità compreso cosa mi stava succedendo: ero commossa, per essere riduttivi. In realtà ero un fiume incontenibile di lacrime. Il film in questione, che è riuscito a ridurmi in questa pietosa condizione, è Mia madre, il ritorno dopo quattro anni da Habemus Papa di Nanni Moretti, uno di quei registi che si odia o si ama.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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