Un nuovo Fabrizio Moro nel Tour delle Girandole

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Fabrizio Moro © Veragency

Foto © Veragency

Quello che Fabrizio Moro propone nel Tour delle Girandole è uno spettacolo inaspettato, per i suoi ammiratori di vecchia data, come lo è l’album che a questa serie di date dà vita: Via delle Girandole 10, meno polemico, meno politico e molto meno incazzato (concedetemi il termine). La sorpresa sta proprio in questa nuova serenità, che fa un po’ a pugni con la voce estremamente graffiante, a cui si aggiunge anche una scaletta poco incisiva, che propone quasi per intera la tracklist dell’ultimo lavoro e, tra i brani più noti, soprattutto le canzoni più sentimentali. Mancano all’appello Barabba, Sangue nelle vene e Questa è benzina, anche se le intramontabili PensaLiberoIo so tutto non vengono escluse. Un po’ fa comunque storcere il naso che le prime due, insieme a Non importa, vengano concentrate a metà spettacolo – subito dopo Eppure mi hai cambiato la vita, terzo posto al Festival di Sanremo del 2008 e sicuramente tra le più celebri – in un medley che non fa godere a pieno di quelli che sono i brani più attesi e che ci si aspetterebbe vengano eseguiti a chiusura di scaletta (o almeno ben distribuite durante il concerto). Una scelta per niente scontata, come l’inserimento del brano scritto per Noemi Sono solo parole, ma che non accontenta tutti.

Il resto sicuramente non sconvolge, conoscendo il cantautore romano: è come ci si aspetta di un’esuberanza popolare, disinibito e capo ultrà del suo pubblico. Che i suoi fan si facciano chiamare Ultras del Moro, infatti, non è un caso e in La partita la sua indole da tifoso viene fuori al meglio, con sonorità folk e spensierate, ma senza dimenticare di farsi portatore di un positivo messaggio di «pace negli stadi», con un omaggio a Ciro Esposito e altre vittime degli scontri tra tifosi. Una commemorazione fatta da un tifoso sfegatato della Roma, fazione che di recente si è fatta bacchettare sulle pagine di cronaca. Quello che Moro porta sul palco è però un messaggio di convivenza, un’esaltazione dell’amore puro per la squadra e, volendo, anche una dissociazione dai messaggi di odio trasmessi dagli striscioni della Curva Sud.

Un po’ troppo casareccia e scontata la scelta di proiettare i video delle rispettive canzoni, foto di Andreotti durante Io so tutto e immagini pertinenti alla precedentemente già citata La partita. Semplice ma d’effetto, invece, il lavoro fatto per le luci, che fanno la loro parte lasciando che il protagonista indiscusso resti Fabrizio, che però non pecca di egocentrismo: spesso coinvolge i suoi musicisti in siparietti conviviali, cercando di evidenziarne la presenza sul palco (scopo non sempre riuscito, ma i tentativi sono stati sicuramente apprezzabili e presenti). Tra questi c’è il tastierista, Claudio Junior Bielli, che porta avanti un concerto a parte: non si può fare a meno di notare che canti tutte le canzoni, preso dall’esibizione del compagno di palco come pochi tra il pubblico. In più, ci ha incantati e riempiti d’amore con un appassionato bacio al Moro suonando l’intro di I remember you: «Kiss me, strong» gli ha ordinato Fabrizio. Assolutamente fantastico.

Il concerto è coinvolgente anche per il pubblico, che sebbene ammonito in precedenza dal cantautore non può fare a meno di alzarsi. Il teatro non sembra essere il luogo più adatto per esibirsi, quando bisogna tenere a bada un vispo gruppo di ultras e le poltrone dell’Acacia perdono completamente ogni funzione. Certamente non si può dire che Moro non abbia ricevuto il calore sperato, vista la reazione entusiasta di un pubblico ristretto di affezionati. Nessuno sembra deluso e questa non può che essere la soddisfazione più grande per il romano, a cui aspettano ancora altre cinque date a Catania, Milano, Firenze, Cosenza e Pescara. Consigliato agli ammiratori senza riserve.

Scaletta

Buongiorno papà
Tu
Respiro
È solo amore
Io so tutto
L'illusione
Alessandra sarà sempre più bella
Sei andata via
L'eternità
Eppure mi hai cambiato la vita
Libero
Pensa
Non importa
Sono solo parole
Acqua
La partita
L'Italia è di tutti
I remember you
Da una sola parte
Un'altra canzone per noi
Parole, rumori e giorni
BIS
L'inizio
Sono come sono
Il vecchio
Babbo Natale esiste

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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