James Senese: «Napoli è l’unica città dove c’è musica»

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James Senese

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James Senese è uno dei più grandi, se non il più grande, jazzisti meridionali di sempre. Figlio di un soldato afroamericano e di una ragazza napoletana, è il punto di unione di due culture musicali: quella del jazz dei neri e quella della sua Napoli. Con la sua musica, sempre rigorosamente cantata in dialetto napoletano, ha sempre avuto come obiettivo la rivoluzione. Ha collaborato con numerosi artisti tra i quali spiccano i nomi di Lucio Dalla e Pino Daniele, con il quale ha portato in tour la musica napoletana in tutto il mondo.

Come hai capito di voler fare musica?

È stato un fatto naturale, ho sentito a dodici anni dei suoni che mi interessavano e uno di questi era il sassofono e l’ho iniziato a studiare a dodici, tredici anni.

Cinquant’anni di attività in campo artistico e ancora volere, ma soprattutto riuscire a fare la rivoluzione, qual è il tuo segreto?

Io credo che sia un fatto naturale fare rivoluzione. Poi ti escono delle cose che neanche tu sai da dove vengano, che sono molto avanti.

Non so se ti ricordi dell’intervista con Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso: quanto era da copione e quanto c’era di suo?

Là è stato un copione, non c’era assolutamente nulla di naturale.

Hai mai risposto così a un giornalista nella lunga carriera?

No.

Che ricordo hai di Troisi?

Per un fatto naturale c’è simpatia o antipatia, poi lo avverti col tuo corpo se uno ci sta o non ci sta. Quando ci siamo incontrati abbiamo comunicato subito, ci siamo guardati in faccia e siamo stati bene assieme.

L’incontro com’è avvenuto?

Noi eravamo alla bussola di Viareggio a fare un concerto come Napoli Centrale e lui è venuto a prendermi offrendomi un grande pranzo solamente per me ed è stato lì che ci siamo conosciuti.

Hai recitato anche in Passione e Zora la Vampira, che rapporto hai col cinema?

Mah, il cinema è molto difficile da fare. Diciamo che fare l’attore non è per me, è molto difficile.

La scena musicale italiana secondo te è peggiorata o migliorata?

Peggiorata, assolutamente.

E quella della tua Napoli invece?

Napoli è l’unica città dove nascono delle avanguardie molto importanti, dove c’è una tradizione molto forte che non morirà mai e dunque Napoli è l’unica città dove si può sentire qualcosa. Napoli è l’unica città dove c’è musica, dove c’è qualcosa di particolare, il resto son tutti copioni. Non parliamo dei talent poi, per l’amor di Dio.

Sei mezzo americano e mezzo napoletano, mai pensato di tentare la via del successo in America?

Diciamo sì e no, poi sono nato qua e allora… C’è stato qualche bisogno ogni tanto di espatriare, ma qui son stato benissimo.

Mai pensato di fare più tour in America con la superband con Pino Daniele?

Mah, con Pino abbiamo fatto un tour un po’ in tutto il mondo.

Vista la tua esperienza, perché non fondare una propria casa discografica indipendente con la quale sfornare nuovi talenti?

Io lo farei ma bisogna trovare sempre dei sponsor che mettono fuori i soldini,o dovrebbero essere le istituzioni a poter farmi fare questo, ma qui in Italia purtroppo non c’è questa cultura.

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