Eros Kai Psyche sbarca a Cannes: intervista a Federica Pezzullo

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Appena ho saputo del fatto che Eros Kai Psyche verrà proiettato al Festival di Cannes, non ho potuto fare a meno di trovare il modo di intervistare uno gli autori del progetto. Sfortunatamente Giovanni Mazzitelli non ha potuto partecipare, ma l’incontro con Federica Pezzullo, la ragazza che ha avuto l’idea che sta alla base del corto, che ha curato la sua sceneggiatura e l’ha co-diretto, ha risposto ampiamente a ogni mia domanda e curiosità. Prima di eclissarmi dietro le parole di Federica, però, credo sia giusto che io ammetta di aver cercato queste risposte per soddisfare una mia personalissima curiosità e che mi renderebbe immensamente felice scoprire che ci sono altri ragazzi che troveranno soddisfacente quest’articolo. Okay, sparisco.

Com’è nata l’idea di rivisitare una delle più grandi storie d’amore della letteratura classica per parlare di una tematica tanto attuale come la violenza sulle donne?

Ho letto ed apprezzato molto la novella di Apuleio, ma ho subito trovato univoca la sua visione d’amore, ovvero una potenza che divinizza l’anima umana. Ma, guardando alle proprie esperienze, tutti possono appurare che spesso l’amore non è questo. Non fa crescere le ali, le tarpa. Partendo da questo abbiamo discusso, nella sede dell’ASCI, riguardo un possibile adattamento e abbiamo ampliato il discorso.

La cosa che colpisce di più, infatti, è il contrasto tra le prime immagini idilliache e quelle successive, più crude e d’impatto.

Noi non cercavamo di fare denuncia, ma di comunicare attraverso immagini forti una situazione reale. L’uomo è un animale, così come la donna, ma quando devono affrontarsi in questi termini è scontato che sia il primo ad avere la meglio. Dimostrando questo, non abbiamo voluto giustificare chi commette violenza, ma ricordare alle vittime che non è una novità quello che affrontano. La cosa che ci ha sbalorditi è che la maggior parte delle critiche non riguardavano gli aspetti tecnici del corto, ma il fatto che fosse stato un uomo, Giovanni, a lavorare a un corto che affrontava questa tematica.

10923660_10152739063614611_4053862155827104600_oCosa ancora più assurda del fatto che non hanno apprezzato il suo interessamento: non hanno tenuto conto di te, donna, che hai lavorato con Giovanni al corto.

Esatto. Ci sono tante campagne, come quella di Emma Watson, che si interessano di coinvolgere anche gli uomini nella lotta alla violenza sulle donne, ma se poi un uomo si interessa spontaneamente e, anzi, prende parte al discorso, subito si diventa sospettosi. Non si tratta di femministe, ma di misantrope.

A Napoli non siete i soli ad affrontare tematiche (o generi) delicati. A Cannes incontrerete Garrone che presenterà Il racconto dei racconti, tratto dal Pentamerone di Gianbattista Basile, che mette in luce un aspetto non troppo noto della nostra cultura, uno meno stereotipato e superficiale.

Se, come altri artisti, abbiamo sentito l’esigenza di raccontare determinate cose, in un determinato modo, vuol dire che la risposta alla commedia napoletana degli stereotipi non arriva soltanto dai registi affermati, ma anche dal panorama indipendente ed emergente.

Cosa ti sentiresti di consigliare ad un giovane napoletano che ha intenzione di intraprendere questa carriera? Da dove iniziare: teoria o pratica?

La mia carriera universitaria non riguarda il cinema, ma questo non mi ha limitata assolutamente. Studiare il linguaggio del cinema è fondamentale, ma servono anche tante altre cose. Servono fonti da cui attingere e ispirazioni, per questo non bisogna pensare che basti chiudersi in casa a guardare film per poter trovare un’idea che funzioni per un proprio film. Ma tutto questo, se non messo in pratica, vale molto poco.
Per questo credo che la cosa più importante sia sperimentare subito ciò che si impara e circondarsi di persone che fanno della critica un momento costruttivo e non semplicemente demoralizzante.
Ci sono poi vari approcci e forse vale la pena provarli tutti, prima di scoprire qual è quello giusto, ma di sicuro bisognerebbe avere abbastanza coscienza delle proprie capacità e dell’efficacia delle proprie idee prima di prendere una videocamera, poggiarsela su una spalla e giarare qualcosa. In realtà bisognerebbe sempre fare autocritica, anche perché il mondo del cinema si dimostra da subito un ambiente difficile, in cui non sempre il talento ha la meglio e in cui non sempre si gioca pulito. Avere piena fiducia nelle proprie capacità gioca di sicuro un ruolo fondamentale, quindi.

Personalmente, credo che l’esperienza di una ragazza come Federica – e questo si evince benissimo da ciò che mi ha detto – sia una lucida testimonianza di come si possa raggiungere un obiettivo molto importante senza dover ostentare granché. Un’idea buona sa vendersi da sola, o necessita di piccoli incoraggiamenti. Non servono grandi cifre, grandi nomi, grandi storie. Serve passione, coscienza e quel coraggio che solo la cieca fiducia nelle proprie idee può garantire.

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Giorgia Spizzuoco

Giorgia Spizzuoco

A grandi linee: guardo film, li recensisco e li amo.

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