Revenge: come rovinare un bel telefilm con un finale affrettato e scadente

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Revenge

Quando si comincia a guardare telefilm, si entra in un meccanismo difficile da spezzare. La comodità di staccare la spina per 40/50 minuti diventa essenziale, soprattutto per chi vuole un po’ di svago ma non può permettersi di dedicare due ore a un bel film. Se il telefilm poi è avvincente, originale, con una trama di tutto rispetto e dei personaggi splendidamente analizzati fin nei meandri più oscuri delle loro psicologie, diventa una parte importante della propria vita da cui è difficile separarsi. Capita anche però, molto più spesso di quanto vorrei ammettere, che dei telefilm le cui prime stagioni sono spettacolari finiscano per cambiare completamente, diventando prevedibili, noiosi, ripetitivi. Mi piange il cuore nell’ammettere che anche Revenge è entrato a far parte di questa triste categoria. È incredibile lo stacco che si è creato tra le prime tre stagioni e la quarta, che ho fatto molta fatica a concludere, specialmente per la prima dozzina di puntate. Alcuni di voi, giustamente, si chiederanno perché non ho semplicemente smesso di guardare la serie invece di lamentarmi di un finale (e una stagione intera) che ad alcuni (ma neanche a troppi) è piaciuto. La verità è che non è semplice abbandonare i personaggi a cui ci si è affezionati di punto in bianco; resta comunque il desiderio di assistere alla fine delle loro vicende e di dare una conclusione alla storia, bella o brutta che sia.

Quando ho iniziato a guardare Revenge ho trovato estremamente interessante la vicenda della protagonista, la bella Amanda Clarke, che cambia identità con la compagna di riformatorio Emily Thorne per vendicare suo padre, che ha subito le angherie della potentissima famiglia Grayson ed è stato condannato e ucciso per un crimine che non ha commesso. I numerosissimi cliffhangers, l’azione che non mancava mai e la trama che, episodio in episodio, si faceva sempre più avvincente mi hanno spinta a divorare le prime due stagioni nel giro di pochi giorni per poi seguire le ultime due in pari con l’America. Potrei addirittura dire che all’inizio Revenge si collocava indubbiamente tra i miei cinque telefilm preferiti. Uno dei suoi punti di forza era la potenza dei personaggi, che con le loro personalità ben definite entrano subito nei cuori degli spettatori. Emily (che sarebbe Amanda che ha cambiato identità), ad esempio, è un personaggio forte, talvolta statico, che dedica la sua vita alla vendetta, non senza commettere gravi errori, che sconterà con la vita di persone a lei care. Sebbene Emily sia un personaggio riuscito e coerente, la vera forza dello show però sta nei personaggi secondari, enormemente carismatici e a tutto tondo. Il suo compagno di vendetta Nolan, ad esempio, che con la sua dolcezza, il suo umorismo pungente e il suo sarcasmo un po’ nerd sarà probabilmente il personaggio che mancherà di più ai fan dello show.

RevengeI miei personaggi preferiti però sono i cattivi. Ero profondamente innamorata di Conrad Grayson ad esempio, il cattivissimo capofamiglia che non aveva pietà neanche dei suoi stessi figli e che sarebbe arrivato ovunque pur di occultare i suoi crimini; e poi, ovviamente, la terribile Queen V, Victoria Grayson (magistralmente interpretata da Madeleine Stowe), che non ha mai esitato a macchiarsi le mani di sangue pur di marcare il territorio e affermare la propria supremazia negli Hamptons, eliminando ogni rivale o ostacolo che si frapponesse tra lei e il suo potere. Personaggi meravigliosi nelle prime stagioni che finiscono, purtroppo, per diventare caricature di loro stessi (almeno il malvagio Conrad ci lascia le penne prima della disastrosa quarta stagione).

Non sono mancati, però, personaggi che noiosi lo sono sempre stati: il povero sciagurato Jack, che più sfigato non ce n’è, il detective Ben, uno dei personaggi più inutili della serie, e lo stesso David, il cui personaggio ha probabilmente subito l’azione disgregatrice della pessima interpretazione di James Tupper. Resurrezioni improbabili, morti finte inscenate in maniera teatrale di continuo e morti vere di personaggi fantastici che non meritavano affatto di morire (Aiden, Daniel, mi riferisco a voi!) e che anzi gli autori hanno eliminato per creare qualche minuto di suspense e commozione a discapito della trama portante, che ne ha risentito terribilmente; personaggi spariti per stagioni intere che sono tornati negli ultimi due episodi come a marcare il cartellino per l’ultima volta, trovate assurde degne delle peggiori telenovelas argentine e, ciliegina sulla torta, un finale estremamente deludente e affrettato.

Ammetto di aver tirato un profondo sospiro di sollievo alla notizia annunciata dall’ABC poche settimane fa riguardo la chiusura dello show dopo la quarta stagione; allungare il brodo, pessima trovata realizzata nel corso dell’ultima stagione, avrebbe solo massacrato ulteriormente un telefilm che, concludendosi alla terza, alcuni pensano addirittura alla seconda stagione, avrebbe avuto un finale più che dignitoso. Allo stesso tempo, però, è evidente che gli autori, dovendo concludere frettolosamente, si siano sforzati di dare alla storia un happy ending che col resto della vicenda c’entra ben poco. Una storia di vendetta, di sofferenza, di malvagità, non avrebbe dovuto concludersi in maniera così banale: chiunque guardando il pilot sarebbe giunto alle stesse e identiche e scontate conclusioni.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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