Difendiamo i bambini dal Family Day

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Family Day

«Qualcuno pensi ai bambini!»

Non vorrei iniziare scrivendo di “un mondo senza”, dicendo che non c’è più religione, non ci sono più certezze e nemmeno le mezze stagioni: questi discorsi mi annoiano. Eppure mi trovo costretta a parlare di un Mondo Senza, o meglio una parte della società priva di empatia, in cui imporsi è più importate del patire con, del comprendere le sofferenze altrui e gioire della felicità degli altri. Lo faccio perché è solo pensando che una minima parte di umanità (e non tutta, voglio illudermi) si sia avviata verso questa radicale alienazione emotiva che posso sopportare il peso di certe manifestazioni d’odio e pensare che una rieducazione e un cambiamento siano possibili. Poi però mi trovo di fronte agli spaventosi numeri e agli angoscianti contenuti del Family Day e comincio a preoccuparmi, a pensare che se l’educazione delle future generazioni è davvero affidata a simili ottusi individui, allora l’oppressione culturale (sessismo, omofobia, xenofobia) è tristemente destinata a durare ancora per qualche decennio.

Tra i diversi interventi, alcuni non meritano nemmeno commenti. Non eviterò invece di analizzare il discorso di Costanza Miriano, che si contraddice denunciando un’insofferenza collettiva nei confronti delle differenze tra uomini e donne, aggiungendo che essere diversi è prezioso. Di contraddittorio, in queste tesi, c’è che chi vuole ridurre le differenze tra uomo e donna a semplici schematiche disuguaglianza innate e definite dal sesso è il vero autore dell’appiattimento: nessun sostenitore del femminismo, dei diritti della comunità LGBTQI o quant’altro (e non certamente della “teoria del gender”, che – ricordiamolo – non esiste!) ha mai negato quanto le differenze siano preziose e dire che uomini e donne, etero e gay sono uguali non significa appiattire le differenze, ma dare a ognuno – a prescindere da identità di genere e orientamento sessuale – la possibilità di vivere la propria individualità. Mi dispiace (ma neanche troppo) fartelo notare, Costanza, ma dicendo che è «prezioso essere diversi, irriducibili gli uni agli altri» (e qui siamo d’accordo), concludendo poi col dire che le donne vogliono stare coi loro figli – arrogandoti il diritto di parlare per tutte e dando per scontato un senso di maternità innato – allora tradisci i tuoi stessi propositi di diversità. Le donne vogliono stare con i figli: per loro è innato, per i padri no. Questo è l’appiattimento di cui ci accusi, Costanza. Questa è la colpa di cui invece voi, difensori della famiglia tradizionale, del matrimonio come privilegio eterosessuale e dei ruoli di genere patriarcali, vi state macchiando.

E basta, basta davvero con questo “Difendiamo i bambini” che vi fa sembrare tanti noiosi cloni di Helen Lovejoy. La verità è che questi beneamati bambini sono stanchi di fare da capro espiatorio per le vostre inutili battaglie, basate su morali senza fondamento. A loro di genere e orientamento sessuale non frega assolutamente nulla. L’unico problema dei bambini è che sono facilmente plasmabili e le vostre imposizioni etiche finiranno per sporcarli e per generare, una volta cresciuti, delle squallide copie della vostra intolleranza. Sono gli adulti, educatori, a indicare alla loro progenie ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e purtroppo, quando anche i grandi non sanno davvero cosa sia bene e cosa sia male, si finisce per fuorviare degli individui in crescita, facendogli credere che l’unico modo giusto di vivere sia il proprio, invece che educandoli a rispettare le scelte altrui. Questo non significa che la vostra fede, la vostra idea di famiglia, la vostra identità siano sbagliati: significa semplicemente che sbagliato è pensare che siano universalmente giusti, che affermarsi al di sopra degli altri soffoca quella diversità che difendete, ma che in realtà state ammazzando. Il banalissimo “vivi e lascia vivere” è alla base di tutto ed essere custodi dei propri fratelli (come la Bibbia insegna nella Genesi) è ben altro: non vuol dire imporgli quella che secondo noi è la salvezza, ma fare il possibile perché egli sia felice. Solo un pensiero distorto da idee secolari e senza valore può vedere il peccato nella felicità altrui.

A tutti quelli che si battono contro la fantomatica teoria del gender, consiglio prima di tutto di ripassare bene l’argomento: nulla ha a che vedere con l’insegnamento della masturbazione precoce, gravidanze indesiderate e tanti altri mali feroci; nessuno vuole togliere la tanto a voi cara innocenza ai bambini. I vostri figli non corrono alcun rischio nell’apprendere cosa sia la disforia di genere, cosa l’omosessualità e avendo un approccio graduale, sereno e consapevole alla sessualità. Quella dell’ideologia gender è un’etichetta senza fondamento, nata per creare dissenso contro i gender, gay, lesbian e queer studies, studi che appunto affrontano le questioni di identità di genere e orientamento sessuale, ma non solo: si approfondisce il ruolo che la cultura ha sulla creazione dei ruoli di genere e sulle disparità sociali. È così grave che ai bambini venga permesso di definire la propria individualità al di là di ogni stereotipo, che ai maschi venga detto che non è un male essere emotivi e alle femmine che l’ambizione non è una colpa? Non preoccupatevi, i vostri figli non verranno indottrinati e spinti alla dissolutezza nelle scuole, piuttosto state attenti a quello che gli verrà inculcato dai predicatori di false morali senza buonsenso.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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