Con Don Alemanno ridere di Dio è una cosa seria

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Don Alemanno

Don Alemanno al Napoli Comicon 2014

Don Alemanno rimarrà tra i nostri ricordi come quello che più è riuscito a farci ridere (senza nulla togliere alla simpatia degli altri ospiti) con una semplice intervista. Rispondere a domande che hanno la pretesa di essere serie con aneddoti che hanno dell’assurdo non è da tutti, in questo Don non si batte. Per chi non lo conoscesse: lui è l’autore di Jenus, un’irriverente satira su clero e religione, virale sul web e criticatissimo dai fedeli. In quest’intervista ci rivela i segreti che si celano dietro la sua scelta di diventare un fumettista e cosa lo ha spinto a prendere di mira le figure sacre tanto care ai cattolici senza riserve.

Dal 2002 cantante degli Holy Martyr e dal 2012 autore di Jenus. Al di là dei dati pubblici, nasce prima l’amore per la musica o per il disegno?

In realtà ti stupirò dicendoti che io non ho mai avuto una reale passione per il fumetto. Cioè, mentre quella per la musica l’ho ereditata da mio padre, che era un grande ascoltatore sia di rock anni Ottanta che di musica italiana, per il fumetto ho una passione molto flebile. Non è che abbia mai coltivato chissà quale passione di questo genere. Mi è capitato un po’, soprattutto durante le superiori, di acquistare qualche manga. Di italiano ho letto solo ed esclusivamente Ortolani, perché tutto il resto del palinsesto italiano non l’ho cagato di striscio (trascriviamo letteralmente e non vogliamo fare diversamente, ndr), quindi non ho una reale cultura in fatto fumettistico. Il fatto che abbia scelto il fumetto per raccontare le mie minchiate è solo perché non essendo particolarmente bravo a scrivere e non essendo particolarmente bravo a disegnare, ho detto: faccio come due scemi che si mettono assieme per farne uno vagamente sano, quindi ho messo le due cose assieme. Se però un domani mi venisse in mente di scrivere o comporre delle canzoni irriverenti, allora magari farei quello. Quindi no, non c’è nessuna particolare passione in ambito fumettistico, ecco.

In Jenus fai satira su Chiesa e religione, argomenti molto delicati per i fedeli più ciechi. Quanto spesso ti capita di venire accusato di blasfemia?

Purtroppo non quanto vorrei, nel senso che sono sempre delle accuse molto leggere. Vengono fatte in rete, via email. Ci si limita molto alla forza dello schermo: chi è dietro lo schermo è sempre molto forte, però non si manifesta mai nella vita reale. Non ce n’è uno che veramente si è preso la briga di andare in questura e dire «Ora denuncio Don Alemanno perché tratta queste tematiche qua». Quindi purtroppo non si è mai concretizzato in una reale denuncia per vilipendio, ma messaggi su Facebook o in generale sul web, via email ne arrivano di continuo, ogni giorno. Anzi, è meglio che sia così, altrimenti sai che due coglioni se non ci fosse nessuno che si lamenta!

Qual è stato l’attacco più assurdo ricevuto finora?

Uno molto bello è “Sei un anticristiano di merda, perché non ti ammazzi?”. Considerato che i cristiani sono contro il suicidio, è una bella cosa! Se ci pensi, è una dicotomia di fondo non indifferente, che ti dà anche molto di cui parlare, perché alla fine non sanno neanche loro di che cosa parlano.

Don AlemannoC’è un evento scatenante che ti ha portato a scegliere Gesù e altri personaggi sacri come soggetto delle tue vignette?

Uno no, in realtà le sacre scritture sono sempre state una mia passione, un oggetto del mio interesse. Le ho sempre lette e studiate dal punto di vista di un agnostico. A me non frega sinceramente nulla del fatto che possa esistere o meno Dio, tanto potrei passare anche tutta la vita a far frullare il cervello per cercare di capire se Dio esiste, non arriverei mai a una risposta. Se pure Dio esistesse sicuramente non sarebbe quello che mi raccontano loro, perché se non lo so io non lo sanno neppure loro, però mi interessa molto capire tutto quel processo che ha portato certe popolazioni a credere in determinate divinità, partendo magari da episodi storici o reali. Quindi quella passione lì, dal momento in cui ho fatto satira, era inevitabile che fosse l’argomento della mia satira, perché puoi farla solo quando sai di cosa stai parlando. L’argomento di discussione deve essere qualcosa di cui hai un minimo di cognizione di causa. Non potrei fare satira politica, benché segua la politica, perché non ne so abbastanza e non ne seguo abbastanza i meccanismi da potermi permettere di fare satira politica. Parlo di quello che so.

Alle fiere del fumetto (e non solo) ricevi sempre un’accoglienza molto calorosa. È paradossale dirlo, ma hai creato un gruppo di discepoli.

Assolutamente sì! Infatti se loro sono dei discepoli, voi siete delle pecorelle. Bisogna capire se siete smarrite o ritrovate, questo non sta a me deciderlo. Però è un apostolato a tutti gli effetti, c’è gente che proprio diffonde il verbo! Regala Jenus agli amici, alla zia bigotta, manda le cartoline con le pillole… È una cosa pazzesca. Cercano proprio di diffondere il verbo coniugandolo a proprio piacimento. È una cosa molto bella. Addirittura c’è anche un gruppo su Facebook che si chiama Io & Jenus.. 3 metri sopra il clero, formato da quasi un migliaio di persone che si incontrano nelle varie città d’Italia, a volte non mi dicono manco un cazzo! Ormai si incontrano tra loro e fanno anche del sesso. Il fatto pazzesco è che manco mi dicono «Don, vieni anche tu!». Una roba incredibile. Si sono formate delle coppie, gente incinta! È perché ormai in questi due anni e mezzo sono sorte anche queste realtà: persone che grazie a questa minchiata mia di Jenus si sono conosciute, incontrate… Alcune si sposeranno. Ho anche battezzato dei figli, di questi qua.

Veniamo a Jenus, il gioco. Come avviene l’incontro con Immanuel Casto e perché proprio lui?

L’incontro nasce quando due Lucca Comics fa fui contattato dai suoi produttori per realizzare una carta per quello che era l’espansione di Squillo, bordello d’oriente. Quindi realizzai una carta speciale e mi dissero, per l’appunto: «Guarda, potrebbe magari essere interessante l’anno prossimo fare un progetto assieme». Poi, ovviamente, mantenendo i buoni rapporto, tra una cena e una birra, due, tre quattro… le birre diventano venti e lui mi dice: «Perché non facciamo il gioco di Jenus?». Essendo lui pratico di giochi da tavolo, ha realizzato la strategia del gioco e da quello siamo partiti poi per realizzare le carte e i disegni che ho fatto io. Quindi nasce tutto da quella collaborazione e poi siamo diventati amici.

 

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