Irlanda: ti annega di verde, ti copre di blu

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Irlanda

Foto © Ivan Alberico

Ci sono Paesi oggettivamente affascinanti che hanno una lunga storia alle spalle, dei veri e propri musei a cielo aperto (ad esempio Roma) che non ci stancheremmo mai di visitare; Paesi che ci colpiscono perché hanno delle architetture spettacolari, moderne e del tutto singolari (come Berlino o Bruxelles); città di mare o percorse da fiumi che ci regalano degli scorci pittoreschi che sembrano usciti da un quadro di Monet che resteremmo ad ammirare per giorni interi (Vedi Venezia o Strasburgo, la Venezia del nord). Ancora, città in cui si va per staccare la spina, per divertirsi sfrenatamente (e qui gli esempi sarebbero interminabili). Ci sono poi Paesi che ti entrano dentro senza una particolare ragione, luoghi impressi nella tua mente nei quali passeresti volentieri il resto dei tuoi giorni solo in compagnia di un buon libro e una tazza di tè fumante, lontana da ogni cosa, ma non sapresti nemmeno spiegarne il motivo. La mia terra, il Paese di cui sto parlando, è l’Irlanda e, sebbene mi senta pervasa da ineffabilità che a confronto Dante davanti a Dio nel XXXIII del Paradiso era un chiacchierone, proverò a digitare le mie sensazioni e a non riempirvi la testa di sterili informazioni che si possono trovare facilmente su Wikipedia e di luoghi comuni, anche se alcuni di essi sono più che fondati: sì, mangiano patate almeno dieci volte al giorno e bevono come se non ci fosse un domani.

Innanzitutto è difficile parlare dell’Irlanda in generale perché, sebbene sia una nazione molto piccola, presenta una grande varietà di paesaggi, stili di vita e tipologie di città. In generale, essendo molto poco popolata, ci sono essenzialmente città molto piccole, alcune delle quali definirei addirittura villaggi, completamente immerse nel verde, in cui talvolta ci sono più pecore che esseri umani (stereotipi mode: on). La contea di Kerry, ad esempio, è perfetta per chiunque voglia riunirsi in se stesso e meditare in pace, al massimo sarà disturbato da qualche muggito. A tal proposito mi colpì profondamente una citazione del giornalista Con Houlihan circa Castleisland, una cittadina di Kerry, la quale è stata definita “non tanto una città, quanto una strada tra due campi”. Anche Connemara, però, nella contea di Galway, offre paesaggi fiabeschi dall’atmosfera bucolica e ancestrale. Parliamo dell’Irlanda verace, quella che può piacere tantissimo o provocare profonda depressione.

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Foto © Ivan Alberico

Ci sono poi città relativamente grandi, come Dublino, Galway, Cork, che mantengono comunque la loro autenticità e sono ben lontane dall’essere schiacciate dall’omologazione delle grandi metropoli, che oggi tendono ad essere tutte tristemente uguali. La stessa capitale è davvero piccola e si può visitare completamente in un paio di giorni al massimo, percorrendola tutta a piedi, con qualche dovuta sosta in un bel parco. Oltre ai luoghi turistici come la Guinness Storehouse o la cattedrale di St. Patrick, ciò che più colpisce di Dublino, e in generale di tutte le città irlandesi, è il calore (metaforicamente parlando) che esse emanano. A volte capita di trovarsi in una grandissima città e sentirsi soli, confusi, insicuri circa la strada da percorrere; ecco, questo a Dublino non accade. Sarà per le dimensioni ridotte della città, per le stradine strette e i palazzi di un paio di piani massimo o forse per i volti rassicurantiamichevoli degli Irlandesi che hanno imparato ad avercelo dentro, il sole. Ma è praticamente impossibile sentirsi esclusi da questa gioia, da quest’energia vitale che si sprigiona da ogni angolo, che irradia da ogni sorriso.

Gli Irlandesi hanno una terra bellissima e ne sono pienamente consapevoli. La festa di San Patrizio, che ricorre ogni 17 Marzo, lungi dall’essere sentita come una ricorrenza religiosa, è la massima espressione del loro essere profondamente orgogliosi di essere irlandesi. Le strade si inondano di verde, la musica della lunga parata rimbomba per tutta la città, i pub sono, se possibile, ancora più gremiti del solito, con i tavoli e le pareti di legno che vibrano all’unisono con la musica di un banjo o di un’arpa celtica.

Irlanda

Foto © Ivan Alberico

Vivere in Irlanda ha anche qualche aspetto negativo però, soprattutto se si è italiani. Scriverei che non puoi mai permetterti di uscire di casa senza ombrello, nemmeno in piena estate, ma bestemmierei: gli irlandesi non usano ombrelli. Per loro una persona che cammina con un ombrello sotto un acquazzone è come per noi un asiatico con l’ombrellino per il sole a 25° mentre si dimena per il caldo, più sudato di Benigni che recita la Divina Commedia. Anche quando ci sono 2° e l’acqua fredda ti penetra lenta e maligna dietro la schiena, con una promessa di polmonite immediata, preferiscono tirare su il cappuccio e ignorare il gelo a cui, evidentemente, sono insensibili. Dopo aver perso l’ombrello al mio secondo mese di permanenza a Waterford, una grande città (per gli standard irlandesi, sia chiaro) nell’estremo sud-est dell’Irlanda, ho deciso di non comprarne un altro e sentire anche io la pioggia battente sul mio viso, camminando per le enormi colline e facendo lo slalom tra i ciliegi, sentendomi anche un po’ dannunziana, ma non ha funzionato. Ci guadagnavo solo capelli impresentabili e raffreddori cronici.

Potrei parlarvi ancora a lungo del cibo, che non fa (sempre) “schifo” come saremmo portati a pensare dall’alto della nostra presunzione tutta italiana (anzi, semmai doveste soggiornare in Irlanda per più di qualche settimana, preparatevi a ingrassare spaventosamente: statisticamente provato); del sole che, quando onora gli irlandesi della sua presenza, è motivo di gioia e euforia isterica (se poi avete le gambe bianche come quelle di un’irlandese pallidina, approfitterete dell’occasione per spalmarvi sul prato del primo parco che vi capita, ma senza protezione, mi raccomando! Lo stile “abbrustolita” fa tendenza); della musica tradizionale, delle gonnelline delle uniformi scolastiche, degli arcobaleni che colorano il cielo grigetto un giorno sì e l’altro pure, delle strade ricoperte di petali di cherry blossom in primavera, delle colazioni infinite e leggerissime della domenica mattina (mai sentito parlare di pudding?), ma vi toglierei gran parte della sorpresa. Come ho detto già nell’introduzione, è difficile spiegare la magia di alcuni luoghi e l’unico modo per comprenderla fino in fondo è viverla sulla propria pelle. Non semplicemente fermarsi un paio di giorni, ma viverci davvero: camminare sotto la pioggia, assaggiare il cibo del posto, perdersi tre volte al giorno ma poi ritrovare subito la strada, perché l’Irlanda non è poi così grande. Spero che tutti voi possiate visitare i posti di cui vi ho parlato e che possiate innamorarvi davvero di questa magia misteriosa (c’entreranno sicuramente i folletti, me lo sento!), ma soprattutto spero di trovare nella mia vita altri luoghi che riescano a stregarmi al punto di non esserne mai sazia.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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