Con Stefano Palmieri la vacanza si fa tour

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Stefano Palmieri

Stefano Palmieri

Stefano Palmieri, in un’epoca in cui rincorrere il successo per antonomasia, quello dei riflettori e della fama smisurata, fa la scelta coraggiosa di intraprendere un tour sulle spiagge italiane. Canta tra i bagnanti, chitarra in spalla gira l’Italia. Un progetto originale che porta con sé anche un evidente talento, oltre che la simpatia che inevitabilmente un ragazzo che canta sotto l’ombrellone riesce a trasmettere. Ve lo presentiamo con un’intervista a lui dedicata.

Ti definisci il primo #CantautoreDaSpiaggia al mondo e porti la tue canzoni in tour tra i bagnanti della penisola, ricalcando un po’ il mito del chitarrista ai falò. Un modo per rifiutare la superbia di certi artisti?

Questo di sicuro, diciamo è un modo per prendere le distanze da tutte le persone e gli artisti che si prendono un po’ troppo sul serio, quindi un approccio più pratico, diretto, spontaneo alla musica e al modo di comunicare, ma anche un vero tributo al mare che è sfondo della maggior parte dei miei brani, quindi alla forte influenza che rappresenta la mia terra, la Puglia.

A questo proposito, ti sei formato all’Officina Pasolini, dedicata a un artista che ha sempre raccontato il popolare nella sua letteratura come nel cinema. Potremmo dire che il laboratorio ti ha dato l’occasione di fare tua quest’idea? Pensi che in questo la scuola riesca a rendere giustizia al nome che porta?

Pier Paolo Pasolini è uno degli artisti più importanti che abbiamo mai avuto e certamente come tale non può che influenzare chiunque lo sfiori. Io sono nato e vissuto a Taranto, l’aspetto popolare quindi mi è stato sempre vicino senza troppi sforzi. L’Officina Pasolini è un posto dove si possono incontrare tante persone speciali, o almeno questo è successo a me. Ho imparato molto e sono riuscito a confrontarmi con tanti diversi artisti e collaborare con loro. Roma, dove vivo attualmente, è una città che disperde, aver avuto un luogo dove seminare insieme è stato molto importante.

Sul tuo canale sono numerose le cover dei grandi della musica: dai Police a Bob Marley, passando per Springsteen. Hanno però una particolarità: sono tutte suonate con l’ukulele. Perché questo strumento, che smorza decisamente i toni rock delle canzoni scelte?

Mi diverte tanto dare nuova veste alle cose per apprezzarne davvero il fulcro. Nello stesso tempo per me è obbligatorio inserire sempre qualcosa di mio, così è successo per il progetto #MYPLAYLIST. Mi sono divertito a musicare dieci posti magnifici della città di Taranto con una GoPro in testa, per dimostrare a tutti che Taranto non è solo ILVA e che può giocare ancora un ruolo importante come ai tempi della Magna Grecia.

Tra tutti gli artisti finora citati, quale influenza particolarmente la tua musica?

Nel progetto #MYPLAYLIST appunto suono una playlist di brani che mi hanno accompagnato in un percorso, quindi ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Un percorso che ha disegnato la mia personalità.

Passiamo ai tuoi inediti. Mal di settembre ha delle influenze soul, è un genere che incide molto sulla tua produzione?

Diciamo che la musica “black” mi ha sempre fatto accendere. Tant’è che è stata anche centro dei miei studi al Saint Louis College of Music, dove ho studiato chitarra Rock/Blues con Lello Panico. L’aspetto Soul Bluesy di Mal di settembre è anche l’impronta inconfondibile di una produzione artistica d’eccezione come quella di Davide Pannozzo, uno dei musicisti Blues più importanti che abbiamo in Italia e non solo.

Cosa ci dici di Chantal, invece? È la storia vera di un tuo Erasmus?

No purtroppo, non avendo frequentato l’Università. Molti miei amici, invece, hanno vissuto questa magnifica esperienza. Per i ragazzi italiani l’Erasmus è un modo per sognare, sentirsi liberi e assorbire culture. Ognuno di loro torna diverso, glielo leggi negli occhi, imparano la lingua sì, ma la cosa che mi ha colpito è che è come se tornassero internazionali nel modo di ragionare, pensare e vivere. La canzone parla di questo e della splendida universalità della lingua dell’amore.

Fino a che punto sei pronto a voler rimare fedele al format del cantante da spiaggia? In altre parole, saresti disposto a rifiutare la possibilità di cantare su un vero palco invece che sulla sabbia dei lidi italiani se ti venisse offerta?

La mia scelta è stata dettata da un desiderio forte di arrivare direttamente alla gente, ma il tour ha previsto, oltre le spiagge, anche veri e propri palchi, come quello dell’Indigeno PreFest che ha aperto il Festival della musica Indie più importante d’Italia, al quale hanno partecipato nomi come Niccolò Fabi, Levante, Dimartino… #CantautoredaSpiaggia, in fondo è il mio approccio alla vita e il mio modo di vedere le cose a prescindere dal palcoscenico.

Lasciaci con qualche parola sul tuo progetto: prossimi lavori, date.

Il mio progetto #CantautoredaSpiaggia è un EP che mi piacerebbe far conoscere il più possibile alla gente. Sono e sarò quindi in Tour per parecchio tempo in più parti d’Italia. Le date sono in continuo aggiornamento e potete seguirle sulla mia pagina fan e sul mio sito. A breve uscirà un mio nuovo singolo e sto collaborando con altri artisti in veste di chitarrista e produttore artistico, come con l’EP appena uscito Dove sono le Hawaii di Dadàmo.

Un caro saluto a te e a tutti i lettori di Parte del discorso. Grazie di cuore, ci vediamo in giro.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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