Francesco Artibani: «Monster Allergy può ancora raccontare molto»

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Francesco Artibani © laegend.com / Francesco Rossini

Foto © laegend.com / Francesco Rossini

L’ARFestival di Roma, alla sua prima edizione, è iniziato col botto. Numerosi ospiti illustri, diversi e importantissimi successi e un annuncio straordinario: il ritorno di Monster Allergy con una nuova edizione integrale edita dalla Tunué Editori e un episodio finale inedito. Avendo avuto il piacere di incontrare Francesco Artibani, tra i creatori della serie, siamo riusciti a parlare con lui di questo e altri argomenti: la rivoluzione di PK, il Dylan Dog di Recchioni e Claretta Muci. Non resta altro da fare che leggere le risposte in attesa della ristampa e del meritato finale della serie.

Sei nato nel ’68,  da bravo sessantottino a modo tuo ha fatto anche tu la tua rivoluzione con PK. Com’è nato il progetto?

È stata una rivoluzione tranquilla, nel senso che c’erano le idee e un gruppo di lavoro che voleva provare qualcosa di diverso e l’ha fatto in maniera pacifica. È stata una piccola rivoluzione nata dall’idea di raccontare un vecchio personaggio in maniera nuova quindi innovare qualcosa che già funzionava, ma riproporla per il pubblico degli anni Novanta.

Il nuovo PK quanto ha preso da te e quanto è rimasto fedele al vecchio personaggio?

Abbiamo rispettato il personaggio che era stato proposto negli anni Novanta con PK, la mia aggiunta è stato immaginarlo cresciuto e vederlo cresciuto nel tempo, quindi pensarlo più grande pur rimanendo riconoscibile e far vedere che era un personaggio maturato e diverso, ma sempre perfettamente in linea con quello degli anni Novanta.

C’è qualche autore a cui ti sei ispirato per la nuova saga, sia tra i vecchi autori Disney che tra i più recenti?

Non saprei, il punto di riferimento è sempre Disney, per cui l’ambito è quello. Non ho pensato a rifarmi a uno stile o un autore in particolare, quanto a cercare di lavorare semplicemente su quel personaggio seguendo alcune mie esigenze personali.

Come mai la scelta di rivoluzionare PK? 

Siamo partiti con l’idea che erano passati molti anni e che era cambiato il mondo, adesso Internet è diventato molto più diffuso rispetto agli anni Novanta e anche i social network sono stati coinvolti, come ad esempio col sondaggio sulla distruzione della Ducklair Tower. Quindi il ragionamento è stato questo: è cambiato il mondo, sono cambiate le persone, cerchiamo di fare qualcosa più vicino al pubblico che non si spaventa se vede la torre crollare, che al cinema e alla televisione è abituato a cose ben diverse. È stato un rilancio con una particolare attenzione al tipo di pubblico diverso.  Prima il pubblico era molto coinvolto con le lettere, la posta era uno degli appuntamenti preferiti al giornate, la gente scriveva tantissimo e reagiva a PK, da allora la gente non manda più le lettere, comunica con gli sms, le chat e così via, allora ci siamo detti che era cambiato il pubblico e gli strumenti e così è nata l’iniziativa.

Francesco Artibani © laegend.com / Francesco Rossini

Foto © laegend.com / Francesco Rossini

A proposito dei nuovi mezzi, la maggior parte delle storie di Topolino sono disegnate o colorate in digitale, quanto questo può influenza il valore emotivo e la sua qualità? 

Il colore digitale può dare un grande slancio e vivacità ed è chiaramente più bello rispetto al vecchio colore dato in tipografia. Sicuramente è un impulso nuovo anche sul lato narrativo, adesso si può contare anche su effetti speciali che negli anni Novanta non c’erano. Quest’opportunità è sicuramente un grande aiuto, un valore in più. Il digitale ha una facilità di lavorazione maggiore, è un vantaggio per i disegnatori, lo vedo positivamente, poi dipende da quanto l’autore si adagia o da quanto si lascia impigrire dallo strumento, finché ha la voglia di raccontare e di stupire un mezzo vale l’altro.

Parlando di rinascite come vede quella di Dylan Dog?

Io la vedo come un’iniziativa interessante, non si può fare qualcosa del genere su Tex, che è un personaggio troppo granitico, ma su un personaggio relativamente giovane come Dylan Dog penso che sia un rischio calcolato interessante. Lo sceneggiatore, Roberto Recchioni, è esperto nel manipolare la materia popolare del fumetto e sa cosa fare, cosa va e cosa no, spero che funzioni bene come rilancio. A me le ultime storie sono piaciute, il fatto di mandare l’ispettore Bloch in pensione mi pare giusto, del resto non si elimina dalla serie, ha solo un peso differente nel racconto.

Lei è uno degli autori più importanti sia nel panorama italiano Disney, sta pensando di creare una serie totalmente sua? 

In realtà l’opportunità di lavorare con un grande editore è che se le cose funzionano e ti danno possibilità di farne altre. L’avevo già fatto con Monster Allergy un po’ di tempo fa e lo sto facendo lavorando con Panini o con altri editori se c’è l’idea giusta.

A proposito di Monster Allergy, com’è nata l’idea di finire la storia? Avremo anche un seguito?

Adesso abbiamo questa grande opportunità che ci ha dato l’editore Tunuè di poter fare una raccolta integrale di tutto Monster Allergy, quindi di tutti gli episodi e il materiale extra inedito che esiste (pagine o bozze mai viste) più il trentesimo episodio, nato dalla nostra volontà di dare una chiusura alla serie. Diciamo che per adesso siamo contenti così. Se poi dovesse andare clamorosamente bene io credo che si possa raccontare ancora un altro episodio.

Uno schiaffo morale a Claretta Muci (direttrice di Topolino fino al 2007 che diede inizio a una rivoluzione di PK che allontanò molti lettori e che fece interrompere Monster Allergy, ndr)?

Nessuno schiaffo morale, solamente la dimostrazione che la serie poteva ancora raccontare molto. Del resto, però, ogni autore è convinto che i propri personaggi possano raccontare molto, poi se il mercato ti dice di no è il caso di fermarsi. Stavolta il mercato ci dice di sì, di riprovarci un’altra volta.

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