selapennamidisegna è Francesca Fusari a guidarla

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selapennamidisegna L’intervista che segue non ha bisogno di particolari preludi: vi basta sapere che Francesca Fusari (a.k.a. selapennamidisegna) è una giovane illustratrice che ha fatto del tratto scarno e del lapidario bianco e nero il suo segno distintivo. Eppure, mettendo da parte la minimale colorazione che è diventata la sua firma distintiva, con quest’intervista abbiamo avuto la possibilità di mettere in luce le mille sfumature della personalità di una disegnatrice che è anche lettrice, assidua ascoltatrice di musica e artista entusiasta. Per conoscerla meglio, vi riproponiamo le sue risposte ma soprattutto i suoi toccanti disegni.

Sul tuo blog, tra i primi lavori, c’è una storia scritta da tuo fratello e illustrata da te. Sappiamo che anche il nome selapennamidisegna è un’idea nata da una collaborazione di entrambi. Il suo supporto è ancora presente e quanto?

Non collaboriamo di frequente, ma mio fratello è stato uno dei primi a credere in me e stimare quel che facevo. Eravamo insieme in camera quando un po’ per gioco siamo arrivati al nome “selapennamidisegna”. Magari poi ti viene sete l’ha scritta in un momento particolare, è stata molto sentita sia nella scrittura da parte sua che nel disegno da parte mia. Ha scritto un’altra storia che da anni gli prometto di illustrare, un giorno lo farò, (glie)lo giuro.

Dalla moleskine alla tavoletta grafica: quali solo le differenze pratiche tra i due mezzi e in cosa preferisci l’uno all’altro (e viceversa)?

È dalla moleskine che tutto è nato, questo non lo dimentico, e il piacere di scarabocchiare sul foglio con la china è impagabile, è un’emozione tutta diversa. La tavoletta grafica è divertente e ti consente di fare tante più cose e più velocemente, non è da molto che la uso quindi ci stiamo ancora imparando a conoscere ma mi piace molto.

La musica è sempre molto presente nelle tue illustrazioni. Le canzoni che citi sono anche quelle che ascolti mentre disegni?

Ascolto moltissima musica, tutti i disegni nascono da momenti di ascolto in cui mi dico “Ecco, devo assolutamente dare una scena a questa frase” o da foto o immagini che mi fanno pensare che quell’espressione, quel modo di scostarle i capelli dal viso non possono che avere quella colonna sonora.

selapennamidisegnaNon sono solo i riferimenti ai testi a unire il tuo lavoro alla musica, ma anche una recente collaborazione con Qualunque. Come nasce questo supporto?

Qualunque mi ha contattata e mi ha coinvolta perché ho capito di star parlando con una persona che credeva fermamente in quello che stava facendo, i temi sono contorti (in senso buono) e interessanti e mi è piaciuto molto cercare di trovare il modo più adatto per dare loro un’immagine, l’immagine che Luca esprime in musica.

Il bianco e nero è onnipresente e nettissimo. Hai mai provato a sperimentare con il colore?

Mi è stato chiesto tante volte il perché della quasi totalità del bianco e nero. Il fatto che mi venisse “del tutto naturale” non poteva essere di certo una motivazione soddisfacente. Nel corso del tempo mi sono data più di una risposta. Il bianco e nero è astrazione ma con una linea nera posso definire uno spazio, creare un perimetro, decidere dove finiscono i capelli e inizia il cuscino su cui si posano. Le persone mi parlano di un mio lavoro dicendomi “Mi ha colpita quello con la ragazza bionda con le mani che le coprono il viso” e quando me lo sento dire un po’ sorrido perché mi viene da pensare proprio alla questione del colore, le persone possono vedere un “colore” anche nell’apparente assenza di questo. Con una campitura nera posso dare profondità, posso disegnare una ragazza bionda o mora, posso dare l’illusione di vederle un rossetto rosso sulle labbra, posso disegnare una macchia e il fatto che non si sappia con certezza cosa sia, beh, il più delle volte è proprio questo che mi affascina. Mi piace disegnare quello che vivo e sento e sapere che una persona del tutto estranea a me e alla mia vita potrà vederci la stessa cosa o qualcosa di totalmente diverso mi piace perché è disegnato da me, ma il momento della visione e dei pensieri e ricordi che quel che vede le porterà alla mente sarà solo suo. Io amo il colore ma allo stesso tempo ne avverto la potenza e semplicemente attendo di sentirmi pronta a usarlo. Già ora ogni tanto mi scappa sul foglio, in futuro vedremo.

L’11 e il 12 aprile a Milano eri tra gli artisti del Gomma Festival. Hai avuto modo di confrontarti con altri illustratori?

Sono stati giorni molto belli, affiancata da illustratori già amici: Fortuna Todisco, David Cristobal, Giordano Poloni, Johnny Cobalto, Anna Resmini oltre a essere veri e preziosi professionisti sono anche persone splendide, il che rende ancora più belle queste occasioni. Poi in questi casi scopro sempre nuove realtà, altri illustratori bravissimi, ognuno con il proprio mondo. Tra le illustratrici ho incontrato con grandissimo piacere anche una ragazza che faceva il mio stesso liceo a Mantova, questo giusto per poter dire una banalità, ovvero “il mondo è piccolo”. Oh, l’ho detto.

selapennamidisegna

Con gli ammiratori, invece, com’è andata?

La cosa che amo di più sono i sorrisi sinceri, quelli di persone che magari ti dicono che ti seguono da tanto o quelli di persone che incrociano il mio mondo in bianco e nero per la prima volta, gli occhi dei bimbi che si spalancano di fronte ai fogli e quanto mi piacerebbe capire cosa pensano. Io ho iniziato tutto un po’ per caso postando sul web ciò che facevo e non mi sarei mai aspettata tutto l’affetto che ho ricevuto di ritorno. Le persone mi scrivono, mi parlano delle loro vite, mi dicono di sentirsi vicine a me pur non avendomi mai conosciuta, tutto questo è strano ed estremamente emozionante allo stesso tempo.

Tra gli eventi del Festival era in programma una presentazione di Piena di niente. In che rapporto sei col mondo del fumetto, da lettrice?

Amo molto il mondo del fumetto, mio fratello tempo fa scriveva recensioni di graphic novel su un blog e quindi la casa si è popolata di storie meravigliose. Il mio hobby preferito era diventato andare a rubargliene una a rotazione, poi le restituivo, giuro!

Tra l’altro Piena di niente è realizzato da due donne e parla di donne. Il ruolo di subordinazione delle figure femminili nelle diverse industrie artistiche (cinema, letteratura…) come nella società e nella politica è oggetto di un dibattito sempre molto attuale. Credi che anche nel fumetto ci sia poco spazio per le donne?

Grazie all’evento ho conosciuto Piena di niente, sono storie di aborti ma soprattutto storie di consapevolezza e libertà. Mi piace moltissimo il fatto che il fumetto ha consentito loro di andare a fondo nei personaggi, non solo nel loro aspetto anatomico ma nel loro potentissimo aspetto emotivo. Sia Alessia Di Giovanni che Darkam sono riuscite nell’esprimere queste storie di vita straordinariamente intense.  In ogni caso, non faccio parte in tutto e per tutto (per ora) del mondo del fumetto, quindi non posso dare una risposta davvero consapevole a questa domanda. Posso solo dire che conosco, di persona e non, tante illustratrici donne bravissime, che stanno facendo belle cose in Italia e non solo e sono felice di questo. Quello dell’illustrazione mi sembra davvero un mondo in cui non esiste distinzione uomo/donna: non è necessaria. Vedo voglia di collaborazioni, interazioni, vedo tanti sorrisi e ammirazioni reciproche. Forse sogno da sveglia e le vedo solo io ma è bello quindi nel caso svegliatemi tra un po’.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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