I caduti di pietra. Una chiacchierata con Giuseppe Russo tra Storia, storie e cultura

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I caduti di pietra

Presentazione I caduti di pietra

Prendete un uomo, Giuseppe Russo, appassionato di Storia e storie, aggiungete quella capacità non-accademica di raccontare la Storia e il passato, ed ecco che nasce I caduti di pietra, un progetto culturale che si pone l’obiettivo di restituire un pezzettino di Storia ai suoi proprietari. Ho voluto fare una chiacchierata con Giuseppe per farmi spiegare qualcosa di più di questo progetto culturale.

Cominciamo da una domanda semplice. Chi è Giuseppe Russo?

Siccome non amo “definirmi”, questa è una domanda difficilissima. Chi sono? Beh, credo di essere un ragazzo normalissimo (ehm dai, non facciamo i pignoli sull’età!) che, però, crede nella cultura e cerca di apportare il suo modesto contributo. La mia goccia nel mare è rappresentata da una piccola missione che vorrei portare a termine: rendere la storia meno noiosa e recuperare la nostra memoria partendo dal basso, dalla gente e non solo dai grandi avvenimenti politici e bellici.

Da dov’è nata l’idea del progetto culturale I caduti di pietra?

L’idea è nata durante l’ultimo anno di università, e potremmo dire “per colpa” di una borsa di studio usata per fare ricerca storica a Roma. Foto, giornali, fonogrammi e tanti documenti di un passato che combaciavano con ciò che mio padre raccontava e che hanno assunto via via la consistenza di un mosaico da completare e condividere con gli altri. Inoltre, la mia passione per la storia, ma anche l’avversione per un “certo tipo di testi”, ha fatto scattare quella molla e quella voglia di scrivere un libro in grado di appassionare tutti, evitando il linguaggio formale e accademico, e immaginando di prendere un caffè con amici mentre si affronta un discorso serio senza essere pesanti e pedanti.

Potresti dirmi a quale tipo di testi ti riferisci quando parli di “avversione”?

Non me ne vogliano i professionisti riconosciuti, i professori e i ricercatori, ma è mia opinione che se tantissime persone hanno una costante repulsione verso la storia, forse è perché i mattoni da 600 pagine sono pesanti e noiosi. Sono testi rigorosissimi che, però, hanno allontanato troppe persone dalla memoria storica, che poi rappresenta l’esperienza che dovrebbe evitare la ripetizione di orrori ed errori del passato. Da amante della storia, anch’io ho iniziato e chiuso quasi immediatamente diversi testi del genere. Per me è una situazione allarmante e inaccettabile.

Una frase che mi ha colpita molto e che riporti anche sul tuo sito è “gli anni della guerra in Campania furono tre volte più devastanti che nel resto d’Italia. Non caddero solo militari e civili. Caddero anche le pietre angolari della nostra cultura”. Ti va di spiegarci il senso di questa frase?

Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale la Campania fu stretta nella morsa degli eventi e degli eserciti, e usata come esempio per abbattere con la paura il resto del Paese. Napoli, in particolare, con tutto il suo ricchissimo tessuto culturale, artistico, industriale, paesaggistico e folkloristico, fu prima deturpata dai bombardamenti inglesi, poi si ritrovò a subire le devastanti ritorsioni naziste seguite al famoso armistizio segreto con gli angloamericani e, dopo aver subito pesantissimi attacchi aerei prima dello sbarco a Salerno, fu addirittura “violentata” nei beni più cari dall’ingombrante presenza degli eserciti multietnici degli Alleati. In tutti questi episodi, durante i quali ovviamente perirono militari e civili innocenti, la Campania subì devastazioni tremende alle proprie tradizioni, ai propri archivi, ai caffè storici, ai beni sportivi di cui ancora oggi si sente la mancanza, ai parchi, alle regge, alle chiese, alle Madonne, ovvero a tutto ciò che componeva, e ancora oggi compone, l’essenza di una vita civile e normale: i beni culturali e le tradizioni locali. Non voglio rovinare la lettura agli amici che vorranno acquistare il testo, per cui non posso spingermi molto oltre, ma posso dire che non caddero solo esseri umani durante la guerra, e nel testo i lettori potranno verificare che caddero molti pezzi importanti della nostra vita sociale, facendo crollare le pietre angolari della cultura e dei beni materiali con i quali ci identifichiamo come cittadini di un luogo o di un Paese. Fidatevi, scoprirete cose su cui riflettere parecchio. Segnalo ai lettori, tra l’altro, che il testo non è inquadrabile nel filone dei testi di storia locale, ma è sostanzialmente di valenza nazionale perché nazisti e angloamericani vollero usare la Campania per terrorizzare e scoraggiare il resto degli italiani. Se questa è solo storia locale…

Leggendo le pagine del tuo libro si nota subito la tua grande passione per la Storia e per i dettagli storici. Da dove nasce questa passione?

Davvero lunga la risposta. Cerco di sintetizzare, ma sicuramente ometterò parti importanti. La storia vissuta da mio padre durante i bombardamenti e lo sbarco alleato in Sicilia sono parti fondamentali del mio coinvolgimento mentale. La sua partecipazione alla ricostituzione delle forze armate, le foto di famiglia nei cassetti (foto bellissime che consiglio di guardare sulla pagina Facebook I caduti di pietra), i racconti dei nonni, e quelli della ricerca di cibo durante i bombardamenti, rappresentano gli episodi che hanno alimentato la sete di conoscenza storica. Inoltre, non posso dimenticare la gioventù trascorsa nel fantastico parco della Reggia di Caserta, come tanti ragazzi casertani, un periodo di storia personale fatto di pane, ginocchia sbucciate e arte e che ha enormemente contribuito alla passione per tutte le espressioni artistiche. “Chi vive immerso nell’arte, è arte esso stesso”. Vediamo chi trova questa citazione !

I caduti di pietraPenso che i lettori siano curiosi di sapere perché il libro si intitola I caduti di pietra.

Da anni guardo foto storiche, anche e soprattutto delle guerre mondiali. Alcune foto mostrano gruppi scultorei avvolti da sacchetti di sabbia, le cosiddette incastellature, blindature poste a protezione delle opere durante i periodi di guerra. Guardandole ho sempre avuto l’impressione di osservare esseri viventi impauriti, nascosti dietro una trincea a pregare per la propria salvezza, quasi a chiedere un miracolo. Una scena dalla quale proviene direttamente il titolo I caduti di pietra, proprio perché ho equiparato le nostre statue, i nostri monumenti, le nostre piazze, gli hotel storici, i caffè… a inermi civili caduti durante la guerra, esattamente come gli esseri umani fatti di carne e ossa.

Pensi che la Storia sia un argomento ancora interessante e oggetto di dialogo per i giovani d’oggi o credi che l’interesse per il nostro passato stia via via scemando?

Sì, la storia è interessantissima, ma l’attenzione è ai minimi storici. Forse è arrivato il momento, pur facendo un lavoro serio di ricerca, di scrivere testi più snelli, veloci, al passo con i tempi digitali, lavori in grado di attirare il lettore che vuole essere informato e non annoiato. Come detto prima, non me ne vogliano i ricercatori ed i bravissimi professori universitari, ma i lettori, come dimostrato dai forti riscontri avuti durante le presentazioni soprattutto nelle scuole, vogliono conoscere fatti e circostanze che partono dal basso, dalla cultura e dai momenti di vita quotidiani. Sono tutti stanchissimi dei mattoni di politica, dei trattati bellici e ancor più di quelli ideologici. La storia, diceva qualcuno, siamo noi. Scusatemi, ma se siamo noi, non dovremmo raccontare storie più vicine a ciò che eravamo? Non dovremmo raccontare storie riguardanti i nostri territori, i nostri concittadini, le nostre tradizioni, le nostre piazze, i nostri locali di ritrovo, oltre che l’importante solfa politico-bellica-ideologica? Ripeto, non posso bruciare la sorpresa ai lettori, ma vi assicuro che coinvolgo i ragazzi delle scuole parlando di un episodio che riguarda il calcio. Cosa c’entra? Beh, leggete il libro e vi accorgerete che la storia, appunto, è fatta da tanti episodi vicini alle nostre giornate normali, incluso gli stadi e le squadre di calcio. Questi sono fatterelli che non racconta quasi nessuno e che invece i lettori apprezzano perché scoprono pezzi di storia vera, vicina, palpabile, in molti casi addirittura ancora attualizzabili.

Quale obiettivo ti poni con questo tuo progetto storico-culturale?

Sono uno sconosciuto e probabilmente tale resterò e sicuramente non farò “a pile of money” come dicono gli americani, però il mio obiettivo è semplice e raggiungibile: attirare l’attenzione dei lettori che da anni non considerano più la lettura di un testo di storia e strapparli all’indifferenza. E per dimostrare che il progetto punta alla diffusione di una storia più leggera che acquisti finalmente una nuova vitalità, sto donando, con grande sforzo economico, tanti testi a molte biblioteche e strutture che lo mettono a disposizione per la lettura gratuita. In ordine di tempo, ad esempio, segnalo che è disponibile nel rinomato Istituto Parri di Bologna, nella sede della Società napoletana di Storia Patria a Napoli e addirittura a Roma presso la Biblioteca centrale dell’Esercito. Sono in corso, inoltre, ulteriori contatti per donare testi a diverse biblioteche disseminate su tutto il territorio nazionale, e colgo l’occasione per invitare i lettori del sito a segnalarmi enti, associazioni o biblioteche ritenute adeguate alla diffusione gratuita del testo. Potete contattarmi attraverso il sito ufficiale, la pagina Facebook o Twitter.

Concludo con questa domanda-riflessione. Ryszard Kapuściński scrisse: “La storia è spesso il risultato di una mancanza di riflessione. È il frutto bastardo della stupidità umana, parto dello smarrimento, dell’idiozia e della pazzia”. Cosa ne pensi di questa citazione? Dopo il tuo lavoro di ricerca e stesura del testo, ti trovi d’accordo con quest’affermazione? La storia è pura mancanza di riflessione?

Le parole di questo bravissimo giornalista/scrittore polacco sono assolutamente azzeccate, e lo dimostra anche l’obiettivo del mio progetto. Ho detto che la storia è quel bagaglio di esperienze che ci raccontiamo e tramandiamo, e che permette a un popolo di non reiterare gravissimi errori, proprio come le guerre. Un’intera società che non ha questa memoria, o la perde a causa di un accademismo terrificante che allontana le persone comuni, inizia un percorso di ottusità, idiozia, smarrimento, e finisce per sviluppare la follia socio-economica, politica e morale. Nella migliore delle ipotesi, come verifichiamo giornalmente, questa povertà culturale alimenta fenomeni di razzismo, egoismo, prepotenza sociale, e modifica al contrario i normali valori morali della convivenza civile. Il discorso è davvero molto ampio, e potrei scrivere per ore, per cui mi limito a essere totalmente d’accordo con Kapuściński.

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Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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