Cinque grandi film mai arrivati in Italia

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La distribuzione italiana sembra avere un problema, uno serio. Talmente grosso da chiedersi “Cosa c’è che non va in te?”. Non parliamo solo dei film di Godard e di cinema di nicchia, per appassionati, ma anche a produzioni dal forte potenziale commerciale, a cui sono legati i nomi di autori e interpreti di grande fama. Perché simili prodotti dovrebbero essere ignorati? Non riusciamo a spiegarcelo. Abbiamo quindi fatto una lista di cinque pellicole che sarebbe bello vedere arrivare nelle sale italiane.

Mouth to mouth (Alison Murray, 2005)

Ellen Page in Mouth to Mouth (Alison Murray, 2005)

Ellen Page in Mouth to Mouth (Alison Murray, 2005)

In questo caso, il problema si espande alla distribuzione globale. Il film, infatti, pur essendo stato presentato a diversi festival in Stati Uniti, Canada ed Europa, è risultato reperibile solo in DVD nel Regno Unito e negli USA. Eppure non è certamente un prodotto passato inosservato: dopo questo ruolo, Ellen Page ottene la parte di protagonista in Hard Candy, che ha dato inizio alla sua rapida ascesa. L’attrice interpreta anche qui il ruolo principale, quello di Sherry, coinvolta in un gruppo di recupero per ragazzi di strada e in particolare tossicodipendenti, prendendo parte a un viaggio alla ricerca di sé e dei propri valori. Il collettivo tenta di spingere i suoi componenti a uno stile di vita alternativo, basato sulla “conoscenza radicale” con cui si armeranno per vivere in base alle proprie regole. La ragazza, in rapporto conflittuale con la madre, intraprende l’avventura per allontanarsi da lei, appoggiando la morale del gruppo.

Il film è il grido disperato di una generazione alla deriva, senza obiettivi né ideali, che non sa cosa fare della propria vita. È un percorso privo di destinazione e di speranza che degenera nell’autodistruzione, alla ricerca di accoglienza in un mondo che ci rifiuta. La sceneggiatrice e regista Alison Murray invita con questo incisivo lungometraggio alla ricerca di un modo per sentirsi vivi, a non lasciare che la propria anima venga risucchiata da chi impone limiti alla nostra individualità. Perché per vivere serve coraggio.

Mr. Nobody (Jaco Van Dormael, 2009)

Jared Leto in Mr. Nobody (Jaco Van Dormael, 2009)

Jared Leto in Mr. Nobody (Jaco Van Dormael, 2009)

Il fatto che la distribuzione nostrana abbia letteralmente ignorato Mr. Nobody ha generato tanto scalpore da dare il via a una petizione online per richiederne la messa in onda televisiva. Tuttora, la pellicola è rimasta inedita in Italia, pur essendo stata presentata al Festival del cinema di Venezia, ma forte della presenza dell’attore (e frontman dei 30 Seconds to Mars) Jared Leto si è assicurato comunque un grande successo di pubblico nel bel paese. Per quanto non sia solitamente favorevole ai fandom sfegatati e agli ammiratori senza riserve, va detto che la fanbase del bel cantante, che qui interpreta il protagonista Nemo, ha avuto il merito di attirare l’attenzione sulla grave mancanza nelle nostre sale del film. Mr. Nobody è infatti una pellicola di indubbio valore, che affronta il tema della scelta nel modo più scontato – ma per questo geniale – possibile: mostrare gli effetti di ogni possibilità. Insomma, senza eccessi di monologhi pseudo-filosofici e pause di riflessione pronte a far appesantire le palpebre. In fatto di decisioni, una cosa è certa: quella di non portare questo film nelle sale italiane è stata sicuramente una mossa sbagliata. Se avessimo la possibilità di mostrare quale sarebbero state le conseguenze della situazione contraria, avremmo sicuramente visto gli incassi al botteghino salire alle stelle. Il prodotto è infatti un validissimo prodotto commerciale: dinamico, ricco di effetti speciali e con un tocco di sci-fi che non fa mai male a un film rivolto alla massa. Nel caso cercaste un modo per far convivere riflessione e accessibilità, non affannatevi: Van Dormael l’ha già trovato. Intanto, però, potreste rilassarvi e godervi questo gioiellino in lingua originale, ammirandone la semplicità, la capacità di coinvolgere e le dimensioni spettacolari in cui verrete trasportati. È senza dubbio la decisione migliore da prendere.

Les amours imaginaires (Xavier Dolan, 2010)

Xavier Dolan, Niels Schneider e Monia Chokri in Les Amours imaginaires (Xavier Donal, 2010)

Xavier Dolan, Niels Schneider e Monia Chokri in Les Amours imaginaires (Xavier Donal, 2010)

Xavier Dolan è una delle più giovani promesse del cinema internazionale. Con Mommy, all’età di ventitré anni, si è aggiudicato il Premio della giuria al Festival di Cannes. Quando girò, scrisse e interpretò Les amours imaginaires ne aveva soltanto venti. Attualmente, soltanto il suo ultimo e già citato lavoro è riuscito ad arrivare nelle sale italiane, pur avvalendosi tutti di importanti riconoscimenti. Il lavoro preso in considerazione, datato 2010, è il secondo del regista canadese. La storia è incentrata su due amici, Francis e Marie, che finiscono per innamorarsi della stessa persona: Nicolas, l’affascinante ragazzo appena trasferitosi.

I toni delicati del racconto e della regia, accompagnata da musiche vintage e ricca di slow motion, mitigano l’ossessione sentimentale dei due, che finiscono per entrare in competizione e voltarsi egoisticamente le spalle. L’amicizia viene messa in discussione, il senso di tradimento è incombente. Quando si comincia a mostrare il meglio di sé soltanto per compiacere qualcun altro, il fallimento è inevitabile e ci si trasforma in irriconoscibili bambole di pezza, sottilmente egoiste e concentrate unicamente sul proprio scopo. Può accadere, comunque, che nella lotta non ci siano vincitori, che l’amore ci volti le spalle. Non bisogna in alcun modo lasciarsi divorare dalla disperazione. In fondo si sa che l’importante è avere qualcuno pronto a offrirti un posto al suo fianco al riparo dalla pioggia, che sia disposto a dividere il suo ombrello con te. Che sia un amante o soltanto un amico, non fa differenza. Quelli che si erano trasformati in competitori, potrebbero tornare a essere fedeli compagni.

Passion (Brian De Palma, 2012)

Rachel McAdams e Noomi Rapace in Passion (Brian De Palma, 2012)

Rachel McAdams e Noomi Rapace in Passion (Brian De Palma, 2012)

Se vi considerate cinefili e non avete mai sentito parlare di Brian De Palma, vi consiglio di recuperare immediatamente (o di rivalutarvi), perché stiamo parlando del regista di cult come ScarfaceGli intoccabili Carlito’s wayPassion, presentato alla sessantanovesima biennale veneziana, è il suo ultimo lavoro, caratterizzato da un cast al femminile da togliere il fiato e non solo per le loro interpretazioni. Il film è una seduzione continua, che fa però della sensualità un’arma mortale, capace di prendere parte a intrighi e lotte ambiziose. Le donne di De Palma sono subdole, imprevedibili, pronte a colpire alle spalle per soddisfare la propria sete di potere e a ricattare col corpo. Ne deriva una storia di vendette senza scrupoli e conflitti, competizioni professionali e sentimentali, pronte a degenerare in pubblica umiliazione e molto di più.

Eppure, se questa pellicola vuole raccontare qualcosa, è proprio che – secondo il regista – una donna è pronta ad adoperare ogni mezzo per raggiungere i propri scopi, qualunque essi siano. Non esiste empatia né generosità di fronte alla possibilità di realizzare il proprio volere. In fondo De Palma non ci ha mai reso estranei personaggi crudeli e pericolosi, anzi: questi sembrano proprio essere il marchio di fabbrica delle sue storie e l’ultimo lavoro dimostra quanto un ruolo femminile possa essere altrettanto spietato e perverso, se non addirittura più subdolo di un corrispettivo maschile, grazie all’irresistibile sensualità. Mai fidarsi di due labbra rosso fuoco, che siano doppiate oppure no.

Wish I was here (Zach Braff, 2014)

Pierce Gagnon, Joey King e Zach Braff in Wish I Was Here (Zach Braff, 2014)

Pierce Gagnon, Joey King e Zach Braff in Wish I Was Here (Zach Braff, 2014)

Tutti conosciamo Zach Braff come J.D., il medico stralunato e sensibile di Scrubs, ma cinefili e ammiratori hanno avuto l’opportunità di apprezzarlo anche come regista nel 2004 con La mia vita a Garden State, il suo primo lungometraggio dietro la telecamera, pur mantenendo sempre il ruolo di protagonista. In seguito al successo di critica e una significativa riuscita al botteghino, arriva Wish I was here.

Va detto che, di per sé, la mancata distribuzione del film in Italia non è definibile “scandalosa”: Braff non ha ancora avuto la possibilità di affermarsi come icona del cinema e le sue commedie dal retrogusto amarognolo non sono blockbusters, ma riescono a rivolgersi ugualmente al grande pubblico e sembrano dimostrarsi come l’inizio significativamente promettente di una carriera artistica di tutto rispetto del Braff regista e sceneggiatore. Le storie che porta sul grande schermo sono infatti il riflesso di una spiccata tenerezza e mostrano al pubblico il lato umano e sensibile della celebrità.

Sfido chiunque a non lasciarsi sfuggire una lacrima di fronte ai problemi comuni raccontati dall’attore e alle aspettative disincantate dei suoi personaggi. I lutti, i conflitti familiari e perfino la ricerca di sé vengono mostrati da un punto di vista inedito, colpiti da una luce naturalmente accecante che li rende uno spettacolo sensazionale, come guardare il sole affacciarsi all’orizzonte sul più mozzafiato dei paesaggi. Braff mostra la grandiosità dell’esistenza parlando semplicemente della piccolezza delle ambizioni umane. Un gioiello del cinema contemporaneo, che merita per questo un posto nelle sale italiane. Non per accontentare il pubblico, né i guadagni dei distributori, ma per dare la possibilità a tutti di venire a contatto con dell’arte pura e commovente.

E voi, avete altri film da segnalarci? Potete farlo nei commenti.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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