Orange is the New Black: la terza stagione del carcere più famoso della tv

0
Parte del cast di Orange is the New Black

Parte del cast di Orange is the New Black

È scientificamente provato che quando ti trovi in uno di quei periodi in cui la concentrazione e l’impegno sono richiesti ventiquattr’ore su ventiquattro, dosi di caffeina incluse, le tue serie tv preferite cominceranno a tormentarti fino alla fine o, nel peggiore dei casi, ti distrarranno in maniera subdola e inevitabile. Vi risparmiamo il finale della terza stagione di Orphan Black (no, davvero, non ne parliamo, per favore), vi abbiamo annunciato il ritorno di True Detective e vi parliamo anche della terza stagione di Orange is the New Black. Le statistiche non mentono: le inmates di Litchfield sono tra le più amate delle serie tv. Oltre al danno, la beffa. Mentre cerco disperatamente di restare al passo con l’esame di maturità, la Netflix ha la brillante idea di pubblicare tutti e tredici gli episodi contemporaneamente, così come ha già fatto in precedenza. Ed eccole qua, circa tredici ore e mezzo che chiedono solo di essere viste. Detto fatto. Ci ho messo circa una settimana, ma anche per me è arrivata l’ultima puntata.

Orange is the New Black (consigliatissima addirittura da Roberto Saviano!) è ambientata in un carcere femminile del Connecticut e racconta scorci di vita di tutti i personaggi principali. Al contrario di quanto si possa pensare, la serie tv non nasce esattamente dalla fantasia degli autori, ma è tratta dal libro di Piper Kerman, (Piper Chapman sullo schermo, interpretata da Taylor Schilling) che racconta la vera storia della sua esperienza in carcere. Il filone principale della storia, infatti, interessa proprio Piper, condannata a quindici mesi per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause (Laura Prepon), un tempo sua amante. Mentre nella realtà le due tendono quasi a ignorarsi, il telefilm analizza invece la loro complicata storia di amore-odio che interessa la maggior parte dei seguaci della serie.

Screenshot-2014-06-06-at-9.22.41-AMMentre gli hotel si ispirano al telefilm e l’arancione torna di moda, c’è chi è rimasto entusiasta dell’ultima stagione e chi, invece, estremamente deluso, forse perché la relazione tra le due protagoniste femminili è stata un po’ messa da parte per dare spazio ad altri personaggi, vecchi e nuovi. Ha suscitato molto scalpore (in maniera positiva) la presenza di Ruby Rose, Stella, che come tutti ci aspettavamo ha avuto un ruolo fondamentale nel complicare i rapporti già abbastanza tesi tra un’Alex-versione-paranoica e una Piper alla ricerca di potere e denaro. Onestamente la storyline tra Piper e Alex non mi entusiasma particolarmente, oserei dire che la trovo abbastanza ripetitiva e a tratti noiosa (se non vedete più articoli scritti da me sapete qual è il motivo). Voglio dire, i due personaggi sono sicuramente importanti e caratteristici, ma sembra quasi che la storia continui a ripetersi sempre alla stessa maniera e che la complicità che prima esisteva tra le due abbia preso una piega molto diversa.

Chiamarle protagoniste mi sembra addirittura una forzatura siccome certe volte i personaggi di contorno tendono a occupare la maggior parte della storia, hanno psicologie complesse e vicende molto più interessanti. Sembrano far parte di un gruppo che esclude Piper e Alex (e anche Stella), che non hanno quasi mai un ruolo particolarmente significativo nelle situazioni che interessano il carcere nella sua interezza, ma tendono a isolarsi costantemente. Quindi, mi fa piacere che l’asse principale si sia decisamente spostato perché in questo modo abbiamo avuto l’occasione di esplorare le vite di Big Boo, Pennsatucky, Leanne, Gloria, Flaca, Daya e altri per poi culminare in una scena piuttosto emozionante. Inutile dire che  più si va avanti, più è facile affezionarsi alle detenute. Questa stagione ha dato più spazio non solo alle inmates, ma anche ai secondini e a Caputo, il rettore del carcere, che ha svelato una complessità inaspettata.

Seppur in maniera romanzata, Orange is the New Black riesce ad avvicinarci a una realtà sulla quale non sempre si riflette, riuscendo a donarci una visione commossa e priva di troppi pregiudizi di fronte a chi, sbagliando, si è visto privato della sua libertà e della sua dignità. Affronta tematiche impegnate come l’omosessualità e la transessualità (con il personaggio di Sophia, interpretata da Laverne Cox), lo stupro, il razzismo, la famiglia, l’infanzia rubata, l’appartenenza a un gruppo, la dipendenza dalle droghe e la presenza di un’infinita umanità in un contesto, come quello del carcere, in cui spesso il valore dell’essere umano viene dimenticato.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi