Quando eravamo swing: i TARM con la Abbey Town Jazz Orchestra (e non solo)

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Quando eravamo swing

La copertina

Quando parlo dei Tre allegri ragazzi morti e cerco di rispondere alla domanda “Che genere di musica fanno?” mi viene sempre in mente la frase ricorrente di Toffolo «Le canzoni dei Tre allegri ragazzi morti non sono rock ‘n’ roll, non sono reggae, sono soltanto bellissime», frase che nasce da una certa insofferenza della band alle critiche rivolte all’album del 2010 Primitivi del futuro. Non è difficile infatti trovare in rete interviste in cui il cantante risponde con visibile nervosismo all’accusa di aver cambiato radicalmente sound, difendendo il progetto musicale in nome della sperimentazione costante che questo, dal 1997 a oggi, non ha mai rifiutato e ripudiando l’idea che proprio questa fluida metamorfosi delle sonorità della band possa allontanare qualche ammiratore affezionato di vecchia data. Difatti il pubblico dei TARM non è fatto di ascoltatori occasionali: i loro fan sono da quasi vent’anni cresciuti con loro e, anche se il tema dell’adolescenza è sempre tra i più prorompenti nella discografia del gruppo, questo non basta certo a fermare il tempo e, si sa, crescendo si arriva a un punto della propria vita in cui certi generi di musica iniziano a sedurti. Sarà per questo che il trio pordenonese ha ceduto alle tentazioni del jazz, reinventando i loro brani più conosciuti e amati in chiave completamente inedita.

Ad aiutarli in questa sorprendete impresa arriva la Abbey Town Jazz Orchestra, non esattamente alla prima conoscenza con gli Allegri (il vostro motore di ricerca di fiducia potrà chiarirvi le idee). Con loro il trio mascherato riesce a dar vita a un album che è questa volta davvero in netto contrasto rispetto a quello che eravamo abituati a sentire da loro, ma mantenendo quella cifra stilistica sempre riconoscibile, nei brani come nei rinnovati titoli. Non deve essere un caso, però, che proprio Puoi dirlo a tutti exotica, rivisitazione della sola canzone che Toffolo nei concerti del gruppo è solito etichettare come reggae, sfumi proprio in una conclusione dello stesso genere, forte anche del supporto non dichiarato di Jacopo Garzia dei Mellow Mood, tra gli artisti della Tempesta Dischi. Piacevolissima anche la presenza di Maria Antonietta, che non solo partecipa a un affiatato duetto in Il mondo prima di Elvis, ma diventa protagonista in Occhi bassi serenade, in cui Toffolo si mette un po’ da parte per dare spazio alla struggente interpretazione della cantante, anche lei in stretti rapporti con la casa discografica fondata dai TARM.

L’album diventa dunque l’occasione perfetta non solo per spingersi in una sperimentazione trascinante, che fa viaggiare il gruppo da Pordenone a Las Vegas, ma anche una perfetta occasione per celebrare il talento degli artisti che lo stesso trio ha preso sotto la sua ala protettiva negli ultimi anni di produzione discografica. Il risultato è un’affascinante rivisitazione musicale, in cui le parole già note vengono accompagnate da arrangiamenti arricchiti, dando all’ascoltatore un senso di inaspettata familiarità. Consigliato per gli affezionati ai brani immortali del gruppo, a chi ha voglia di ascoltare le voci tempestose dei loro protetti e a chi vuole riscoprire l’amore per il jazz.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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