Leo Ortolani: «Quando Rat-Man finirà, cercherò di non piangermi addosso»

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Foto © Comicon edizioni / Simone Florena

Per i fan di Rat-Man non è un periodo facile: da quando Leo Ortolani ha annunciato che la serie sta per volgere al termine, senza dare indicazioni precise per giunta, la vita sembra aver perso ogni senso e il futuro è diventato ancora più incerto. Quando l’uomo ratto sparirà dalle fumetterie? Per quanti numeri ancora ci sarà permesso di ridere insieme a lui? Eppure, per quanto misterioso pare essere il destino di noi lettori affezionati, non ce la sentiamo di dar torto a Leo: le storie non possono durare per sempre, i personaggi come le persone prima o poi vanno lasciati alle spalle – o perlomeno è necessario ritrovare i propri spazi e un po’ di sana autonomia – e l’attaccamento morboso non è di nessuna utilità. Nell’intervistarlo, non abbiamo dunque fatto riferimento alcuno alla conclusione della serie, parlandone con la consapevolezza che farà sempre parte del nostro presente. Perché Rat-Man è fatto così: un po’ goffo, perennemente inadeguato, ma di gran compagnia. D’altronde, si sa, il migliore amico dell’uomo è il ratto.

Una delle più note e apprezzate caratteristiche di Rat-man è la comicità. Quanto cambia la tua ironia dal parlato quotidiano al fumetto?

Be’, dal vivo faccio molto meno ridere. Ma mooolto meno. Si prova più un sentimento di compassione. Vedi quest’uomo ridotto all’ombra di se stesso da una serie a fumetti che va avanti da vent’anni e ti passa la voglia di ridere. Meno male che ogni tanto stacco e vado alle fiere del fumetto, dove sono simpaticissimo! Racconto anche le barzellette. Ma sbaglio il finale. Meglio leggere il fumetto, decisamente.

Com’è convivere col successo di Rat-man? E con lo stesso Rat-man, che deve essere una bella palla al piede.

Parlare del successo di Rat-man è strano, perché non dipende da me. Il successo te lo attribuiscono gli altri. Quindi bisognerebbe chiederlo agli altri come sia, convivere con il successo di Rat-man. Ché io, con Rat-man, ho sempre fatto un lavoro, una fatica, per cui non ho mai avuto molto tempo di alzare la testa e godermi il successo, se non in momenti particolarissimi, come la festa per il centesimo numero: non ci credevo, che fossero tutti lì per Rat-man, e invece… È molto più facile convivere con Rat-man, visto che è semplicemente una delle mie varie personificazioni a fumetti. E io, con me, ci vivo benissimo. Magari non capisco subito le cose, ma insomma, dai. Poteva andarmi peggio. Poteva capitarmi di dover convivere con Hello Kitty.

Rat-man, pur dovendo sempre affrontare il fallimento, ha il pregio di non arrendersi mai. Anche per emergere nel fumetto serve la stessa caparbietà?

Nel fumetto servono caparbietà e anche una buona dose di fortunaculo. Che è come il Fortunadrago di La storia infinita, ma più utile per lavorare nell’editoria a fumetti. Caparbietà che non significa ottusità, eh? Ché se non sei capace di fare fumetti, la caparbietà diventa poi molestia e ti fai un nome che quando i redattori ti vedono, alle fiere, si nascondono dietro le colonne. O usano il dispositivo klingon di occulatamento. Resta il fatto che se invece sei capace, devi anche avere la caparbietà, perché non ti andrà bene subito. O almeno, è raro che ti vada bene subito e siccome io stesso conosco fumettisti meravigliosi che sono persone gentili e non caparbie, di questi fumettisti siamo condannati a non vedere pressoché nulla. E credetemi, è un peccato per l’umanità intera. Ma la natura non si può piegare, come direbbe Cinzia quando si sveglia.

Rat-manA questo proposito, recentemente hai pubblicato sulla tua pagina una foto della leva militare, che faceva trasparire un po’ di nostalgia per il “pre-fumetto”.

Be’, la fase del “pre-fumetto”, cioè la fase in cui non sei ancora un fumettista, è simile alla fase in cui corteggi una ragazza. Hai di fronte tutte le possibilità del mondo ed è una cosa meravigliosa, questo innamoramento che, se tutto va bene, sfocerà poi nella passione vera e propria. Se poi non dovesse andare bene, resterà l’innamoramento, che ti regala comunque dei momenti bellissimi, di quelli che ricorderai sempre. Sia per le ragazze che per i fumetti.

Col tempo, la serie ha sperimentato diverse influenze: fantascienza, crossover col mondo dei supereroi, anche un pizzico di giallo. Il rinnovamento è il segreto della longevità?

Il segreto della longevità credo sia la curiosità e la voglia di fare delle cose nuove. Così, quando finirà la serie di Rat-man, cercherò di piangermi addosso il meno possibile e di concentrarmi sulle cose che ho già voglia di fare adesso.

Il titolo della seconda storia contenuta nell’albo La città dei morti viventi è un omaggio a Lucio Fulci. Il cinema è spesso d’ispirazione?

A me piace molto il cinema, come mezzo per raccontare storie, e spesso utilizzo citazioni e situazioni per raccontare a modo mio le cose che del cinema mi sono piaciute. Questo da sempre. Rat-man è infatti soltanto uno dei mille personaggi che disegnavo, facendo riferimento a cinema e a televisione. Ha avuto più fortuna degli altri.

Rat-man avrebbe sempre voluto incontrare Marylin Monroe e Spiderman. Quali sono invece le persone che Leo Ortolani vorrebbe conoscere a tutti i costi?

Sarei contento di incontrare Sylvester Stallone che, se a uno è concesso avere un mito, il mio è sicuramente lui. Un uomo che ha sempre lottato per realizzare i suoi progetti, che ha sbagliato, ma che si è sempre rialzato, senza cercare scusanti. Un esempio che mi ha sempre ispirato, anche nella mia vita.

Una curiosità: realmente da piccolo coltivavi la passione clandestina di sputare giù dal balcone?

Sai com’è… vivere al terzo piano suggerisce sempre nuove e frizzanti esperienze da attuare. O quello, o flettere i muscoli ed essere nel vuoto.

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