Con Armr Véhildr la mitologia diventa comic

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Claudia Selvaggi, in arte “Raidena” è una giovane fumettista, batterista, studentessa. Ispirandosi alla mitologia norrena e ad autori come Bigio di Drizzit e Alessandra Alyah Patanè di Greedy Flower, ha da poco creato il suo primo fumetto online. Abbiamo cercato di conoscerla meglio e di scoprire con lei qualcosa in più del suo lavoro.

Raidena, hai da poco iniziato un fumetto online, come è nata l’idea di Armr Véhildr? Cos’ha influito particolarmente nello sviluppo della trama e sulla creazione dei personaggi?

Armr Véhildr a dire il vero non so nemmeno io come sia nato. Cioè, la protagonista, Thorleif, ce l’avevo già dal periodo di Pasqua del 2012 ed era nata semplicemente come mio nickname, una sorta di mio alterego vichingo, nulla di più. Col passare del tempo ho sviluppato il carattere di questo personaggio: cazzuta, apatica, asociale. Non avevo alcuna intenzione di fare di lei un personaggio buffo. La prima storia con lei la scrissi nel 2013, ma fu più che altro un piccolo omaggio a una persona appartenente al mio passato, la cui trama era semplicemente lo sviluppo della mia amicizia con questa, tutto qui. Armr Véhildr è nato quando conobbi l’autore di Drizzit, Luigi Bigio Cecchi: vedendo i miei disegni, mi incoraggiò a scrivere un fumetto. Mi pressò talmente tanto, che alla fine decisi: «Farò il fumetto su Thorleif!». Ovviamente, la storia è completamente differente da quella che scrissi come omaggio. Genere totalmente differente: qui Thorleif è sì cazzuta, ma è anche un personaggio buffo e non so nemmeno per quale motivo, dato che volevo fare un fumetto serio. Ciò che mi ha influenzato parecchio, però, è l’umorismo degli altri web comic che seguo e involontariamente ho reso scema la mia protagonista. Per la trama devo ammettere che sono stata aiutata un sacco da una carissima amica. Io l’avevo già, ma una volta andai a dormire da lei e alle cinque di notte ci vennero in mente idee fantasticherrime per il fumetto, specialmente il fulcro di tutto e la conclusione epica.

Come mai questa passione per la mitologia nordica?

Questa passione mi è stata trasmessa da un mio carissimo amico che ai tempi era appassionatissimo di mitologia norrena e spesso me ne parlava. Ed è così che si è acceso in me l’amore per questa cultura fantastica. L’ironia è che prima ero troppo pigra per potermi mettere a leggere tutti i miti e ora ho troppo poco tempo, quindi purtroppo so solo le cose base. La fortuna è che ho amici che si perdono a raccontarmi i miti e spiegarmi tante cose e tutto ciò non può che rendermi felice.

Se dovessi descrivermi in tre parole Armr Véhildr, quali sceglieresti?

Ah! Ce le ho! Stupido, inutile, impronunciabile.

Armr VéhildrCome sono nati i vari nomi?

Armr Véhildr è un nome suggeritomi da Bigio. Non sapevo come chiamare il fumetto, dato che Thorleif era troppo banale, così come anche semplicemente Véhildr. Non sono mai stata brava a dare i nomi e il massimo che sarei riuscita a creare da sola sarebbe stato un orrendo Thorleif’s Adventure. Il nome dovrebbe stare a significare Il braccio di Véhildr e si riferisce a colei che porta l’arma, ossia, appunto, Thorleif.
Thorleif, come ho già detto, è nato come mio nickname. Ai tempi mi serviva un nome vichingoso ed epico: su Internet trovai un link dove vi erano prefissi e suffissi con i vari significati per poter formare il mio nome e allora lo feci: come c’è scritto anche nel fumetto, il nome significa Erede di Thor e la cosa è molto ironica perché lei è l’unica vichinga atea esistente al mondo. Non è stata neanche una cosa voluta, a dire il vero.
Véhildr, il grosso martellone sacro, l’ho formato sullo stesso link dove ho formato il nome Thorleif. Anche questo è un nome un po’ vecchiotto perché risale a quando cercavo un nome per la mia batteria (sì, sono una vichinga figosa che suona la batteria) ed esso vuol dire Battaglia sacra. Anche qui, tra l’altro, c’è stata una coincidenza assurda, dato che è appunto il martellone fico sacro.
Thrymsvart, invece, è un nome che i miei “pucciosetti” ancora non hanno sentito. È il nome del dragone nero elettrico, creato sempre sullo stesso sito, e non ricordavo cosa volesse dire. Recentemente ho fatto ricerche e ho scoperto che ero una brava bimba intelligente quando diedi questo nome, perché Thrym vuol dire Tuono e svart ha il significato di scuro, quindi sarebbe Tuono Buio, nella mia traduzione, anche se fa tanto di Furia Buia.
Poi vi è Gudrik, detto Bjorn, l’orso. Di lui ho scelto il primo nome a caso, non volevo diventasse un personaggio importante. Addirittura non era programmato tra i personaggi e la sua figura l’ho scelta a caso. L’ho fatto più somigliante possibile a un orso. All’inizio il nome era proprio Bjorn, poi – data la banalità – ho deciso di cambiarlo in Gudrik, meno banale, più figoso e scelto in base a come suonasse vista la sua figura (scelto sempre su un sito, ma questa volta diverso, in cui vi erano elencati tutti i nomi celtici possibili).
Ulf stessa cosa di Bjorn, ma ho deciso di lasciargli Ulf come nome ufficiale e non solo come soprannome perché boh, mi suonava bene.
Altro nome visto finora è Fjordir! Mi stavo dimenticando del tizio figo! E beh, lui è il tizio figo, va detto: come ho creato il suo nome? Emh, non avevo Internet, ho mandato un messaggio a un amico con scritto «Hey, cercami su Internet un nome celtico figo per un personaggio, sfidante di Thorleif» e mi è arrivato Fjordir.
Per Floki, beh, lui non è nemmeno un personaggio importante! Se ha un nome, è colpa dell’autrice di Sasso coi capelli, Chiara De Plano, che mi voleva fare una fanart yaoi tra lui e Ulf, allora, per fargliela fare bene, l’ho telefonata e le ho detto «Dimmi una lettera dell’alfabeto» e se ne esce con Effe, poi le ho mandato tutti i nomi con la F e ha scelto Floki. Il nome più fico, per lui.
Altri personaggi che ancora non abbiamo incontrato ma che ho già deciso (e non vi rivelerò nulla di loro per evitare spoiler) sono Yngvildr, Hisashi, Noya e Ragnar. Yngvildr è la nonna di Bjorn: mi serviva un nome e l’ho scelto a caso, uno che suonasse bene col tipo di personaggio. Hisashi anche, mi serviva un nome giapponese e questo mi suonava bene. Noya è nata, invece, da una conversazione con Bigio. Mi feci fare una dedica per Raidena, e lui scrisse “Raydena”. Da lì, molte parole con la i le cominciammo a scrivere con la y: in chat una volta gli scrissi che è noioso e lui mi rispose «NoYoso». Quando dissi il nome di un personaggio che volevo fosse co-protagonista (e che alla fine non inserisco più), mi disse «Pensavo la chiamassi Noya in onore delle nostre conversazioni» e io gli risposi che una Noya prima o poi l’avrei inserita nella storia. Ragnar è banalissimo come nome e intuirete sicuramente (o almeno chi di voi conosce la mitologia norrena –ma anche chi non la conosce avrà sentito parlare del Ragnarok) che è il nemico principale e deriva appunto da Ragnarok, ma non vi rivelerò più di questo.
Per quanto riguarda i cognomi, ho semplicemente seguito le regole che vigevano ai tempi: Thorleif Ulfdottìr corrisponde a Thorleif, figlia di Ulf, così come Ulf Varsson corrisponde a Ulf, figlio di Var, e così via. Anche la stessa cosa va detta per i personaggi di altre nazionalità: ho semplicemente dato cognomi plausibili e che suonassero bene col nome.

Qual è il personaggio in cui ti rispecchi di più e quale quello secondo te più riuscito?

«Ogni personaggio è il riflesso del proprio autore, o almeno porta in sé qualcosa dell’autore stesso». Questo è ciò che mi dissero una volta. Ebbene, Thorleif non è che porta qualcosa di me: è me punto e basta, quindi direi che mi rispecchio in lei più di tutti, solo che lei è più stronzetta e apatica, io invece sono più bonacciona e socievole. O almeno tento di esserlo. Quello più riuscito secondo me è lei, ma anche Bjorn non scherza. Mi piace molto la sua figura perché mi diverte un sacco com’è caratterialmente.

C’è qualche fumettista da cui hai preso spunto?

Quotidianamente mi ritrovo a confrontarmi con diversi autori, tutti miei amici, ma da nessuno di loro ho preso spunto per il mio fumetto. Oddio, sicuramente si noteranno tratti tipici di Bigio, quali le inquadrature statiche (poiché egli fa una striscia a fumetti e il suo è stato il primo fumetto che ho letto e che ho cominciato a seguire seriamente e questa cosa mi ha influenzata parecchio, anche se sto cercando di renderlo meno statico) o la rottura della quarta parete. Anzi, non è proprio una rottura della quarta parete (se non nel secondo capitolo, settima pagina) perché Thorleif, come i personaggi di Bigio, sa perfettamente di trovarsi in un fumetto che racconta la sua storia. Talvolta infatti rivolgerà battute verso di me esprimendo il suo vastissimo e intensissimo “amore” verso la propria creatrice. Tutto ciò però non è stato volontario: è una cosa di cui mi sono accorta più in là. D’altronde è normale che si è molto influenzati dagli autori che più si seguono, seppur talvolta completamente involontariamente.

Riesci a pubblicare una tavola al giorno, come riesci a essere così continua?

Quando conobbi dal vivo gli autori Shockdom mi sono fatta una promessa: io diventerò loro collega e ci metterò tutto il mio impegno nonché tutta me stessa, pur non essendo granché brava.
Col passare del tempo, man mano che creavo, sceneggiavo, disegnavo e pubblicavo, mi son resa conto che faccio questo non solo per raggiungere quell’obiettivo, ma anche e soprattutto perché mi diverte. Poi sono sempre impaziente di pubblicare la tavola successiva e questo mi invoglia a pubblicare una tavola al giorno (esclusi sabato e domenica), che è molto più di quanto facciano altri autori di webcomic (che spesso fanno massimo tre tavole a settimana), che trovo persone sane di mente perché non si ammazzano di lavoro non pagato. Ma, ripeto, io lo faccio perché mi diverte un sacco.

Progetti per il futuro? Puoi svelarci qualcosa in anteprima?

Progetti per il futuro? Vado a sentimento, quindi non ho idea di futuri progetti. In anteprima non posso svelarvi nulla perché ancora non so nemmeno io cosa accadrà e tra l’altro il materiale che già possiedo è in continuo mutamento (basti vedere che sto cambiando ogni poco il prossimo vestito di Thorleif, ma anche l’aspetto fisico di Noya). Però posso dirvi che si saprà come la nonna di Bjorn ha perso gli arti – che poi non so se sarà una bella cosa, però okay. Altra cosa che posso dire è che ho deciso di inserire in ogni volume un breve capitolo extra sulle origini di personaggi che sono rilevanti in quel determinato volume. Ma per il resto so poco e niente anche io!
Grazie per l’intervista! Un salutone a tutti quelli della redazione e a chi vi segue!

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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