Montage of Heck: tutta la verità, nient’altro che la verità

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Montage of Heck

Montage of Heck

Montage of Heck non è un semplice film. No, non è (solo) l’ultimo lavoro di Brett Morgen. È qualcosa di più, scava nella vita, nei pensieri, nelle viscere di Kurt CobainRolling Stone lo definisce “The most intimate rock doc ever”. È stato disponibile in Italia, in diversi cinema, solo il 28-29 aprile 2015. Un evento di tale portata non poteva certo sfuggire ad un’accanita di musica come me.

La sala era colma di gente: studenti, adulti, persino bambini. Nessuno cerca di farsi sfuggire l’occasione di conoscere un Kurt più intimo, capire davvero cosa ha spinto Cobain al suicidio e se tutto fosse collegato, se “sarebbe davvero dovuto essere così”…

Alle interviste della famiglia, della sorella, di Krist Novoselic e di Courtney Love, si alternano i diari, i disegni, i pensieri più intimi di un ragazzo che in fondo vuole solo essere amato da una famiglia. «Ho cercato di essere come una madre per Kurt, ero l’unica che lo spronava a coltivare la sua arte, la sua musica. Ero l’unica che lo sosteneva in ciò che faceva», sono le parole della sua prima ragazza. Le testimonianze di tutti coloro che gli sono stati vicino, i volti, gli sguardi tristi, ancora dopo tanti anni, nel parlare di lui rendono tutto più reale, umano. Non si pensa mai, in effetti, che i personaggi famosi, in fondo, sono esseri umani, spesso anche molto più fragili di noi.

L’infanzia felice riemerge dai filmati casalinghi: un bambino biondo dai grandi occhi azzurri, iperattivo, amato da tutti e che odia essere preso in giro. Il periodo dell’adolescenza è sempre molto difficile, a maggior ragione per Kurt: i genitori avevano divorziato – e, per quanto possa sembrare strano, una volta il divorzio non era così comune come lo è oggi – e il padre era sempre stato poco presente nella sua vita. Era un giovane rifiutato da tutti.

Nessuno riusciva a tenerlo in casa per più di una settimana

È in questo periodo in cui Kurt scopre la marjiuana. Poco tempo dopo arrivano i Nirvana. Le immagini dei primi concerti, dei fan, le prime interviste, le prime canzoni accompagnano tutto il film. Talvolta, dalle registrazioni private fatte da Cobain stesso, si riescono a tirar fuori delle animazioni – realizzate da Stefan Nadelman e Hisko Hulsin – in cui rivive un Kurt a pastello molto intimo, sensibile e talvolta nostalgico.

Photo by Chris Pizzello/Invision/AP

Photo by Chris Pizzello/Invision/AP

È indubbio che gli eventi più importanti, nella vita di Kurt furono il grandioso successo mondiale di Nevermind, il grande amore che lo ha legato sempre e costantemente alla sua Courtney e… Frances Bean Cobain. Il vero fulcro di tutta la pellicola, a differenza di quanto si possa immaginare, non è la carriera di Kurt Cobain – leader dei Nirvana. Assolutamente no. La cosa che forse difficilmente ci si aspetta è vedere la dolcezza, la tenerezza, l’amore nei confronti della figlia. Per non parlare, poi, delle grandi difficoltà affrontate soprattutto alla nascita, quando entrambi i coniugi Cobain facevano un pesante uso di eroina, determinando anche l’intervento dei servizi sociali, che, temendo il peggio, volevano allontanare la piccola Frances dai genitori.

L’ipersensibilità e la grande fragilità di quest’uomo fungono da collante tra le tante interviste. Erano pochi, in fondo, ad amare Kurt per ciò che realmente era. Bisognava accettarlo così, compresi tutti i suoi innumerevoli problemi di salute e con le droghe. Non ha mai nascosto la volontà di suicidarsi e non fu la prima volta quel 5 aprile 1994.

È certo fondamentale non dimenticare che ha rivoluzionato il rock, ha dato vita e voce a una generazione poco soddisfatta della realtà. E forse la cosa più bella, ancora oggi, di tutto ciò è stato proprio ieri al cinema vedere in sala non tanto studenti universitari, ma gente matura. Probabilmente gente presente il 21 febbraio 1994 qui in Italia, a Modena, ad assistere a uno degli ultimi show di sempre di Cobain e soci.

È stato parecchio triste, dopo le ultime note di Where did you sleep last night, vedere le luci del cinema accendersi e tornare di nuovo alla normalità. Però, guardando i volti della gente accanto a me, vedevo che anche loro provavano ciò che stavo provando io. Montage of Heck è un film che cambia il modo di vedere le cose. Non sono in genere una persona che ama i documentari, eppure, questa volta, tutti hanno fatto davvero un ottimo lavoro.

In un’intervista Krist Novoselic afferma che tutto il film è un tributo non tanto a Kurt, quanto a Frances Bean e penso che il padre, in qualsiasi posto sia in questo momento, non potrebbe che essere più soddisfatto di ciò che lui ha realizzato.

Grazie, ancora una volta, Kurt. Grazie Courtney, Frances e grazie Brett Morgen.

Peace, love, empathy. Kurt Cobain

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri,serie tv e attori inglesi.

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