Tuono Pettinato, tra grunge e scienza

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tuono pettinato

Foto © Comicon edizioni / Simone Florena

Tuono Pettinato è un fumettista che mi porto nel cuore per diversi motivi: la biografia di Kurt Cobain (Nevermind), al cui titolo associo ricordi personali molto cari e felici e che racconta la vita del frontman di una delle band che più precocemente ho imparato ad amare, la folta barba che mi ispira profonda simpatia e il suo pseudonimo, di cui non conosco il significato ma che mi ha sempre molto divertita. Quest’intervista è stata dunque un’occasione non solo per fare domande che potessero interessare i nostri lettori e approfondire la loro conoscenza dell’autore, ma anche per soddisfare la personalissima curiosità di capire cosa avesse spinto un giorno Andrea Paggiaro – suo vero nome – a reinventarsi con il soprannome di Tuono Pettinato. Queste e altre rivelazioni nelle risposte qui di seguito.

Cominciamo dal banale: perché Tuono Pettinato?

Tuono Pettinato perché quando ho cominciato a fare fumetti ero convinto che ci volesse un nome tipo Batman o Zorro, quindi ho scelto questo nome bislacco. Poi, in un secondo momento, ho scoperto che era una citazione da un libro di Borges, però non me lo ricordavo per nulla, quindi è una citazione involontaria.

Quando e come hai cominciato a disegnare?

Ho cominciato dalle scuole. Ero un avidissimo lettore dei Peanuts, per cui disegnavo Snoopy in continuazione. Di lì poi sono passato a fare il giornalino di classe al liceo. Con l’università ho cominciato a fare delle autoproduzioni e a vedere che i fumetti che facevo piacevano non soltanto ai miei amici, ma anche a gente che non conoscevo e da lì è partito tutto.

Dopo aver studiato cinema al DAMS, cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera del fumettista?

Io parallelamente agli studi di cinema continuavo a fare fumetti e disegni per conto mio, insieme agli amici affini che avevo trovato nel frattempo, che mi raccontavano del loro modo di fare fumetti. Studiando cinema avevo studiato anche come si scrivono le storie nelle sceneggiature e questa cosa si riversava perfettamente nel fare fumetti. In più per disegnare non serve quel budget incredibile che serve nel cinema.

Tuono PettinatoAlla luce della tua esperienza, credi che una formazione adeguata sia fondamentale per affermarsi come disegnatori?

Io sono arrivato al fumetto come autodidatta e adesso mi fa un po’ rabbia non saper fare, ad esempio, la prospettiva o i disegni uguali l’uno all’altro come chi ha fatto le scuole. Però il percorso che ho fatto io mi ha portato a fare un certo tipo di fumetto che non avrei potuto fare altrimenti.

Fai parte del collettivo Fratelli del cielo. Parlaci degli obiettivi del gruppo e dei progetti finora realizzati.

Fratelli del cielo è l’ennesima configurazione dei Superamici. A un certo punto abbiamo deciso di cambiare nome per stupire tutti, con questo nome spaziale! Quindi, il primo obiettivo è fare progetti e storie con altri fumettisti che nel frattempo abbiamo trovato come nostri affini. Il secondo, invece, è la conquista dello spazio.

Tra i tuoi fumetti compaiono diverse biografie, l’ultima è quella di Kurt Cobain (Nevermind). Cosa ti avvicina all’icona del grunge?

Mi avvicina semplicemente il fatto di essere un grande fan, dal liceo ero invasatissimo dal grunge. Avrei voluto fare un fumetto con tutti questi gruppi: Soundgarden, Alice in Chains… Poi per questioni di tempo mi sono limitato a questa storia qui.

Sei anche autore di OraMai, un fumetto realizzato per Comics&Science in cui indaghi i misteri del tempo. Scienza e arte non sono dunque così incompatibili.

Assolutamente no. È una cosa che a Lucca stanno cercando di mettere insieme da più edizioni con Comics&Science. Ho partecipato già all’edizione del 2012, in quel caso ci avevano portato a vedere il CERN di Ginevra e quindi dovevamo tirare fuori una storia da questa esperienza. Io ero già fissato con la questione del tempo, perché qualsiasi fumettista ha sempre a che fare con il dramma delle scadenze di consegna. Questa questione l’ho unita al fatto che in fisica il tempo non esiste – però se sei alle poste esiste – e questa divergenza tra realtà e scienza mi incuriosiva moltissimo.

Tra Galileo e Heidegger, Garibaldi e Turing, la tua è una irriverente rivoluzione culturale?

Be’, è un giocare con dei personaggi che sarebbero da monumento, però io cerco di riportarli alla mia altezza e parlarci liberamente.

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