Lianne La Havas ritorna (e arriva in Italia) con Blood

0
Lianne La Havas

La copertina di Blood

Io, di serie TV, ne ho viste ben poche. Seguite, nel senso stretto della parola, davvero nessuna. Non ho mai provato l’ansia da cliffhanger né l’emozione da “nuova puntata”, però sono sensazioni che riesco a capire e non semplicemente per empatia. Mi spiego meglio: chiunque abbia un amico Series Addicted conosce lo stato d’animo che provano gli esemplari di questa specie appena prima dell’arrivo di un episodio molto atteso. Ecco, quella condizione di isteria si impossessa pienamente di me quando mi capita di leggere, ad esempio, che il secondo disco di Lianne La Havas è prossimo all’uscita e si amplifica ancora di più ascoltando i singoli che precedono il rilascio. L’esempio, in realtà, proprio tale non è, perché che il nuovo album della cantautrice inglese è stato pubblicato da poco è vero, così com’è vero che ascoltare UnstoppableWhat You Don’t Do nei mesi scorsi mi ha fatto venire voglia di convincere Lianne a farmi recapitare il resto dell’album immediatamente, scalciando e piangendo come una bambina. In più, il secondo lavoro della musicista, dal titolo Blood, è finalmente disponibile in Italia, anche in copia fisica. Una novità da non sottovalutare, visto che l’esordio Is Your Love Big Enough? era molto difficilmente reperibile, se non online, dunque accessibile ai fan della penisola prevalentemente tramite Spotify e iTunes. Insomma, non che ora mi aspetti di sentire la sua calda voce in radio tra una hit da spiaggia e l’altra, ma già sapere che l’album ha finalmente raggiunto i negozi nostrani non è affatto male (anche se Blood è stato pubblicato in anteprima da Radio Monte Carlo).

La diffidenza dei grandi canali radiofonici italiani, però, non è incomprensibile. Si sa: per quanto musica, cinema e quant’altro siano in tutto e per tutto forme d’arte, non è possibile nascondere che dietro ci sono anche delle grandi industrie. La musica di Lianne non è un pop banale, sulle frequenze più seguite non troverebbe spazio, probabilmente allontanerebbero qualche ascoltatore in cerca della solita canzonetta pseudo-latina. D’altra parte, non vengono trasmessi i brani dei cantautori italiani, figuriamoci quelli stranieri. Quello che però è un difetto dal punto di vista puramente commerciale, è un grandissimo pregio sul piano artistico. Lianne La Havas è una contaminazione ambulante: nata a Londra da padre greco e madre giamaicana, entrambi musicisti, produce brani difficili da inquadrare in un preciso genere. Non si può dire che tutto ciò che canta sia soul, né pop o rock, quantomeno blues. Si può però dire senza cadere in errore che tutti questi generi sono presenti nelle sue composizioni. Il risultato è un’amalgama di influenze che la rende assolutamente unica. Questo comporta anche che il suo pubblico, pur non essendo affatto ridotto, sia composto esclusivamente da seguaci fedeli. Se infatti è facile trovare qualcuno che conosce i singoli di Cremonini (che è un po’ il re delle radio italiane) ma ignora completamente ciò che resta dei suoi album, è impossibile che un fan di Lianne non lo sia fino in fondo, che non conosca anche solo una delle sue canzoni. Rimanere indifferenti a un talento simile è impossibile: non hanno potuto ignorarla, infatti, Alicia Keys, Bon Iver, Paul Epworth e le migliaia di persone che hanno reso il suo debutto “Album dell’anno” su iTunes nel 2012. Non si ascolta semplicemente una sua canzone, si ascolta l’intera discografia, è inevitabile.

Il nuovo lavoro, Blood, non stona se ascoltato di seguito al precedente Is Your Love Big Enough?. Come già detto, la musica di Lianne La Havas è assolutamente eclettica, per questo l’album appena rilasciato risulta essere, per così dire, prevedibilmente imprevedibile; ancor più del disco d’esordio che, col senno di poi, definirei come un assaggio delle sue potenzialità. Coesistono brani nettamente differenti, come What You Don’t Do e Good GoodbyeNever Get Enough è però il miglior esempio di sperimentazione e versatilità dell’autrice: all’interno dello stesso brano si parte dalle atmosfere soft delle strofe, in cui il tono della voce è sommesso e accompagnato soltanto da un arpeggio di chitarra, per poi passare di punto in bianco a un ritornello heavy, con tanto di distorsione vocale. In questa mutevolezza sta il suo tratto distintivo, insieme a una voce che è all’occorrenza un sussurro avvolgente o un graffiante urlo. Le sonorità, per quanto varie, sono tutte inequivocabilmente riconducibili alla sua mano di compositrice e musicista. La firma di Lianne La Havas ha già uno stile immediatamente riconoscibile: pulito, senza arzigogoli e ricami, ma in costante rinnovamento. Insomma, Blood è un’esperienza coinvolgente e spiazzante, come un giro sulle montagne russe. Speriamo che la strada verso il successo sia per Lianne molto meno tortuosa.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi