Il Male Gaze: una realtà che ci circonda anche nei videogames

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Male Gaze

Una pubblicità American Apparel

Ci sono delle cose che ci circondano tutto il tempo e sulle quali, per qualche ragione, raramente abbiamo occasione di riflettere. Ci sono delle cose che sì, hanno bisogno di essere notate, ma in realtà sono sempre state lì. Una di queste è il Male Gaze. Alex Law ha scritto un illuminante articolo per il sito Nightmare Mode che noi abbiamo deciso di condividere con i nostri «venticinque lettori» perché anche loro possano leggerlo ed esclamare: “Quanto è vero!”. Ci teniamo a precisare che questa non è propriamente una traduzione ma, piuttosto, una rielaborazione dei punti principali dell’articolo.

COS’È IL MALE GAZE

Innanzitutto: cos’è il Male Gaze? Il Male Gaze è la concezione secondo la quale si presume che il pubblico di una certa espressione mediatica sia di tipo maschile. L’articolo fornisce un esempio lampante che ci aiuterà a capire meglio di cosa stiamo parlando.

«Immagina di essere di fronte al video musicale di un cantante, qualcuno come Justin Timberlake, 50 Cent o qualsiasi altro uomo presumibilmente eterosessuale. Nel video lui balla indossando un outfit sexy, accompagnato da un gruppo di ballerini di supporto, maschi, vestiti anche loro in maniera succinta. Non stanno facendo nulla tra loro, a vicenda, stanno solo ballando in maniera sexy. Lo spettatore medio probabilmente penserebbe: “Wow, tutto questo è veramente gay. Lui è gay?”, anche se in effetti non c’è assolutamente niente di omoerotico all’interno del video. Ora, diciamo che stai guardando il video di una cantante come Beyoncé or Britney Spears e diciamo che anche lei risulta molto sexy e sta ballando con un gruppo di sensuali ballerine di supporto. Oh, quello non è gay! È assolutamente normale. È qualcosa che in effetti vediamo continuamente, ma nessuno si chiede mai se la cantante sia segretamente lesbica.»

La maggior parte delle persone, spesso senza rendersene conto, fa supposizioni di questo genere per il semplice fatto che il pubblico preso in considerazione, nonostante includa necessariamente delle donne, è di tipo maschile. Il Male Gaze è anche la causa per la quale Justin Bieber o i One Direction vengono etichettati come gay anche se l’immagine creata appositamente per loro è quella di ragazzi eterosessuali e attraenti per un gran numero di ragazze. Pop-star femminili che si avvicinano ai sopracitati, per stile musicale, per numero di seguaci o a causa di altre affinità, vengono semplicemente ritenute senza talento, ma mai lesbiche. Un esempio lampante che Alex Law propone a riprova della sua teoria è anche la figura della donna utilizzata all’interno della pubblicità che, ancora una volta, presuppone il dominio del maschio. Donne di bella presenza, infatti, vengono utilizzate per pubblicizzare prodotti rivolti a una clientela sia maschile che femminile. Nel primo caso sono l’esempio di quello che l’uomo può conquistare dopo l’acquisto, nel secondo caso rappresentano il modello che la donna può raggiungere agli occhi dell’uomo. Citiamo inoltre le numerose pubblicità che contengono messaggi palesemente sessisti, come i pochi esempi dell’immagine qui sotto.

Male Gaze

MALE GAZE E VIDEOGAMES

Parliamo adesso, nello specifico, della concezione di Male Gaze nei videogiochi. Partiamo da un presupposto fondamentale: in un videogioco il player ha la possibilità di identificarsi con un determinato personaggio. In Half Life, per esempio, il giocatore non si limita a vivere le avventure di Gordon Freeman, ma diventa lui, protagonista maschile. In Final Fantasy si gioca con diversi personaggi e quindi avviene una sorta di separazione del gamer. In entrambi i non avviene l’identificazione con un personaggio femminile e di esempi come questi ce ne sono a bizzeffe. Da qui una conseguenza facilmente intuibile: i giocatori maschi non possono e non hanno assolutamente la necessità di doversi identificare con un personaggio femminile. Le donne, invece, devono obbligatoriamente e sono quindi capaci di assumere un punto di vista maschile.  Questo è chiaramente un fattore commerciale visibilmente noto ai maggiori creatori e publisher del mondo, che sanno benissimo che il pubblico del panorama dei videogiochi è prettamente maschile e invasato dal Male Gaze, ma può essere questa una giustificazione?

Il videogioco Remember Me ha trovato moltissime difficoltà nella distribuzione perché la protagonista è una donna e in certi momenti bacia un uomo. Jean-Maxime Moris crede che se in un videogioco una donna bacia un uomo, va a costituire una situazione scomoda, imbarazzante (awkward). In altre parole è inaccettabile identificarsi con una donna eterosessuale perché si cade, di conseguenza, in quello che poi verrebbe definito Female Gaze. Qualcuno di voi, in questo momento, potrebbe facilmente pensare a Tomb Raider, invece è proprio il creatore stesso, Ron Rosenberg, ad affermare che il giocatore non deve identificarsi con lei ma deve piuttosto proteggerla. In altre parole, quando giochi non devi essere Lara Croft, ma solo un suo aiutante (evidentemente maschio, perché lei è una donna, non può farcela da sola, giusto?). Questo è un altro esempio di separazione del giocatore dal personaggio e un’ulteriore prova dell’esistenza del Male Gaze.

Un altro esempio lampante è quello di Mass Effect, un gioco in cui si ha la possibilità di scegliere tra un personaggio maschile o femminile. Sono ammesse, inoltre, relazioni amorose, ma solo se eterosessuali o lesbiche, quelle tra due uomini non sono state permesse fino al 2012, anno dell’uscita di Mass Effect 3. Adesso, secondo voi, il gioco è stato sviluppato per un pubblico di ragazze omosessuali o per un pubblico maschile presumibilmente eterosessuale che avrebbe trovato interessanti le relazioni tra due personaggi femminili? La domanda non può che essere retorica.

Male gaze

Esempi di protagonisti maschili e femminili di videogiochi messi a confronto

Ovviamente esistono anche dei giochi che si rifanno al Female Gaze, ma sono sicuramente molto meno conosciuti e, anzi, rari. Oltre ai classici giochi di avventura, alcuni sono improntati sulla creazione di relazioni tra donne e uomini, altre sono simpatiche versioni di Super Mario o Legend of Zelda in cui è la donna che deve salvare l’uomo.

Impossibile negare, inoltre, l’esistenza di videogiochi in cui è possibile scegliere il sesso del personaggio, ma è facile notare che le donne hanno generalmente un abbigliamento più succinto (come potete vedere nell’immagine che abbiamo creato appositamente) e una gamma di armi meno praticabile. Inoltre esistono, per le donne, meno possibilità di personalizzazione fisica: mentre l’uomo può essere enormemente grasso, la donna non andrà mai oltre le “giuste curve”, restando magra e corrispondendo ai canoni di bellezza imposti dalla nostra società maschilista. In questo modo si presuppone un pubblico maschile anche se a giocare è, in effetti, una donna.

Cambieranno mai le cose? Riusciranno mai gli uomini a identificarsi con un personaggio femminile provando finalmente un briciolo di empatia? Nel frattempo ci troviamo solo davanti all’ennesimo esempio di omofobia, maschilismo e sessismo, realtà che ci circondano e che tentano di continuo e inutilmente.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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