Il lascito videoludico di Lovecraft: un meraviglioso incubo chiamato Bloodborne

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Bloodborne

Dettaglio della copertina di Bloodborne

È una notte gelida. La luna, piena, brilla di una luce fredda nel cielo limpido. Per le strade tetre e desolate aleggia un’aria di inquietudine. I cittadini, barricati in casa, attendono solo la venuta dell’alba, mentre gli unici rumori a squarciare quella che sembra essere una notte eterna sono strazianti versi di belve, le quali ormai dilagano per la città come un’orrenda piaga. Senza una meta precisa, un misterioso cacciatore dal passato ignoto dovrà equipaggiarsi a dovere e munirsi di grande coraggio per sopravvivere all’incubo che lo circonda, svelarne il mistero e porvi fine una volta per tutte.

Per quanto possa sembrare l’atmosfera di un romanzo dell’orrore scritto nel XIX secolo, siamo ben distanti da quella realtà. O forse no. Perché Bloodborne, ultima fatica della software house giapponese From Software, deve molto allo scrittore americano Howard Phillips Lovecraft. Attraversando fitti boschi e vicoli bui, infatti, il protagonista spesso si troverà di fronte a nemici o citazioni chiaramente ispirate all’agghiacciante mondo creato dalla mente del genio letterario che tanto riuscì a spaventare il pubblico del primo Novecento. Tale paura, che permea in modo particolare le pagine del ciclo di Cthulhu, la leggendaria divinità divenuta col tempo vera e propria icona della mitologia lovecraftiana, si respira a ogni fotogramma; colonna sonora, ambientazione e atmosfera riescono a evocare magistralmente quel senso d’angoscia descritto da Lovecraft in maniera talmente concreta da poter quasi essere palpato. Il tutto senza mai sfociare nel macabro, cosa non del tutto scontata di questi tempi.

Merito, questo, dello splendido lavoro da parte del team del game director Hidetaka Miyazaki, capace di trarre il massimo dalle atmosfere di gioco, sposandole sapientemente con lo spietato gameplay che ha caratterizzato in particolar modo gli ultimi lavori targati From Software. Il costante senso d’angoscia che si respira lungo tutto Bloodborne, infatti, non è solo merito del clima in cui è immerso: la difficoltà del gioco, dovuta alla disposizione e all’intelligenza dei nemici, è l’altra principale ragione per la quale il soggiorno del giocatore nella città di Yharnam si trasformerà ben presto in un incubo meraviglioso da cui risulterà difficile allontanarsi. Esattamente come accadeva quasi un secolo fa con i libri di quello scrittore che, se potesse conoscerne l’esistenza, sarebbe fiero di questo Action RPG.

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Filippo Rossi

Filippo Rossi

Padovano, classe '94. Studente universitario, scrittore, grande appassionato di videogiochi, musica e cinema. Non sono nulla di tutto ciò.

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