Vi racconterò tutto quello che io so di Alessio Arena

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Alessio Arena © associazionelettoritorresi.it

Foto © associazionelettoritorresi.it

Immaginatevi una sala, la cui unica fonte di luce è rappresentata da dei piccoli riflettori sopra un palco, in grado di farvi notare soltanto ciò che avete sotto il naso o poco lontano da esso.  Immaginatevi seduti su una sedia, un libro sotto il braccio mentre sorseggiate, tranquilli, un bicchiere di vino. Le note a volte lievi, a volte più marcate di una chitarra risuonano nella sala, accompagnate da un violoncello. La musica dei due strumenti che alleggerisce i vostri pensieri, li rende pesanti quanto piume o addirittura li allontana, magari temporaneamente, magari in modo permanente. Poi una voce. La voce dolce della stessa persona impegnata a suonare la chitarra, nonché autore del libro che avete in grembo, nella borsa o che avrete, magari, lasciato a casa perché interessati soltanto alle parole dell’uomo che avete di fronte.

Sì, perché la serata del 30 maggio non fu soltanto un’occasione per conoscere, tramite la sua voce e il suo strumento, un cantante davvero degno di essere definito così, ma rappresentò anche una sorta di “chiacchierata” con una persona che, almeno io, conoscevo a malapena. Non che ora io sappia tutto di lui come se fosse un mio parente, ma diciamo che la sua musica e alcuni frammenti di ciò che ha riportato all’interno suoi libri mi hanno aiutata a capire con che genere di scrittorecantante e persona io avessi a che fare. Nella sua musica e anche in ciò che scrive, Alessio Arena dimostra di possedere un’evidente passione per ciò che fa (la quale è, a parer mio, la colonna portante per coloro che vogliono dimostrare a tutti di cosa sono capaci). Questa, seppur agli occhi di qualche persona potrebbe sembrare una caratteristica quasi scontata o da sottovalutare, accompagnata a quel pizzico di talento che non guasta mai, può davvero aprire le porte a cantanti, scrittori o semplicemente a coloro che vogliono far sentire la loro voce, che vogliono dire “io ci sono”. Il cantante napoletano di cui vi sto parlando in questo articolo riesce in questo intento. Riesce a esprimere il suo essere non soltanto nella sua lingua madre e nel suo dialetto, ma anche nell’affascinante spagnolo e nel “fratello” di quest’ultimo: il catalano.

Alessio ArenaVocca e rummore, brano di apertura, ha saputo catapultarmi direttamente nelle luminose e allegre piazze di Napoli, in mezzo alla gente del posto, la quale non perde occasione di evidenziare, a volte volontariamente, a volte magari no, la sua appartenenza al luogo grazie all’inconfondibile accento. Tù, yo y los tigres e Tonada de Luna Piena mi ha invece trasportata tra le viuzze e i diversi ambienti di Madrid e Barcellona, con un ritmo fatto per essere messo come sottofondo mentre si cammina per le strade delle due famose città spagnole, magari mentre si cerca di farsi spazio tra le strade gremite di gente (caratteristica in comune con Napoli). ‘Ntonietta mi ha fatta sognare a occhi aperti, riportandomi a una Torino di anni e anni fa, così sconosciuta per me, eppure così chiara da immaginare, grazie al testo.

Ma non è stata  la canzone appena nominata a farmi innamorare della voce – tenue ma al contempo forte – di Alessio, e nemmeno tutte le altre già citate. Ciò che mi ha portata a pensare “lui è un talento” è stata Tutto quello che so dei satelliti di Urano, che io ritengo un piccolo capolavoro e che, non a caso, è probabilmente il cavallo di battaglia del nostro cantante partenopeo. Col suo ritmo delicato e molto orecchiabile, questa canzone pare essere quasi una specie di “ponte” tra la musica napoletana e quella che solitamente si balla a Madrid o Barcellona. Ma, come penso sempre io (e non solo io, spero!), note ben suonate hanno bisogno anche di un testo che possa donare a queste ultime l’effetto finale, in grado di far innamorare definitivamente l’ascoltatore. Nel caso di questa canzone di Alessio, il testo è un piccolo gioiello, una specie di piccola poesia della durata di circa quattro minuti, conosciuta, sfortunatamente, soltanto da quelle persone che non scelgono di limitare le loro conoscenze in fatto di musica a ciò che passa ogni giorno su MTV, ma che preferiscono approfondirla.

Questo è un grandissimo peccato, di conseguenza, il mio consiglio è questo: quando avrete tempo e voglia, fatevi un giro in biblioteca o in libreria e prendetevi il titolo che più sembra aggradarvi tra L’infanzia delle cose, Il mio cuore è un mandarino acerbo e La casa girata (esatto, non ho intenzione di anticipare niente delle trame di questi ultimi; andate semplicemente alla cieca e, credetemi, non ve ne pentirete in tutt’e tre i casi!), dopodiché tornate a casa col vostro bel libro sotto il braccio, mettetevi comodi sul vostro divano e godetevi  la vostra lettura. Se invece siete tipi più legati alla musica che alla letteratura, vi consiglio di aprire YouTube o Spotify e cercare l’album Bestiario Familiare, nel quale sono presenti le canzoni che ho elencato sopra, insieme ad altre. Se avete i miei stessi gusti, non riuscirete a staccarvi dalle pagine o dall’ascolto, se non per andare a mangiare.

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Anna Castellucchio

Semplicemente una bambina con tante aspirazioni e poche realizzazioni.

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